Irene Abrigo – Un viaggio attraverso le note

Dalla scoperta del violino a quattro anni ai grandi palcoscenici internazionali

Qual è stato il momento in cui hai capito che la tua strada sarebbe stata quella del violino?

Non c’è stato un unico momento in cui ho deciso che il violino sarebbe stato la mia vita, ma piuttosto una serie di tappe che mi hanno portata a questa consapevolezza. I miei genitori mi iscrissero all’età di 4 anni a mia insaputa ad un corso del metodo Suzukiad Aosta per imparare il violino. In poco tempo rimasi affascinata dalle emozioni che la musica riusciva a trasmettere, ma anche dal potere e dalla libertà che potevo raggiungere attraverso di essa.

Complice un’educazione molto severa, la disciplina richiesta nell’imparare a suonare era semplicemente parte della mia quotidianità, e crescendo il mio rapporto con lo strumento è diventato sempre più intimo e profondo. Con il passare degli anni lo studio della musica si è semplicemente imposto come un’attività assolutamente normale nella mia vita, al punto che sarebbe stato strano non proseguire nella professione, e non il contrario. Ogni concerto, ogni nuova scoperta musicale ha rafforzato la mia convinzione che il violino fosse il mezzo attraverso cui avrei potuto esprimere la mia visione del mondo e delle emozioni umane, il mio modo di comunicare ed aprire una finestra per sbirciare nella mia anima.

Hai studiato con grandi maestri. Come hanno influenzato il tuo percorso artistico?

Studiare a Ginevra, Losanna e Berna con Pierre Amoyal, Marie-Annick Nicolas e Corina Belcea ha rappresentato un vero e proprio viaggio attraverso diverse prospettive musicali, ciascuna delle quali mi ha arricchito in maniera unica. All’inizio dei 20 anni ho sviluppato un rigore tecnico ed analitico, che mi ha insegnato a decifrare ogni sfumatura della partitura e a cercare sempre la perfezione esecutiva.

Poi ogni esperienza anche di masterclass con altri giganti come Zakhar Bron, Thomas Füri o Mayumi Seiler mi ha aperto un mondo di libertà espressiva, dove la musica diventa un’estensione naturale della propria personalità. Infine, Corina Belcea ha profondamente influenzato il mio approccio alla musica, donandomi una comprensione profonda del dialogo e del potere espressivo. Ogni progetto ed influenza artistica mi ha aiutata a trovare la mia voce come musicista. Dietro ad una sola frase musicale ci possono essere ore e ore di studio!

Cosa ti ha dato la Svizzera in termini di libertà e crescita musicale?

La Svizzera mi ha regalato una libertà artistica che mi ha permesso di crescere a livello personale e professionale. È un paese che valorizza la cultura e la musica in modo profondo, creando spazi di riflessione e sperimentazione artistica. Grazie alle sue istituzioni d’eccellenza come la Haute École de Musique de Genève, Berna e Losanna, ho avuto la possibilità di perfezionarmi e di esplorare la mia arte in modo completo. Questo ambiente culturale mi ha spinto a prendere rischi artistici e a sperimentare nuove vie espressive, permettendomi di trovare una mia identità musicale.

In Svizzera ho anche coltivato l’opportunità di svilupparmi come insegnante e come direttrice artistica di progetti culturali, trovando uno spazio protetto di crescita che raramente si ha altrove: prima con POURQUOIPASa Losanna e progetti sociali, e poi durante la pandemia, percependo di stare soffocando il lato “italiano” della mia personalità, siamo partiti con due nuovi progetti: il Lucignano Music Festival, un festival musicale in Valdichiana tra Arezzo e Siena, e l’Italian Swiss Music Society a Zurigo, volta a favorire uno scambio culturale tra artisti svizzeri e italiani e a portare l’eccellenza italiana in Svizzera.

Ci racconti del tuo incontro con tuo marito Jürg Dähler e di come ha influenzato il tuo percorso artistico?

L’incontro con mio marito Jürg, incredibile artista svizzero, violinista violista e direttore artistico di Swiss Chamber Concerts e Pfingstfestival Schloss Brunegg, è stato determinante, sia a livello personale che artistico. Fin dall’inizio, mi ha invitato a far parte dei suoi progetti, inizialmente con ruoli più secondari, e poi guadagnando progressivamente posizioni di maggiore responsabilità. Ogni centimetro di quel percorso l’ho ottenuto con impegno e dedizione, e questo rende ogni successo ancora più gratificante. Condividere la quotidianità e il palco con un artista così straordinario è una gioia ma anche una continua sfida: ci si trova confrontati senza sosta a giudizi professionali; abbiamo dovuto imparare a sostenerci l’un l’altro e a comunicare in modo costruttivo, cosa che ci ha fatto crescere anche come coppia.

Una svolta importante è stata l’incontro con Heinz Holliger, oboista e compositore svizzero, una delle figure più emblematiche della musica contemporanea. Collaborare con lui mi ha aperto nuovi orizzonti interpretativi, grazie al suo genio creativo e alla sua visione profondamente originale della musica. Lavorare con Holliger e con gli Swiss Chamber Soloists è un onore e una sfida continua, e ha rappresentato una fase cruciale nella mia carriera, spingendomi oltre i miei limiti e arricchendo profondamente il mio linguaggio musicale. Andremo in tour ad aprile 2025: Ginevra, Zurigo, Basilea e Lugano.

Qual è il tuo approccio all’insegnamento e cosa credi possa portare la musica in una comunità?

Credo fermamente che la musica abbia un potere trasformativo non solo a livello personale, ma anche sociale. Ho fondato nel 2015 appunto l’associazione no-profit POURQUOIPAS, con cui ho collaborato con l’UNHCR, il CIO, la Fondazione Ciao Kids, e abbiamo portato la musica anche in contesti come la prigione di Losanna, a dimostrazione del fatto che la musica possa fare una differenza tangibile nelle vite delle persone.

