Gli innamorati

Il racconto di un amore speciale in un condominio di un paese qualsiasi

Questo inverno ho deciso di ristrutturare l’appartamento dove abito e, per lasciare il campo libero alla ditta che fa i lavori, mi sono spostato in un monolocale che sta in una stradina dalle parti di piazzale Corvetto.

Il monolocale si trova in un vicolo cieco, un budello lungo cinquanta metri e largo poco più di tre, con due marciapiedi stretti stretti, chiuso alle auto. In fila sui due lati si fronteggiano, senza interruzione, palazzi grigi dall’aspetto severo e privi di balconi.

Costruzioni degli anni Trenta con appartamenti ampi e soffitti alti, ma senza ascensore. La via è sempre tranquilla, tranne il venerdì mattina quando un mercatino rionale riempie l’aria di voci e profumi di pane fresco e formaggi stagionati. Io abito al quarto piano. Sotto di me, al terzo, abita Antonio, un vecchio di novant’anni che nella vita ha fatto il corniciaio e che ancora s’impegna per incorniciare qualche quadro dei condomini.

Nonostante la sua età, sopportano anche forme strampalate, come le cornici a trapezio scaleno che lui giustifica con la frase: «L’originalità è la mia cifra!». Ogni tanto lo si sente cantare vecchie canzoni napoletane mentre lavora, il che riempie il palazzo di un’atmosfera nostalgica. Antonio è innamorato di una del palazzo di fronte? una signora anche lei quasi novantenne, Teresa si chiama, ex sarta per donne, che ancora conserva qualche cliente disposta a portare abitini tagliati a zig­zag e sbilenchi, perché Teresa dice loro che «tanto oggigiorno si porta tutto!».

Teresa, con i suoi capelli bianchi raccolti in un elegante chignon, è una figura di riferimento nel palazzo per i suoi consigli di moda e vita. Le sue finestre, anch’esse al quarto piano, guardano dritte dritte verso le finestre dello spasimante. So che entrambi sono vedovi da tanto e non escono mai di casa. Nella bella stagione, per ore, si parlano dalla finestra. Quando fa troppo freddo, si guardano da dietro i vetri della finestra e sembrano due mimi del circo.

Siccome non c’è modo di stendere i panni, tra le loro due finestre hanno fatto tendere una cordicella doppia, trattenuta da due carrucole montate sotto il davanzale di ciascuno. Questo consente di far scorrere e far arrivare dalla parte opposta gli indumenti stesi, in modo da poter essere presi anche dal dirimpettaio. Un vicino mi ha raccontato che la sera, molto tardi, succede che Teresa tira a sé i panni stesi da Antonio al mattino, preleva le camicie, gliele stira e la notte dopo gliele rispedisce lungo il filo.

Lo stesso vicino mi ha confidato che, quando Antonio indossa queste camicie, hanno tutte l’impronta di due labbra con rossetto: un bacio di Teresa, impresso sul fianco. Quando il vicino me ne parla, non possiamo fare a meno di sorridere di questa loro discrezione amorosa che ci fa tanta tenerezza. Domenica scorsa è successo un piccolo incidente proprio lungo la cordicella. Teresa voleva fare un pensiero gentile ad Antonio e ha pensato di regalargli una bottiglia di Barbera di qualità superiore.

A notte fonda ha preparato un sacchetto di plastica con dentro la bottiglia, l’ha legato al filo come fosse un indumento e l’ha lasciato là. La mattina Antonio avrebbe notato il sacchetto e, tirando a sé il filo, avrebbe ricevuto il bel pensiero di Teresa. Solo che, nel fare questa manovra, una carrucola s’è staccata dal muro e il sacchetto, cadendo come fosse appeso a una liana, si è spiaccicato sulla parete del palazzo sotto la finestra di Antonio. La bottiglia è andata in mille pezzi e il vino ha macchiato la facciata grigia.

Teresa è stata vista piangere mentre Antonio era impegnato a discutere con il vigile urbano chiamato da un condomino. Alla richiesta del vigile di come avrebbe risarcito il danno provocato alla facciata del palazzo, Antonio, piccato, avrebbe risposto: «Beh, mi dovreste ringraziare.

Ho voluto fare una performance come quelle che faceva Pollock sui muri di casa sua. Sa quanti quadri di quel pittore ho incorniciato che sembravano dei minestroni spalmati? E lei si meraviglia per una bottiglia di Barbera sul muro? Piuttosto, mandi la foto al “Corriere della Sera” che magari ce la premiano. Vede?

La mia amica Teresa è commossa per ciò che ho fatto, e non per il danno. A noi sembra un’opera d’arte che nobilita il palazzo, altro che!». Alla fine, l’incidente è stato risolto con una risata collettiva e la promessa di Antonio di far incorniciare una foto della macchia di vino per immortalare il momento.

Di Chiara Bernasconi

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