Lago di fusione e ghiaccio in ritirata sul ghiacciaio del Rodano nelle Alpi svizzere.

Rodano, il gigante bianco si arrende: il ghiacciaio perde quasi 4 metri di ghiaccio

Ghiacciaio del Rodano. Quello che per oltre un secolo è stato uno dei luoghi più visitati delle Alpi svizzere oggi racconta una storia ben diversa: quella di un gigante di ghiaccio che arretra anno dopo anno sotto gli effetti del riscaldamento climatico. Le immagini che arrivano dal Canton Vallese mostrano una trasformazione impressionante, con il fronte del ghiacciaio ormai distante centinaia di metri rispetto a dove si trovava solo pochi decenni fa.

Un arretramento che non si può più ignorare

Il ghiacciaio del Rodano, situato nei pressi del Passo della Furka, è uno dei più celebri della Svizzera. Da qui nasce il fiume Rodano, che attraversa il Vallese, il Lago di Ginevra e prosegue fino al Mediterraneo.

Per molti anni migliaia di turisti hanno visitato la celebre grotta di ghiaccio scavata ogni primavera. Oggi, però, mantenere aperta questa attrazione è sempre più difficile. Il ghiaccio si assottiglia rapidamente e la grotta deve essere ricostruita ogni anno, mentre il fronte del ghiacciaio continua ad arretrare.

A colpire non è soltanto la velocità del fenomeno, ma anche il confronto con le fotografie storiche: dove un tempo arrivava il ghiaccio, oggi si trovano rocce, detriti e un lago glaciale in continua espansione.

Il cambiamento climatico accelera la fusione

Gli ultimi anni sono stati tra i più caldi mai registrati in Europa e le Alpi stanno pagando un prezzo altissimo. Inverni meno nevosi ed estati sempre più lunghe e torride riducono la capacità dei ghiacciai di rigenerarsi.

Secondo gli esperti, i ghiacciai svizzeri hanno perso una parte significativa del loro volume negli ultimi decenni e il ritmo della fusione è aumentato sensibilmente negli anni più recenti. Il ghiacciaio del Rodano rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa trasformazione.

I teli geotessili rallentano, ma non fermano il fenomeno

Per cercare di limitare la fusione durante l’estate, alcune porzioni del ghiacciaio vengono ricoperte con grandi teli geotessili bianchi. Questi materiali riflettono parte della radiazione solare e consentono di ridurre la perdita di ghiaccio nelle aree protette.

Si tratta però di una soluzione temporanea. I teli permettono di conservare una parte della superficie glaciale, ma non possono arrestare un fenomeno che interessa l’intero ghiacciaio e che dipende dall’aumento delle temperature.

Un patrimonio naturale e storico

Il ghiacciaio del Rodano non rappresenta soltanto un’attrazione turistica. È un laboratorio naturale studiato da climatologi, glaciologi e ricercatori di tutto il mondo. Le sue trasformazioni forniscono dati preziosi per comprendere l’evoluzione del clima e le conseguenze del riscaldamento globale.

Per la Svizzera costituisce inoltre un patrimonio paesaggistico e culturale di enorme valore. La sua progressiva scomparsa modificherà profondamente il volto delle Alpi e influenzerà anche la disponibilità delle risorse idriche nel lungo periodo.

Un futuro ancora incerto

Gli studiosi concordano su un punto: senza una significativa riduzione delle emissioni di gas serra, molti ghiacciai alpini continueranno a perdere massa nei prossimi decenni. Alcuni potrebbero addirittura scomparire quasi completamente entro la fine del secolo.

Il ghiacciaio del Rodano è diventato così il simbolo visibile di un cambiamento che riguarda l’intero pianeta. Osservarne l’evoluzione significa comprendere quanto il clima stia modificando, in tempi sorprendentemente rapidi, paesaggi che per secoli sembravano immutabili.

Foto: Aldo Ardetti / Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0)

I numeri dello scioglimento

I dati diffusi da GLAMOS, la Rete svizzera di monitoraggio dei ghiacciai, fotografano una situazione sempre più preoccupante:

    • Quasi 4 metri di ghiaccio persi sul ghiacciaio del Rodano dalla metà di giugno 2026.
    • 1,4 metri di spessore scomparsi in sole due settimane, pari a circa 10 centimetri al giorno.
    • Quasi un chilometro di arretramento del fronte del ghiacciaio negli ultimi vent’anni.
    • Le riserve di neve accumulate durante l’inverno sono già esaurite, costringendo il ghiacciaio a perdere massa con diverse settimane di anticipo rispetto al normale ciclo stagionale.
    • I glaciologi hanno dovuto riposizionare in anticipo gli strumenti di misurazione, perché il ghiaccio si sta abbassando così rapidamente da rendere inutilizzabili le aste normalmente impiegate per l’intera stagione estiva.
    • Secondo il direttore di GLAMOS, Matthias Huss, se il riscaldamento climatico continuerà con questi ritmi, il ghiacciaio potrebbe scomparire dall’area del Belvedere entro 30-40 anni, sopravvivendo soltanto alle quote più elevate del massiccio del Dammastock.

Fonte: GLAMOS – Rete svizzera di monitoraggio dei ghiacciai.

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