Abbiamo inoltre partecipato a diversi fundraising mondiali e constatato come la comunità musicale possa unirsi per sostenere una causa sociale. La musica va oltre i confini delle sale da concerto: ha il potere di ispirare, unire e, in molti casi, aiutare o guarire. Oltre a dare le lezioni private a selezionati violinisti, dal 2023 insegno nel programma di Pre-College al Konservatorium Winterthur: aiutare i giovani musicisti a crescere e svilupparsi è incredibilmente stimolante ed arricchente.

Quali sono state le principali sfide che hai dovuto affrontare nella tua carriera di violinista?

Le sfide sono state molte, ma credo che le più grandi siano state quelle di riuscire a trovare un equilibrio tra la perfezione tecnica e l’espressione artistica. Nella mia carriera, mi sono spesso trovata a lavorare con maestri che spingevano i limiti tecnici del mio strumento, e in un certo senso è stata una benedizione, perché mi ha dato una base solida. Tuttavia, è stato altrettanto importante trovare la mia voce musicale personale, capire cosa volevo comunicare al di là delle note, e in questo mio marito Jürg è stata una guida tanto rivoluzionaria quanto a volte spietata. Un’altra sfida è stata infatti anche inserirsi in contesti di altissimo livello come gli Swiss Chamber Soloists o il Festival di Brunegg, dove ho dovuto conquistarmi il mio posto passo dopo passo, dimostrando sempre di essere all’altezza delle aspettative. Questi ostacoli, però, mi hanno reso una musicista più completa e determinata.

Cosa rappresentano per te le tue esibizioni in luoghi prestigiosi come la Carnegie Hall di New York?

Esibirmi in teatri leggendari come la Carnegie a NY o Victoria Hall a Ginevra è sempre un’esperienza travolgente. Questi luoghi hanno una storia così ricca e sono stati il palcoscenico di alcuni dei più grandi musicisti della storia. Suonare alla Carnegie Hall è come toccare un pezzo di storia della musica, e sentire il calore del pubblico in quella sala incredibile è una delle emozioni più forti. Victoria Hall di Ginevra, dove tornerò a dicembre per eseguire il Concerto per violino di Beethoven, è un luogo altrettanto speciale per me. L’acustica perfetta, il fascino della sala e la sua importanza culturale fanno sì che ogni concerto sia un’esperienza irripetibile. Queste esperienze mi ricordano ogni volta quanto la musica possa toccare il cuore delle persone e quanto sia una responsabilità e un privilegio poterla condividere.

In qualità di direttrice artistica del Lucignano Music Festival, quale visione hai per il festival e quale ruolo credi possa avere nel panorama culturale internazionale?

Il Lucignano Music Festival è il mio progetto del cuore. La mia visione è quella di creare uno spazio dove artisti e pubblico possano interagire in modo diretto e autentico. Voglio che il festival diventi un punto di riferimento non solo per la qualità artistica, ma anche per l’accessibilità: quest’anno siamo riusciti a coinvolgere più di 300 ragazzi delle scuole elementari e medie, oltre che gli anziani della casa di riposo. È importante per me che la musica di altissimo livello sia fruibile da tutti, e che si crei una comunità intorno al festival, dove gli artisti possano condividere le loro esperienze e crescere insieme.

Penso che, nel panorama internazionale, il Lucignano Music Festival possa diventare una preziosa oasi dove la musica e l’arte in generale trovano un respiro diverso, più intimo e vero. E la stessa visione, anche se in un contesto molto diverso, la porto a Zurigo con l’Italian Swiss Music Society, un progetto che ho fondato nel 2021 con il mio amico Sandro Bombardi, in collaborazione con l’Istituto di Cultura, il Consolato Generale d’Italia a Zurigo e il Liceo Artistico.

Quali sono i tuoi progetti futuri e sogni ancora da realizzare?

Tra i progetti più imminenti c’è appunto il concerto per l’Italian Swiss Music Society per il quale ancora una volta le parole chiave sono inclusione, bellezza e condivisione. Il prossimo appuntamento è il 26 novembre alle 19h30 al Liceo Artistico di Zurigo con Erica Piccotti, violoncellista giovanissima e già alfiere della Repubblica. Insieme a Jürg Dähler e Irina Botan eseguiremo quartetti con pianoforte di Schumann e Brahms, dopo una breve intervista ad Erica. In seguito il 1 dicembre alla Predigerkirche per i Swiss Chamber Concerts interpreterò le tre partite per violino solo di J.S. Bach, un momento molto poetico e meditativo, mentre il 15 dicembre eseguirò il concerto di Beethoven per violino e orchestra alla Victoria Hall di Ginevra, con l’Accademia di San Giovanni sotto la direzione di Antonmario Semolini, musicisti torinesi straordinari.

Per il 2025, sto lavorando alla registrazione di un CD dedicato alle opere di Bach per violino solo, un progetto a cui sto lavorando da tantissimi anni, e che ha avuto uno svolta dopo l’incontro con Enrico Onofri, grandissimo esperto di musica barocca e prassi storica, oltre che meraviglioso violinista e direttore d’orchestra. Il mio sogno è espandere ulteriormente il Lucignano Music Festival e la Italian Swiss Music Society, continuando a creare piattaforme dove musicisti e pubblico possano interagire in modo diretto e spontaneo. Voglio anche esplorare nuovi territori musicali, collaborare con compositori contemporanei e grandi musicisti, e far crescere progetti di beneficenza con POURQUOIPAS a cui tengo, usando la musica come strumento di cambiamento e crescita sociale. (foto: Marco Borggreve)

A cura della Redazione

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