Impiegati a contratto: stipendi ridotti all’osso

Impiegati a contratto maeci, confsal-unsa esteri, in qt camera, silli fa gioco delle tre carte su risorse riadeguamento stipendi: meno soldi rispetto al 2022, ma spacciati per “disponibilita’ importante” nel frattempo inflazione galoppante e stipendi ridotti all’osso. A cosa mira la farnesina?

Abbiamo seguito con attenzione lo svolgimento del question time in Commissione esteri alla Camera presentato e discusso dall’On. Di Sanzo relativo alla scarsità di risorse autorizzate dal MAECI per i riadeguamenti stipendiali del personale a contratto per l’anno 2023, inferiori di quasi il 50 % rispetto a quelle del 2022, e ciò che è emerso in maniera disturbante è la volontà dell’Amministrazione di millantare numeri e risorse amplificandone il valore e le potenzialità, sebbene di fatto si tratti di pochi spicci che serviranno soltanto a tappare qualche buco.

Il Sottosegretario Silli, intervenuto nella replica, si è limitato a fare il gioco delle tre carte: i resti di capitoli che passano da un lato all’altro e che si sommano agli evanescenti 500mila euro della legge di bilancio 2023 secondo lui dovrebbero riuscire a colmare le istanze di al momento 60 Paesi richiedenti?

Vale la pena ricordare, ancora una volta, che già le risorse stanziate nel 2022, erano da intendersi una cifra molto bassa rispetto alleffettiva richiesta, e che già all’epoca erano sommate con “resti” e incrostazioni” di capitoli amministrativi e, malgrado questo, l’esercizio di adeguamento 2022 non è riuscito a soddisfare nemmeno la metà dei Paesi richiedenti a cui erano stati elargiti riadeguamenti “elemosina”, tanto è che nel 2023 sono di nuovo sull’uscio della Farnesina a chiedere un successivo incremento retributivo.

Ci sarà una ragione, oppure no??!!! Quindi non bisogna essere esperti di economia per capire che una riduzione del 40% del valore delle risorse stanziate nel 2022 porterà ad una catastrofe: potrà essere accolto soltanto 1/3 delle richieste, con percentuali di incremento vergognose, sul modello di quanto abbiamo visto l’anno scorso, che condurranno i Paesi a fare nuova richiesta di adeguamento anche nel 2024, in una sorta di girone dantesco senza soluzione di continuità.

Silli ha parlato di “massima tutela possibile”, ma ci chiediamo in che modo il MAECI intenda garantirla. Con buoni propositi e belle parole, quando sarebbe legittimo applicare la legge vigente e dare ossigeno ai lavoratori che al momento sono praticamente gli unici, in alcune sedi, a tenere aperte le postazioni?


Per il MAECI è già passata in cavalleria l’impennata inflattiva nella maggioranza dei Paesi ed i correlati costi del mercato del lavoro, che rendono lo scenario attuale ben più grave di quello del 2022 e ciò da solo avrebbe dovuto legittimare un aumento delle risorse stanziate per il 2023. Invece, si è pensato bene di ridurle del 40% puntando sui rimasugli derivanti dai pensionamenti (una cinquantina) del personale a contratto a legge italiana: una vera cuccagna!


Si prevedono dimissioni da parte di chi non riuscirà ad affrontare le spese quotidiane, nonchè agitazioni che faremo fatica a controllare, in un momento in cui il Governo investe su made in Italy, sul Sistema Paese e internazionalizzazione: praticamente si intende condurre una guerra con tanti e ben forniti generali ma con soldati con le pezze ai piedi

E’veramente questo ciò che vuole la Farnesina? Stanti così le cose, il timore è che ci sia già un progetto all’orizzonte per soppiantare gli impiegati a contratto con i c.d. digitatori a 200 euro a mese, come già in essere presso molteplici sedi, privi di qualsiasi diritto, da cambiare ogni semestre, aprendo una faglia nel sistema di salvaguardia di informazioni sensibili e di garanzia nella qualità dei servizi diplomaticoconsolari.

E’ questo il futuro del nostro Paese all’estero? La CONFSAL UNSA non ci sta!
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