Che fatica alzarsi: tra chi usa il pulsante “posticipa”, il 19% clicca un paio di volte, ma c’è chi posticipa oltre le tre volte (22%)? Nello Stivale sono più di 2 persone su 5 (46%) a non puntare la sveglia nel fine sttimana concedendosi un paio di giorni senza “trillo”. Il suono della sveglia può talvolta essere traumatico, l’impostazione serale e la gestione mattutina di questo strumento per gli italiani presenta varie sfumature, condite anche da abitudini particolari e manie.
Aprire gli occhi la mattina non è sempre facile, basti pensare che per quasi 1 italiano su 5 (17%) è necessario che suonino più sveglie o che ci sia qualcuno che fisicamente vada a chiamarlo in camera. Non solo, neanche smettere di crogiolarsi sotto le coperte è semplice, basti pensare che per 1 su 10 (10%) trascorrono ben 30 minuti dal suono della sveglia al momento effettivo di alzarsi dal letto. Non sorprende dunque che posticipare la sveglia sia una filosofia di molti abitanti dello Stivale? infatti, più di un terzo di loro (36%) lo fa quotidianamente, il 16% solo in settimana e il 15% durante i fine settimana.
Tra chi la mattina si concede qualche secondo di sonno in più con il pulsante “posticipa”, più della metà (52%) si limita a rimandare la sveglia una volta, ma non manca chi lo schiaccia almeno un paio di volte (19%) o chi posticipa oltre le tre volte (22%). Ma attenzione a questa abitudine: secondo la specialista di Emma – The Sleep Company , non è consigliabile posticipare la sveglia più volte. Sarebbe invece meglio avere il device posizionato in un luogo non raggiungibile dal letto, per costringere i più dormiglioni ad alzarsi quanto prima. Infatti, spiega l’esperta: “Far trascorrere poco tempo dal suono della sveglia all’alzarsi effettivamente dal letto è una scelta soggettiva e personale. Se si è in grado di adempiere ai propri impegni e appuntamenti indugiando qualche minuto in più a letto, questo non è un problema serio
Diversamente, trascorrere più tempo del previsto a letto porta a una diminuzione del valore del riposo, in quanto l’idea di letto dovrebbe essere sempre concettualmente associata all’azione del dormire”. Inoltre, continuare a rimandare la sveglia potrebbe suggerire anche la necessità di rivedere la propria routine di riposo ed essere un segno di un sonno poco ristoratore, perché non si è dormito a sufficienza o per via di un riposo notturno disturbato.
Quando fine settimana fa rima con “chill out” (rilassamento) a letto: si recupera parte del debito di sonno settimanale, ma attenzione all’effetto yoyo Per molte persone, il fine settimana rappresenta una piacevole opportunità e una felice ricompensa per recuperare il “debito” di sonno accumulato nella settimana tra impegni lavorativi, sociali e familiari. Nel Bel Paese sono più di 2 persone su 5 (46%) a dichiarare di non puntare la sveglia nel fine settimana concedendosi un paio di giorni senza il trillo che caratterizza invece le loro giornate lavorative. In base ad alcuni studi, se dormire fino a tardi nel fine settimana può aiutare a compensare un numero minore di ore di sonno settimanali, esiste anche un possibile impatto negativo.
Nello specifico, “Quando la propria agenda sociale è in conflitto con il ritmo naturale del sonno, si crea il cosiddetto ‘jet lag’ sociale (disritmia). Tanto più questo è maggiore e più sono le probabilità di riscontrare tassi elevati di obesità, infiammazione, fumo e consumo di alcol. Inoltre, una routine di sonno yoyo, ovvero non regolare e con discrepanze tra orari di sveglia infrasettimanale e nel fine settimana, può cambiare il ritmo circadiano, rendendo più difficile l’addormentamento della domenica sera.
Infine, anche se si dorme più a lungo nei fine settimana, non è comunque possibile recuperare l’intera quantità di sonno perso nei giorni feriali. Vale sempre la pena dare la priorità al sonno durante la settimana per quanto possibile”, spiega Theresa Schnorbach, psicologa specializzata in terapia cognitivocomportamentale per l’insonnia e Sleep Scientist di Emma – The Sleep Company.
Di Mariella Belloni

