Stanza 237

No. Non è un invito a raggiungermi in qualche albergo. Non è neanche un numero a caso, tirato a sorte dalla mia fantasia. Stanza 237 è tutto un programma! Sia a livello cinematografico. Sia storico. Passando per la psichiatria e la superstizione.

Per il Film Festival di Locarno comporta una chiusura delle proiezioni cinematografiche di domenica scorsa, 10 agosto, in Piazza Grande a Locarno. In seconda serata, il pubblico è rimasto incollato alla propria sedia per assistere con suspence a “The Shining”. Un film cult per molteplici strati. Ma non sarebbe tale, se l’attore principle non fosse Jack Nickolson.

La stanza 237 nel film “Shining” di Stanley Kubrick (1980), è l’elemento chiave nella trama e suggerisce svariate interpretazioni.

Premetto che, malgrado Shining resti uno dei titoli fondamentali della filmologia mondiale, anzi uno degli horror che ha traumatizzato e di pari passo affascinato generazioni di spettatori, uno dei film più citati e omaggiati della storia del cinema, paradossalmente, non piacque affatto all’autore dell’omonimo libro dal quale è tratto. Nominiamolo il mitico Stephen King! Fu proprio lui a dichiarare di non essere per niente soddisfatto della trasposizione del suo romanzo. Ahi!

Tanto fu King deluso da sceneggiare personalmente un secondo film, nel 1997. Ricordiamo pure che l’adattamento televisivo, dal titolo italiano “Una Splendida festa di morti”, non resse in ALCUN modo il confronto con Shining di Kubrick e fu un flop vergognoso! Ahi lui!

La bravura di Kubrick si rivela anche nell’aver ribaltato con assoluta padronanza e menefreghismo le regole dell’horror, associando il “male” non più all’oscurità e alla notte, ma alla luce potente. Le creature di uno spirito malvagio non sono più relegate agli antri oscuri e irraggiungibili, ma all’apparizione tangibile dei misfatti reali e delle vicende spaventose accaduti in passato. Questi vengono illuminati e si plasmano con il presente, con vita nuova. A loro insaputa.

Partiamo dalla trama che segue la storia di Jack Torrance (rappresenta- to da Jack Nicholson), uno scrittore che accetta un lavoro come custode invernale nel lussuosissimo Overlook Hotel, isolato nelle montagne innevate del Colorado.

  • Jack Torrance è in difficoltà economiche e accetta questo lavoro per poter superare l’inverno e lavorare alla sua scrittura per un libro.
  • Ha la possibilità di portare con sé la moglie Wendy e il figlioletto Danny. Questo bimbo ha un dono particolare, soprannaturale, chiamato “shine”, “luccicanza”.
  • Il vissuto nell’hotel ha una storia di violenze e morti atroci. Il piccolo Danny inizia ad avere visioni di presenze soprannaturali e impregnate di un fiume in piena di sangue.
  • Jack diventa sempre più instabile e violento, influenzato dagli spiriti che fuoriescono nella stanza 237.
  • Wendy e il figlio sono in balia delle violenze ripetute di Jack, rischiano la vita e fuggono all’impazzata dall’hotel, salvandosi.
  • Il finale: Jack muore congelato nel labirinto di siepi dell’hotel, mentre Wendy e Danny sono riusciti a salvarsi dalla sua irrefrenabile violenza.
  • La scena finale mostra una foto dell’Overlook Hotel del 1921 con Jack al centro, evidenziando in questo modo che in quelll’hotel delle forze soprannaturali hanno, senza dimenzioni del tempo, un potere sui posteri.

Ritornando all’elemento chiave del film, ossia alla stanza 237. Ecco alcune delle principal teorie sul suo significato (vedasi anche in: www.cinematographe.it) :

  • Simbolo della follia: la stanza 237 rappresenta il luogo in cui Jack Torrance inizia la sua discesa nella perdita dei sensi, del controllo delle sue facoltà cognitive, diventando emotivamente instabile e pericoloso.
  • Rappresentazione dei traumi e delle paure umane secondo alcuni psichiatri.
  • Riferimento alla storia americana: alcuni storici azzardano che la stanza 237 sia un riferimento al genocidio degli indiani d’America, poiché l’Overlook Hotel sarebbe stato costruito su un cimitero Indiano.
  • Una teoria più “estrosa” suggerisce che la stanza 237 sia un riferimento all’allunaggio dell’Apollo 11 e che Kubrick abbia girato in studio le riprese della missione spaziale.

Pertanto, ad oggi, resta il fatto che la stanza 237 rimane un mistero.

Geniale e unico resta sicuramente il ribaltare delle regole del genere horror di Kubrick. In un classico film horror, le scene si sarebbero svolte al buio totale. Invece Kubrick illumina tutte le scene. Basta ricordare le scene dell’apparizione delle gemelline morte nei corridoi dell’hotel che invitano Danny a giocare con loro.

Concludiamo la nostra critica del film con la domanda: l’Overlook Hotel nel Colorado, esiste realmente?

Si! Chiamasi Stanley Hotel. Il film Shining è basato in parte su una storia vera. La stanza era il numero 217. In accordo con la direzione dell’hotel, il numero fu cambiato per non influenzare negativamente la clientela in dell’albergo.

Personalmente, cerco di evitare le stanze di albergo 217 e 237…!

Graziella Putrino

 

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