Italiani in Svizzera significa oggi parlare di una comunità numerosa ma profondamente cambiata nel corso delle generazioni. Alla realtà costruita dall’immigrazione del Dopoguerra e dai suoi discendenti si sono affiancati negli ultimi anni nuovi arrivati dall’Italia, spesso definiti “cervelli in fuga”, con esperienze, aspettative e modi diversi di vivere il rapporto con la comunità italiana già presente nel Paese.
Cervelli in fuga? Dai social non sembrerebbe
Una comunità italiana di tre generazioni
In Svizzera vivono circa 650´000 italiani (compresi i doppi cittadini italo-svizzeri) iscritti all’AIRE, una comunità composta da nonni (non di rado a loro volta figli dei primi immigrati italiani del Dopoguerra), i loro figli ed i loro nipoti. Tre generazioni in cui, con il passare degli anni, i matrimoni sono avvenuti anche tra persone immigrate e loro discendenti originari da diverse Regioni italiane, oppure con donne o uomini confederati se non, addirittura, con altre persone immigrate originarie di altri Paesi. In ogni caso anche quando i matrimoni si sono succeduti di generazione in generazione, sempre tra persone della stessa origine italiana, la conoscenza della lingua di Dante ed ancor più il dialetto familiare sono praticamente sostituiti dall’idioma locale e magari pure dall’inglese come seconda lingua. Ovviamente nei Cantoni elvetici a nord delle Alpi.
Il progressivo declino dell’associazionismo italiano
Lo testimonia la quasi scomparsa in Svizzera di quel folto mondo di associazioni italiane a carattere culturale, regionale e sportivo che sino a pochi lustri fa erano presenti ed attive ovunque nella Confederazione. Un “mondo” che consentiva un utilizzo della lingua italiana ed una maggiore socializzazione tra le varie componenti della comunità italiana e pure tra le sue diverse generazioni.
I nuovi immigrati italiani in Svizzera
A questo tradizionale folto mondo italofono in terra elvetica, negli ultimi lustri, si sono aggiunti decine di migliaia di nuovi immigrati provenienti dall’Italia definiti, vox populi, “cervelli in fuga” essendo molti di loro uomini e donne in possesso di titoli di studio anche a livello universitario. Una nuova componente di immigrati italiani che, peraltro, sembra non voler socializzare con la tradizionale comunità italiana già presente in Svizzera, ovvero pure con i loro coetanei italiani nati o cresciuti in questo Paese ignorando quel poco di associazionismo rimasto nonché le strutture locali a cui rivolgersi in caso di bisogno come il sindacato e le sedi dei patronati italiani, avendo come unico riferimento il Consolato italiano salvo poi criticarne la funzionalità.
I “cervelli in fuga” e il confronto con la realtà svizzera
Perlomeno questa è l’impressione che si ha leggendo i loro “post” in alcuni gruppi che sono stati creati su Facebook da questi nuovi immigrati. Post che, leggendoli, lasciano spesso perplessi sul fatto che siano tutti dei “cervelli in fuga” come coloro che hanno scoperto, solo vivendo in questo Paese, che in Svizzera i salari sono certamente molto più alti ed allettanti di quelli in vigore in Italia ma che pure le spese quotidiane (alimentazione, affitto, assicurazione malattia, ecc.) lo sono per cui, con un salario normale, si arriva lisci lisci a fine mese. Una scoperta (tardiva) che ha deluso parecchi a tal punto che, dopo una breve esperienza di lavoro, manifestano la decisione di ritornarsene in Italia o di trasferirsi in un altro Paese sempre all’estero.
Dino Nardi
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