Ritratto di Karl Jaspers, filosofo tedesco

Jaspers e lo «spirito europeo»: quale lezione per l’Europa di oggi? Prima parte

Karl Jaspers e lo «spirito europeo» sono al centro della nuova serie di riflessioni di Giovanni Longu. Partendo dalle Rencontres internationales de Genève del 1946, l’autore torna su un dibattito nato all’indomani della Seconda guerra mondiale per interrogarsi sulla sua attualità: che cosa può ancora insegnare il pensiero di Jaspers all’Europa di oggi?

Prima parte della serie “Jaspers e lo «spirito europeo»”.


Sempre più udibili sono le voci che annunciano come vecchie Cassandre imminenti disgrazie all’Europa. La paura, per quanto nascosta, trapela in articoli di stampa e in numerose voci incontrollate e incontrollabili dei socials. Oggi sono in molti, anche grandi firme del giornalismo, a parlare di crisi dell’Occidente e dell’Europa in particolare, nessuno che ricordi lo «spirito europeo», l’Esprit européen, di cui si parlò per due settimane a Ginevra nel 1946, pochi mesi dopo la fine della seconda guerra mondiale, durante le Rencontres internationales de Genève. Se ne riparla in questo e nei prossimi articoli, con riferimento soprattutto alla relazione del filosofo tedesco Karl Jaspers, forse il più celebre partecipante a quegli Incontri, perché le sue riflessioni potrebbero suggerire la soluzione dei problemi europei di oggi.

Gli Incontri internazionali di Ginevra

Quando alcuni intellettuali italiani parlano apertamente di «ddeclino dell’occidente», mi vengono in mente alcuni interventi di quegli incontri, di intellettuali europei che credevano in una sorta di «spirito europeo» imperituro e avevano la speranza di una risurrezione dell’Europa dopo la catastrofe della seconda guerra mondiale. Del resto lo stesso Jaspers (1883-1969) ricordava nel suo seguitissimo intervento un saggio del 1918 nel quale soprattutto in Germania si parlava di «tramonto dell’Occidente». Egli non vi credeva, ma lo temeva perché, se l’intervento anglo-americano-russo aveva eliminato le dittature di Hitler e Mussolini, nell’opinione pubblica quegli avvenimenti sembravano aver cancellato la stessa Europa dalla «società delle genti» (l’espressione è di Francesco Flora, l’unico intellettuale italiano che partecipò alle Rencontres del 1946).

Probabilmente pochi avrebbero scommesso su una sua ripresa in tempi ragionevoli per ridare ai suoi Popoli la libertà persa e agli Stati l’indipendenza. Alcuni intellettuali svizzeri, invece, coordinati dal critico letterario Marcel Raymond (1897-1981) e ispirati soprattutto dal pensatore e scrittore Denis de Rougemont (1906-1985), ritenendo che nemmeno la guerra, per quanto deleteria, avesse eliminato dalle fondamenta lo spirito europeo, organizzarono a Ginevra incontri di altissimo livello con lo scopo di riscoprirlo e riproporlo alla cultura e alla politica.

Le Rencontres furono un successo, ma l’effetto pratico immediato fu apparentemente inconsistente, a parte forse la proposta di Winston Churchill (1874-1965) sugli Stati Uniti d’Europa, lanciata a Zurigo il 19 settembre 1946, ossia pochi giorni dopo la relazione di Jaspers, tenuta a Ginevra il 13 settembre. In realtà l’idea di un’Europa più coesa e desiderosa di appianare i contrasti tra gli Stati con mezzi pacifici aveva cominciato a farsi strada in ambiti ristretti di politici e intellettuali subito dopo la guerra e la Svizzera appariva a molti un modello di gestione delle diversità, perché dimostrava di saper gestire bene al suo interno le notevoli diversità linguistiche, culturali, religiose, politiche ed economiche, attraverso la tolleranza, la solidarietà e la condivisione del potere. Con le Rencontres di Ginevra del 1946 si sperava di dare maggior risalto e maggior seguito a quell’idea.

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Ho letto diversi interventi dei partecipanti a quegli Incontri, ma sarebbe impossibile riferire anche solo sommariamente il contenuto di ciascuno. Del resto è mia intenzione prendere da essi solo alcuni spunti per trattare dello «spirito europeo» che ancora aleggia in certi ambienti europei per lo più silenziosi, ma che potrebbe sostanziare un grande progetto di coscienza europea, solidale, umanistica, profondamente religiosa, comunitaria, libera, aperta al mondo della cultura, della scienza, della politica…

La relazione di Jaspers

Giusto per dare qualche riferimento biografico su Jaspers dirò che si tratta di una delle figure più prestigiose intervenute ai primi Incontri di Ginevra, ma già noto negli ambienti filosofici e culturali tedeschi, europei e mondiali. Era nato a Oldenburg nel 1883, studiò psicopatologia e filosofia, sposò una donna ebrea e per questo fu privato dell’insegnamento universitario (Heidelberg) e minacciato di deportazione dal regime di Hitler. Era tedesco ma si sentiva profondamente europeo. Morì a Basilea dove visse gli ultimi anni della sua vita. Oltre che nella filosofia (esistenzialismo) i suoi studi e i suoi scritti diedero notevoli impulsi nella psicologia, nella psichiatria, nella teologia e nella politica.

Ritengo fondamentali per la comprensione dell’Europa di ieri e di oggi le riflessioni di Jaspers esposte a Ginevra nel 1946. Credo che siano importanti perché toccano lo «spirito europeo», la collocazione dell’Europa nell’Occidente e nel mondo, le sue possibilità per quanto deboli di superare le attuali contraddizioni e di riproporsi come modello di libertà, coesione, avanzamento della conoscenza e dell’autocoscienza (anche senza ricorrere in queste riflessioni a nozioni tanto care a Jaspers come Essere, Situazioni-limite, Fede, Trascendenza).

Fra l’altro, trovo le considerazioni di Jaspers sullo «spirito europeo» interessanti e utili perché la scommessa di allora (alla fine della seconda guerra mondiale) non è molto dissimile da quella di oggi di terminare al più presto una guerra disastrosa e di avviare un processo di pace e di sviluppo dell’intera Europa. Le riflessioni di allora di Jaspers potrebbero essere utili oggi anche per ridare ai popoli europei un po’ di speranza e di ottimismo, nella consapevolezza che la forza dello spirito europeo non è svanita.

In una serie di articoli mi riferirò soprattutto alla relazione di Karl Jaspers che, a mio parere, meglio di ogni altro partecipante ai primi Incontri di Ginevra ha saputo tratteggiare e sostanziare con argomentazioni storiche, filosofiche, religiose e politiche (in senso largo) lo spirito europeo che potrebbe rianimare la vita culturale, spirituale e politica dell’Europa di oggi.

Giovanni Longu



Questo contributo fa parte della serie Jaspers e lo «spirito europeo». Leggi tutti gli articoli della serie nella Rubrica di Giovanni Longu.

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