L’Italia pigra? I dati dicono tutt’altro

Secondo il World Values Survey, gli italiani sono tra i più attaccati al lavoro al mondo. L’Italia si crede un Paese pigro. È uno stereotipo duro a morire, rinforzato da anni di narrazioni su lunghe pause caffè, burocrazia lenta, estate infinita. Eppure, i dati più recenti del World Values Survey (WVS) raccontano un’altra storia: gli italiani sono tra i popoli che più attribuiscono valore al lavoro nella propria vita.

Il WVS, attivo dal 1981, raccoglie opinioni su valori, religione, democrazia, famiglia, ambiente e lavoro in quasi 100 paesi. Tra i vari indicatori spicca la domanda: “Quanto è importante il lavoro nella sua vita?” con risposte che vanno da “per niente” a “molto”.

Ebbene, in Italia la stragrande maggioranza degli intervistati risponde che il lavoro è “piuttosto” o “molto” importante, posizionandosi più in alto di Germania, Stati Uniti e Giappone, e molto più di Gran Bretagna e Russia.


? Cosa significa davvero?

  • Non si tratta di produttività né di ore lavorate, ma dell’importanza soggettiva del lavoro nella vita personale.

  • Può rappresentare realizzazione, identità, oppure sicurezza economica.

  • In un paese con precarietà diffusa, il lavoro diventa un bene prezioso, visibilmente più importante quanto più è instabile.

Leonardo Nastasi


? Interviene la sociologa Chiara Saraceno

Secondo Chiara?Saraceno, sociologa italiana di rilievo nel campo delle politiche sociali e della povertà, «il lavoro non basta a proteggere dalla povertà», ma continua a essere una chiave fondamentale per la dignità e la stabilità delle famiglie.

Nel suo recente commento dopo il Report Caritas 2025, ha evidenziato come in Italia oltre il 30?% dei 35–54enni siano “working poor” – cioè lavorano ma vivono in condizioni di povertà –, sottolineando l’urgenza di un salario minimo e di un welfare più efficace.

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