Il Credito Svizzero e la caduta degli Dei

Amara a sconcertante la fine ingloriosa

Nel mondo della finanza e del commercio le certezze sono sempre state una variabile, tanto probabili e possibili restano i pur rari esempi teorici che attestano come nulla è mai dato per scontato. Quanto è successo nel mese di marzo scorso con l’acquisizione del Credito Svizzero da parte dell’Unione di Banche Svizzere, e nel 2001 con il fallimento della compagnia aerea Swissair, confermano quanto anche le società più solide e rinomate, se mal amministrate, possano essere sottoposte a perdite di fiducia e ad una fine ingloriosa.

A casi estremi è difficile porre rimedi. Generalmente la legge del mercato funge da regolatore, difficilmente il dirigismo dello stato usa le proprie leve legislative e economiche per dipanare problemi fallimentari com’è successo con il Credito Svizzero.

Il Credito Svizzero e la Swissair  hanno contribuito direttamente a valorizzare le eccellenze dei servizi offerti dalla Svizzera rappresentando la carta da visita della Svizzera moderna; entrambi erano parte del sistema di valori e di credibilità del successo elvetico nel mondo. Intorno a loro, come ad altre società svizzere di successo, è stata costruita la nomea della modernità di quest’isola felice con alti standard sociali e di vita. Perfino nello sport gli investimenti del Credito Svizzero hanno avviato le condizioni per la diffusione del calcio alzando di parecchio le prestazioni delle proprie squadre anche a livello internazionale.

Triste è stata la fine della compagnia aerea Swissair, che raccoglieva tutti gli aspetti identitari e caratteristici della precisione, della credibilità e della qualità svizzera. Amara e sconcertante, invece, è risultata la fine ingloriosa del Credito Svizzero, uno dei 30 istituti bancari sistemici al mondo, che amministra ingenti ricchezze chiamato a sua volta a regolare e far funzionare principalmente l’economia, i fondi pensioni, le ipoteche e il commercio.

La  mal gestione amministrativa degli ultimi anni del colosso bancario svizzero e gli intrighi interni ai livelli apicali hanno influito in maniera irreversibile sulla caduta di un mito. In pochi giorni l’economia e il sistema bancario mondiale hanno temuto il ripetersi della crisi finanziaria del 2008, con l’aggravante che rispetto a 15 anni fa, oggi, in Svizzera non solo si sono invertiti gli attori ma si è confrontati con l’instabilità politica mondiale, le guerre e l’inflazione galoppante che si riflettono direttamente sulla vita delle persone.

In tali situazioni basta poco per sovvertire le regole, le usanze, le tradizioni e i costumi e causare l’impensabile caduta degli dei, quali sono sempre state concepite nell’immaginario collettivo, all’estero e nell’opinione pubblica elvetica, la Swissair e il Credit Suisse: due storie gloriose intangibili. Nonostante ciò la solidità del sistema svizzero, e la cultura diffusa in questo paese hanno una forza resiliente capace di recuperare i frammenti e costruire sulle macerie.

L’intervento deciso e fulmineo del Consiglio Federale impegnato a salvaguardare e garantire il sistema di valori della piazza finanziaria svizzera e dello stato sociale, in barba a tutte le regole internazionali vigenti nel sistema bancario, che precludono l’intervento diretto dello Stato nelle crisi private, ancora una volta ha dimostrato che tutto è giustificabile quando sono messi in pericolo i capisaldi della tenuta civile e economica di un paese.

Di fronte ad una situazione straordinaria, inverosimile e ingiustificabile come quella della perdita di credibilità del Credito Svizzero restano gli aspetti cautelari voluti e, si direbbe imposti, dal Consiglio Federale tesi a salvare il salvabile per evitare l’implosione dell’intero sistema che tiene assieme l’economia e la vita sociale svizzera.

La decisione risoluta presa dai soggetti che hanno favorito la fusione dei due colossi bancari (Consiglio Federale, Banca Nazionale Svizzera e Agenzia di vigilanza indipendente), per gli anni a venire, rimarrà argomento di contese politiche e di discussioni infinite perché, anche se nella migliore delle ipotesi la scelta del salvataggio si rivelasse un successo, il mercato bancario svizzero sarà viziato da un palese monopolio, se invece la scelta dovesse rivelarsi fallimentare a rimetterci saranno i cittadini svizzeri, ovvero i contribuenti, che con le proprie tasse saranno chiamati a pagare gli oltre 109 miliardi di franchi svizzeri messi a disposizione dell’UBS quale garanzia per portare a compimento la fusione bancaria di uno dei più grandi istituti bancari mondiali.

I futuri scenari, comunque, restano incerti e potrebbero causare degli incubi ai dipendenti, alla clientela, agli azionisti della grande UBS come anche ai parlamentari che si riuniranno straordinariamente per istituire una commissione nazionale d’inchiesta.

Di Michele Schiavone

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