Perchè ci dissolviamo nel nulla senza spiegazioni – Un viaggio tra psicologia, potere e piccole vendette quotidiane
Piccoli Piaceri (Perversi) del Ghosting
Qualche tempo fa mi trovavo a Roma con un amico. Dopo aver visitato una mostra, ci siamo seduti, stanchi ma soddisfatti, in un ristorantino del centro. Mentre il cameriere ci elencava i piatti del giorno, il mio amico all’improvviso spalanca gli occhi: «È lui!», dice, indicando il tavolo accanto. «Quello che mi ha ghostato.»
Ora, noi viviamo in una piccola città svizzera, quindi la probabilità di incrociare il “ghoster” proprio in un ristorante romano ha del karmico, e anche del comico. E come dice il proverbio (versione edulcorata): il karma è una… cagna.
La cultura del ghosting
Mi sono spesso chiesta cosa spinga qualcuno a decidere deliberatamente di sparire di botto dalla vita di un’atra persona che si tratti di un’avventura romantica, di un amico o perfino di un collega soprattutto quando, vivendo in una città piccola, prima o poi vi rivedrete tra le stesse vie o negli stessi bar. L’imbarazzo è assicurato.
Ma c’è di più: il ghosting è, a tutti gli effetti, una forma di esclusione sociale quello che diversi studi di psicologia sociale chiamano “ostracismo.” In pratica, chi viene “ghostato” non ha modo di capire cosa sia successo né di offrire una replica o un chiarimento. E la persona esclusa, come notano ricerche di Kipling Williams e colleghi, subisce un crollo del senso di appartenenza, dell’autostima e del controllo personale. Insomma, un bel caos emozionale.
Ammetto di aver assistito a scene piuttosto buffe. Come quando, proprio il fantomatico “ghoster” di cui sopra, si è ritrovato di fronte il “ghostee” (esiste il termine? Se non esiste, creiamolo ora) e ha provato a dare spiegazioni traballanti. E io che non sono sempre e solo una brava persona osservavo la scena ridendo sotto i baffi che non ho.
È vero, probabilmente tutti abbiamo “ghostato” per sbadataggine (non ri spondi, dimentichi la chat…) o siamo stati vittime del “ghosting” per qualche ragione recondita. Forse anche tu, mentre leggi, ricordi qualcuno che si è dissolto nel nulla, o qualcuno a cui non hai più risposto. Magari l’hai fatto per distrazione, o perché come nel mio caso ti hanno rubato il telefono a un festival a Barcellona.
Al di là di qualche aneddoto, dietro il ghosting si nascondono però dinami che psicologiche e interpersonali interessanti e (forse, dico forse!) anche un pizzico di malizia. Vediamone alcune con l’aiuto di qualche teoria e ricerca.
Essere il centro dei pensieri altrui
Incredibile ma vero: quando scompari senza spiegazioni, è come se tu di ventassi un mistero irrisolto. Il “ghostee” resta intrappolato in un vortice di domande senza risposta e tu diventi quell’enigma intrigante che ronza nella mente. In fondo, chi non ama sentirsi un rompicapo da decifrare?
Diversi studi mostrano che la mancanza di closure (cioè di una fine ben definita) porta le persone a rimuginare incessantemente, mantenendo così vivo il ricordo del “ghoster.” E spesso il dolore ad esso connesso.
Ah, il (diabolico) bisogno di chiusura
Il nostro cervello brama conclusioni chiare. L’assenza di un “perché” trasforma tutto in un’ossessione. La macanza di una fine netta è una tortura sottile, che può diventare fonte di disagio intenso (talvolta paragonato al dolore fisico). Ma per il ghoster questa tortura – per quanto crudele – rappresenta una forma di attenzione: “Se ti penso intensamente, in qualche modo esisti ancora nella mia testa”, e il ghoster, a volte, ne è consapevole.
L’ebbrezza dell’inaccessibilità
Sparire in un mondo iperconnesso è come diventare improvvisamente un bene di lusso, raro. Non è semplice “narcisismo da manuale”: è marketing di sé stessi (oscuro, ma pur sempre marketing). Il principio di scarsità, come insegna Robert Cialdini, rende il ghoster ancora più desiderabile.
Il gioco dell’assenza: potere e controllo
Il ghosting è una mossa potentissima nello scacchiere delle relazioni umane. Anche se di bassa qualità, rimane un tipo di influenza. L’assenza, di colpo, pesa come un macigno: chi resta senza spiegazioni si sente in balia degli eventi, mentre il ghoster mantiene il controllo almeno nella sua testa e ha la percezione di avere la situazione in pugno. È dunque un modo (piuttosto discutibile) per esercitare o riconquistare controllo e potere in una relazione. Le dinamiche di potere suggeriscono che scomparire senza spiegazioni lasci l’altra persona in una posizione di vulnerabilità, dipendenza e incertezza, accrescendo il senso di controllo del ghoster.
