Gli italiani credono ancora. Ma in cosa, davvero?

Nel 2024 un grande sondaggio ha coinvolto oltre 50.000 persone in 35 paesi del mondo, tra cui l’Italia. Ai nostri connazionali è stato chiesto se avessero una fede religiosa. La risposta? Ben 77 italiani su 100 hanno detto di sì. La maggior parte si riconosce nella tradizione cristiana, soprattutto cattolica.

Una notizia che, forse, non stupisce. Eppure qualcosa non torna: molte chiese, anche in piccoli centri, sono vuote o in disuso, e la partecipazione alla Messa domenicale è spesso scarsa. Sembra esserci una distanza tra ciò che le persone dicono di credere e come vivono davvero quella fede.

Ma il sondaggio ha rivelato anche altro. Un dato che colpisce e fa riflettere: il 66% degli italiani crede che anche gli animali abbiano un’anima, un cuore invisibile che li rende simili a noi in qualcosa di profondo. E il 57% va ancora oltre: pensa che anche la natura – montagne, alberi, fiumi – sia abitata da uno spirito, da una forma di vita interiore che merita rispetto e ascolto.

Questa visione non è solo italiana: si sta diffondendo in tutto il mondo. Sempre più persone, di ogni età e cultura, riscoprono un legame intimo con la natura, come se l’anima non fosse una prerogativa solo umana o divina, ma qualcosa che attraversa ogni cosa.

Certo, le persone più anziane tendono ancora a rivolgersi a un Dio “tradizionale”, mentre i più giovani sembrano più aperti a queste nuove – o antichissime – forme di spiritualità. Nei paesi analizzati, i ragazzi e gli adulti tra i 18 e i 34 anni sono quelli che più facilmente credono che anche gli animali possano avere un’anima. In nessuno dei paesi coinvolti, i più anziani superano i giovani in questa convinzione.

La ricerca è stata condotta dal Pew Research Center, uno dei più rispettati istituti al mondo nel campo degli studi sociali. Non si sbilancia mai nei giudizi, ma un fatto è chiaro: le persone stanno cercando nuove strade per sentirsi in contatto con qualcosa di più grande, che sia Dio, la natura o lo spirito delle cose.

Alcuni parlerebbero di “nuovo paganesimo”, ma forse è semplicemente un segno dei tempi: un modo diverso di cercare risposte, di trovare senso, di sentire che non siamo soli – nemmeno tra gli alberi o lungo il corso di un fiume.

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