Giorgio Armani, il maestro dello stile che resterà immortale

Dal 28 al 30 agosto, la gotica Elisabethenkirche di Basilea ha ospitato la prima Basel Fashion Week, un evento che ha unito eleganza, arte e moda. Il prossimo 13 settembre, nel lussuoso Scala – un tempo teatro e oggi cinema nel cuore della shopping meile cittadina – si terrà la serata Black Essence Fashion Show. Nel mentre, quasi per caso, leggo una notizia ANSA: «Con infinito cordoglio, il gruppo Armani annuncia la scomparsa del suo ideatore, fondatore e instancabile motore».

Mi prende quasi un colpo. Certe persone nel mio immaginario sono eterne. Non muoiono mai. Quindi mi informo e lascio da parte il pezzo su cui stavo scrivendo.

Purtroppo è realtà: il 4 settembre, il cuore di Giorgio Armani ha smesso di battere all’età di 91 anni. Apparentemente, si trovava a casa, in convalescenza da mesi, dopo un ricovero ospedaliero. Ma chi era a conoscenza della sua condizione? Armani, pubblico e celebre per il suo contributo alla moda, è sempre stato estremamente riservato sulla sua vita privata, sulla salute e sui suoi affetti.

Ci ha lasciati come avrebbe sempre voluto, offrendo ancora una volta un esempio di passione profonda che ha permeato tutta la sua vita, non solo come motore. Se n’è andato lavorando, lasciando, forse, qualcosa di ancora incompiuto: un accenno a un’idea che saranno i posteri a portare a compimento.

Si diceva che, pur non potendo partecipare di persona alle sfilate maschili e a quella di haute couture, avesse seguito minuziosamente le prove fino all’ultimo tramite FaceTime, prestando sempre la massima attenzione ai dettagli dei look e alla loro presentazione. Si apprende che, in questi giorni, stava seguendo anche la sfilata prevista all’Accademia di Brera il prossimo 28 settembre, con cui avrebbe celebrato le “nozze d’oro con se stesso”, ossia i 50 anni di carriera. Forse il suo cuore sensibile non ha retto alle troppe emozioni che lo attendevano.

Caduta la vera monarchia in Italia, noi italiani ci sentiamo orgogliosi di poterlo chiamare “Re Giorgio”. Lui è stata la favola assoluta della moda, il mito universale dello stile contemporaneo, in qualche modo liberatore per le donne, sia in carriera sia nella vita quotidiana. Un vero sovrano, capace di inventare stili che a volte sembravano paradossali tra loro, creatore di mode e, soprattutto, «influencer» prima ancora che questo termine esistesse, plasmando modi di essere e di apparire.
Se osiamo un paragone, l’unica altra creativa ad aver rivoluzionato così profondamente il modo di essere è stata Coco Chanel… ma lasciamo che resti un azzardo.

Quando si afferma che le creazioni di Re Giorgio, di Armani, sono opere d’arte uniche, lo si dice perché sono davvero inimitabili. Nessuno come Giorgio Armani ha saputo interpretare il nostro tempo, talvolta andando controcorrente, talvolta seguendo la corrente, trasformando così gli ultimi cinquant’anni in un’equazione quasi perfetta: tempo = abiti = Armani. Per Re Giorgio veniva prima di tutto chi indossava i suoi abiti, e solo in un secondo momento la moda intesa come business, le tendenze o le mode del momento.

Ha fondato la sua azienda nel 1975, a 41 anni, un’età in cui di solito si hanno già le idee abbastanza chiare. E fino all’ultimo battito è rimasto fedele alle sue convinzioni e al suo linguaggio inconfondibile, che vedeva la moda come veicolo socio-politico. Basta ricordare come, nel 2020, si scagliò contro quegli stilisti che, costringendo le donne a seguire i trend senza badare a ciò che fosse giusto per loro, “stuprano” (citazione Armani) le loro clienti. All’epoca scoppiò il finimondo, ma ben presto tutti i settori, dai mass media alla moda in senso stretto, dovettero ammettere che aveva ragione: era disumano, irrispettoso.
Il rispetto è stato il tratto distintivo di Re Giorgio: rispetto per le decisioni altrui, rispetto per le dialettiche accese.

Ma Armani voleva davvero entrare nel mondo della moda?

Destino insolito quello dell’aspirante medico nato a Piacenza l’11 luglio 1934. Nel 1949 si trasferisce a Milano con i genitori. Nel 1953 si iscrive alla facoltà di medicina, ma dopo tre anni arriva la chiamata alla leva, dalla quale non può sottrarsi. Tornato a casa, decide di non riprendere gli studi e trova lavoro alla Rinascente, il grande magazzino milanese per eccellenza.

Inizia come vetrinista e commesso e, sul campo, impara come si fa la moda vera. Talmente bene che, nel 1965, Nino Cerruti lo assume, affidandogli la sua collezione senza alcuna esperienza tecnica. È l’amico, compagno e partner finanziario Sergio Galeotti a convincerlo ad aprire uno studio di consulenza. All’epoca, il mondo delle consulenze è ben remunerato, ma popolato da figure anonime, facoltose e discretamente potenti…

La prima linea a portare il suo nome, Giorgio Armani, è quella creata per Sicons, un’azienda pellettiera. Armani e Galeotti comprendono che i tempi sono maturi per una collezione a suo nome. Nasce così, il 24 luglio 1975, il marchio con sede in corso Venezia a Milano: due stanze, quattro scrivanie. Poche settimane dopo, la primavera/estate 1976 debutta in passerella al Plaza Hotel di Milano. È un trionfo per il marchio e una rinascita socio-culturale per la città, che diventa il fulcro del prêt-à-porter italiano.

La camera ardente è stata allestita sabato 6 e domenica 7 settembre, dalle 9 alle 18, a Milano, permettendo così, a chi lo desiderava, di dare l’ultimo saluto a Re Giorgio.
Nel frattempo, a Milano è stato proclamato il lutto cittadino e, per espressa volontà di Giorgio Armani, i funerali si sono svolti in forma privata.

Così sia. Chapeau e massimo rispetto.

Graziella Putrino

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