Il terrore del cambiamento (un po’ come una piccola morte)
A volte, di fronte a un bivio che richiede trasformazione (relazionale, emotiva, personale), qualcuno sceglie la fuga. Cambiare significa affrontare parti di sé scomode, e il ghosting diventa il modo rapido e (quasi) indolore per evitare evoluzioni che fanno paura.
Teoria dell’attaccamento: secondo John Bowlby (e i successivi studi), chi ha uno stile evitante può sentirsi minacciato dalle richieste di intimità o confronto e preferire sparire piuttosto che
affrontare il problema.
Vendetta e rivalsa
Non dimentichiamo la componente di ripicca. Il ghoster che passa a frequentare altre persone può “sbandierare” la propria desiderabilità e punire il ghostee, facendolo sentire scartato o inadeguato.
Ansia sociale e imbarazzo
Per alcuni, comunicare un “no” o chiudere una relazione richiede un coraggio che semplicemente non si ha. La prospettiva di un confronto direttè ingestibile, così la fuga diventa la soluzione più semplice. Talvolta si è condiviso troppo, troppo in fretta, e l’imbarazzo si trasforma in vergogna paralizzante: meglio sparire che affrontare la figuraccia.
Nota: L’American Psychological Association evidenzia come l’ansia sociale possa portare all’evitamento di qualsiasi situazione conflittuale o imbarazzante.
Il “wedge effect”: lasciare la porta socchiusa
Manca una chiusura chiara? Significa che potresti tornare in scena in un secondo momento, magari con una mezza spiegazione o delle scuse tardive, ma abbastanza da riaprire il capitolo.
Questo margine di manovra aggiunge un tocco di manipolazione: si rimane un “fantasma” pronto a riapparire a piacimento.
Nella Cultura della Gratificazione Immediata
Viviamo in una cultura della gratificazione immediata, in cui tutto è a portata di clic. Secondo alcuni studi sulla “gratificazione differita”, le persone stanno perdendo la capacità di tollerare il disagio e preferiscono soluzioni veloci. Ghostare qualcuno è proprio una“scorciatoia” per evitare il dolore e il disagio che derivano dalla fine di una relazione.
Se Sei Tu il/la Ghoster e anche la Vittima
Naturalmente, esistono situazioni in cui il taglio netto dei contatti è la scelta migliore e più adatta, ad esempio quando una rottura è troppo dolorosa da gestire o se stai uscendo da un contesto di abuso. In questi casi, interrompere i contatti non è “ghosting crudele”, ma una forma importante di tutela personale per salvaguardare il proprio benessere e la propria sicurezza.
E se il corpo potesse darti una mano?
Se hai mai sperimentato emozioni difficili dopo un ghosting tristezza o rabbia, peso sul petto, respiro corto, un groviglio di tensione alla schiena un piccolo esercizio di embodimento può regalarti un assaggio di sollievo. Per esempio, prova una semplice interocezione.
Ma ti ricordo che il “selfhelp” raramente basta: se il dolore è così forte da impedirti di pensare e agire nella vita quotidiana, o se ti trovi costantemente in situazioni simili che si ripetono, ti servirà l’aiuto di un professionista.
Mettiti in un luogo comodo, fai un paio di respiri lenti e profondi, rilassando l’addome e la cassa toracica.
Porta l’attenzione a una zona del corpo alla volta (piedi, gambe, bacino, torace,spalle, collo, viso) e osserva se ci sono aree di tensione, dolore o formicolio. Espira cercando di rilassare i muscoli come se stessi lasciando cadere un piccolo peso.
È semplice per alcuni e meno per altri, ma questo esercizio aiuta a “dare voce” alle emozioni che il cervello da solo fatica a elaborare. Non scioglierà d’incanto il mistero del ghosting, ma può aiutarti a ritrovare almeno per un attimo un maggiore senso di padronanza e calma.
E tu? Ghoster, ghostee o involon tario spettatore?
Se stai pensando a una ex, a un amico o magari a una collega che ti ha lasciato in sospeso, non sei solo. Se invece sei tu ad avere l’abitudine di spegnere il cellulare e sparire, sappi che stai forse guadagnando una (immeritata) aura di mistero, ma a caro prezzo: c’è sempre il rischio di ritrovarti “faccia a faccia” in un improbabile ristorante di Roma.
E non solo.
Scherzi a parte, se vuoi raccontare le tue esperienze, condividere il tuo pensiero o semplicemente comunicarmi quanto apprezzi il sarcasmo, scrivimi pure: mi trovi su Linkedin o sul mio sito. www.keeponexploring.online
Oppure, se preferisci, ghostami.
Di Alice Ginger Zagato

