Gratta e perdi

Il sistema previdenziale elvetico di riforma in riforma. IL 22 settembre prossimo, il sistema svizzero di previdenza per la vecchiaia sarà ancora una volta messo alle prove nelle urne

Come noto in Svizzera vige un sistema previdenziale impostato sugli ormai famosi Tre Pilastri: il 1° Pilastro è la Previdenza statale ovvero l’AVS-AI che deve far fronte ai bisogni vitali delle persone, anche attraverso le Prestazioni Complementari, ed è finanziato con il sistema della ripartizione (impostato sulla solidarietà tra generazioni, ovvero i contributi prelevati a coloro che lavorano servono per finanziare le pensioni in corso); il 2° Pilastro è la Previdenza professionale (obbligatoria e sovra-obbligatoria) che, unitamente al 1° Pilastro deve consentire ai pensionati il mantenimento del tenore di vita abituale, finanziato con il sistema della capitalizzazione (in questo caso le risorse per il pagamento della futura pensione provengono dal capitale accumulato nel tempo con i contributi versati dagli stessi lavoratori e dai loro datori di lavoro nonché dai proventi ottenuti dal loro investimento); il 3° Pilastro è la Previdenza privata – non obbligatoria – che può essere di due tipi, cioè “vincolata” 3a (i contributi versati annualmente possono essere dedotti dal reddito sino all’ammontare di franchi 7’056 per il corrente anno), oppure “libera” 3b, entrambi finanziati con il sistema della capitalizzazione.

Con questo sistema pensionistico del tutto particolare dei Tre Pilastri inserito nella Costituzione elvetica nel 1972 (voluto dal centrodestra al governo della Confederazione e dai così detti Poteri forti, con i primis il sistema bancario ed assicurativo, fermamente contrari al rafforzamento del sistema dell’AVS preferito dal sindacato e dalla sinistra) i suoi sostenitori promettevano che i pensionati avrebbero potuto garantirsi – tra 1° e 2° Pilastro – una rendita complessiva di vecchiaia ammontante al 60% dell’ultimo salario.

Dopo di che – di riforma in riforma – nell’AVS  è avvenuto che: è stata introdotta la rendita di vecchiaia individuale per i coniugi ma la loro somma non può superare il 150 per cento della rendita massima prevista per le persone sole penalizzandoli, così, rispetto alle coppie di fatto; l’età del pensionamento delle donne è stata elevata, una prima volta, da 62 anni a 64 e poi, è storia attuale, equiparata a 65 anni come quella degli uomini.

Senza dimenticare che l’adeguamento – di regola biennale – delle rendite all’evoluzione dei prezzi e dei salari difficilmente copre la loro effettiva perdita del potere d’acquisto, provare a chiedere ai pensionati! Che dire, poi, del Secondo Pilastro. Anche in questo caso, di riforma in riforma, vi è stato un netto peggioramento delle prestazioni pensionistiche.

Basti pensare a cosa è accaduto con l’aliquota di conversione del capitale in rendita. Nel 1985, con l’introduzione della Legge sulla Previdenza Professionale (LPP), questa aliquota era stata fissata nel 7,2% (su un capitale di vecchiaia di 100mila franchi si aveva diritto ad una rendita annua di 7’200 franchi).

Ebbene con una prima riforma (2005) quell’aliquota venne ridotta, sia pure gradualmente, all’attuale 6,8% ed ora, se l’elettorato voterà SI (non sia mai!) – il prossimo 22 settembre – alla nuova riforma di modifica della legge federale LPP avremo in futuro un’ulteriore riduzione  dell’aliquota di conversione dal 6,8 al 6%, per cui un futuro pensionato su 100mila franchi di capitale di vecchiaia maturerà una rendita annua di solo 6’000 franchi rispetto ai 7’200 che aveva stabilito la legge LPP nel 1985. Vedremo il prossimo 22 settembre se il masochismo di molti elettori elvetici farà vincere il SI accettando questa ulteriore riduzione della rendita LPP.

Morale, ogni riforma del sistema previdenziale elvetico, finora, è risultata come un gioco GRATTA E PERDI per i pensionati tanto che un importo di pensione del 60% dell’ultimo salario è diventato, sempre più, un miraggio per molti di loro. Come, d’altra parte, dimostra un recente studio della Società di consulenza finanziaria “Vermögenszentrum” secondo il quale, oggi, i lavoratori in Svizzera ricevono sempre meno soldi al momento del pensionamento. Una perdita calcolata nel 20% rispetto al 2002.

Saranno contenti gli elettori che, nel 1972, si fecero convincere a preferire il sistema dei Tre Pilastri al rafforzamento dell’AVS e che oggi sono già in pensione o stanno raggiungendo quel traguardo?

Ne dubito!

Di Dino Nardi

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