Il caso di Alessia Pifferi

Care lettrici, cari lettori,

Avrete seguito anche voi quel terribile caso di Alessia Pifferi. La scorsa settimana, come saprete, la donna è stata condannata all’ergastolo per aver lasciato morire di stenti la propria bambina di 18 mesi

La corte l’ha ritenenuta capace di intendere e di volere e senza alcun deficit mentale. Parlare delle mamme che uccidono i propri figli è doloroso e complicato. Fortunatamente, questi eventi sono rari, ma quando succedono, lasciano tutti sconvolti. Immediatamente, la reazione è di shock, rabbia, dolore e di condanna.

Così ho reagito anch’io quando ho appreso la notizia. Poi, man mano che arrivavano altre informazioni, pur provando orrore per l’atto disumano che ha commesso la Pifferi, ho iniziato a farmi qualche domanda. Perchè nessuno si è accorto che la donna non era in grado di occuparsi della bambina? Alessia Pifferi ha partorito nel bagno di un suo amico e si è recata soltanto dopo in ospedale. Come mai i servizi sociali, allertati dai medici, non sono intervenuti?

Come mai la mamma e la sorella, ora durissime nei confronti della figlia, rispettivamente sorella, non si sono mai accorte di nulla? Pare che da bambina la Pifferi avesse grosse difficoltà a scuola, tant’è che fu considerata portatrice di handicap. Come mai non è stata seguita allora e nel tempo? Come è possibile che questa donna non abbia alcun deficit mentale?

Una persona con tutte le rotelle al loro posto avrebbe mai commesso un simile gesto? Può, forse, la pena dell’ergastolo affrontare il problema alla radice? Le sentenze severe risolvono i problemi di salute mentale che hanno portato all’atto tragico? Invece di una punizione così dura, non potrebbe essere più utile un trattamento medico e psicologico che aiuti questa donna a capire e gestire i suoi problemi mentali?

Insomma, potrei andare avanti a pormi domande su domande. Le risposte non le ho. Quello che so è che ad una bimba di pochi mesi è stato rubato il futuro. E mi faccio un’ultima domanda: si sarebbe potuta evitare questa tragedia?

Maria Bernasconi

Condividi questo articolo su:

Articoli correlati

SEGUICI SUI NOSTRI SOCIAL