Edificio storico del Cinema Corso a Zurigo, sede dello Zürich Film Festival, con il Green Carpet allestito all’ingresso e decorazioni per l’evento.

Green Carpet e blue foncé: le novità dello Zürich Film Festival 2025

Per la ventunesima volta, da giovedì 25 settembre, hanno sfilato attrici e attori, volti noti e meno noti, insieme a registi orgogliosi di presentare le proprie opere in un contesto tipicamente zurighese, originale e decisamente sui generis, in netto contrasto con il tradizionale tappeto rosso. Qui, infatti, si parla di Green Carpet!

Quest’anno l’apertura dello Zürich Film Festival si è arricchita di una nuova sfumatura: il blu foncé. A portarla sono state due protagoniste d’eccezione: da un lato Dakota Johnson, celebre interprete della nota trilogia delle Cinquanta sfumature in nero, rosso e grigio; dall’altro Elisabeth Baume-Schneider, Consigliera federale socialista, figura altrettanto riconoscibile sulla vivace scena politica svizzera.

Non poco ci sorprese la perfetta sincronia nella scelta della stessa tonalità: il blu foncé delle due protagoniste. Una semplice coincidenza o, chissà, l’inizio di un nuovo capitolo da aggiungere alla trilogia delle Cinquanta sfumature già nota?

Accanto a Dakota Johnson, Elisabeth Baume-Schneider è apparsa disinvolta. Complice anche il nuovo film dell’attrice, Splitsville, in cui si affrontano relazioni amorose e sessuali di ogni tipo, la Consigliera federale ha lasciato intendere ai giornalisti presenti che sia lo stile sia il colore del suo abito, identico a quello della diva, fossero una pura coincidenza… o forse un gioco del destino. Mah!

Certo che alcuni dubbi sorgono a vedere le due donne vicine e ci si chiede che cosa veramente la politica Baume-Schneider voglia comunicare alla nazione, al popolo svizzero e non, ai fans di Dakota Johnson, alla nuova direzione del Film Festival e alla stampa.

Rimaniamo perplessi davanti alla sua dichiarazione, rilasciata prima ancora di aver visto il film. Dire di essere «consenzienti come nel film» in una relazione aperta, quando il messaggio del film va esattamente in senso opposto, solleva inevitabili dubbi su come Elisabeth Baume-Schneider gestisca i dossier politici… e, più in generale, su come rappresenti la Svizzera come Consigliera federale.

Non vogliamo però uscire dal tema cinematografico: come ha ricordato il regista Michael Angelo Covino durante la serata di gala, «ogni opera, prima di arrivare al pubblico, porta con sé retroscena politici e ideologici, eventi di cronaca o fatti socio-politici che influenzano il regista».

All’apertura di questa edizione del Film Festival, tutto il mondo del cinema, la stampa e i fan attendevano con impazienza di rivedere Dakota Johnson sul palcoscenico del Cinema Corso, di fronte al Green Carpet, per salutare il pubblico. Grande è stata la delusione quando il moderatore della serata, visibilmente imbarazzato, ha annunciato che Dakota non sarebbe potuta essere presente a causa di un’improvvisa indigestione.

Se vogliamo concederci un pizzico di cinismo, bisogna ammettere che chiunque avrebbe avvertito un certo disagio, anche solo un lieve mal di pancia, trovandosi a condividere lo spazio con una politica con cui forse non si scambiano nemmeno i convenevoli del cerimoniale.

Fatto sta che il direttivo del Film Festival ha saputo trasformare questo piccolo “disaccordo” in opportunità: il giorno seguente ha inviato via mail a tutti i presenti un bonus simbolico, in segno di scuse e in attesa di Dakota. Un gesto più simbolico che sostanziale, a suggellare un incontro che poteva trasformarsi in scontro tra due donne e gioco di potere su più livelli.

Tornando al film Splitsville, di cosa tratta?

Il film offre uno specchio della società contemporanea, quella in cui la coppia lavora per il benessere materiale più che per quello emotivo, e in cui ci si mostra spesso diversi da ciò che si è realmente. La trama ruota attorno a due coppie apparentemente amiche, e affronta il tema dell’amicizia sia in senso lato che stretto.

La prima coppia è sposata e ha un figlio alle elementari; la seconda è già in partenza in disequilibrio: lui le propone una notte romantica in un albergo, mentre lei sembra interessata solo a rapporti sessuali, sia all’interno che al di fuori della coppia. Spinta da questi impulsi privi di profondità emotiva, durante il viaggio con Paul (Kyle Marvin), il marito, tenta di leggergli una lettera che porta a una sola destinazione: il divorzio.

Paul, emotivamente distrutto, cerca conforto nei presunti amici Julie (Dakota Johnson) e Carey (Michael Angelo Covino, che è anche il regista). Julie cerca di rassicurarlo, suggerendogli che il modo migliore per non soccombere emotivamente al tradimento sia dichiarare la propria relazione aperta. In un primo momento, Paul è scioccato da questa idea, soprattutto considerando la coppia dei suoi amici. Per “consolarsi”, finisce per avere un rapporto sessuale con Julie, la moglie del suo migliore amico.

Il giorno seguente, Carey rientra da un viaggio di lavoro e si informa sul benessere emotivo dell’amico. Paul, in tutta franchezza, confessa senza remore di essere stato a letto con sua moglie, consapevole degli accordi sulla coppia aperta esposti qualche sera prima. Ed è qui che emerge il nucleo centrale del film: Carey non tollera affatto questo tradimento. Le due coppie esplodono, ma non per vere colpe: tutto deriva da cattiva comunicazione, giochi di potere e orgoglio malsano.

La vicenda si chiude con l’ammissione di Carey di non aver mai tradito sua moglie; la sua apparente “modernità” era solo una facciata per non rinunciare al principio che guida la sua coppia: fedeltà, crescita sana e rispetto reciproco, piuttosto che giochi e giochetti.

Il film non segue il ritmo leggero di una commedia classica e, in alcuni momenti, è difficile seguire il flusso degli eventi. Malgrado ciò, vale la pena vederlo: offre una riflessione sulle relazioni di coppia, sull’importanza delle emozioni rispetto alle cose materiali e mette in luce due aspetti fondamentali di ogni relazione: la sessualità come semplice impulso o come vera fusione di anime e corpi.

Graziella Putrino

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