Gaetano Savatteri: uno sguardo italiano con cuore siciliano

Scrittore e giornalista, nato a Milano nel 1961, è uno degli Autori contemporanei più noti. Fra le sue opere, Gli uomini che non si voltano, La fabbrica delle stelle, La congiura dei loquaci, Il delitto di Kolymbetra, Il lusso della giovinezza, Quattro indagini a Màkari, I colpevoli sono matti, La magna via. Tutti lo conosciamo per la fortunata serie TV Màkari, tratta da sue opere.

La lingua di Gaetano Savatteri è ricca e precisa. Spero di non tradirla troppo. Inizio da una mia passione televisiva, Màkari. Gli chiedo se è già fissata una data per la nuova serie, pare che riavremo Lamanna e Piccionello verso metà ottobre. E a questo punto inizio l’intervista.

Non esiste la letteratura siciliana. Esiste una letteratura italiana scritta in Sicilia

Come hai cominciato? (ho il privilegio di dargli del tu).

Ho iniziato come giornalista a Racalmuto, a sedici anni, fondando con altri amici la rivista “Malgrado tutto”. Poi ho continuato l’avventura giornalistica, destinata a diventare parte fondante della mia esistenza professionale, per l’ansia di scoprire e capire ciò che avveniva intorno a me. Poi è venuta Roma, per “Il Giornale di Sicilia”, e infine la TV. Sul mio diventare scrittore ha influito il fatto di vivere a Racalmuto, culla di Leonardo Sciascia – io ero nato a Milano, ma sono tornato in Sicilia ancora bambino. Racalmuto è una dimensione letteraria, una specie di Macondo siciliana. Da lì è nata l’illusione di scrivere guardandomi attorno, esplorando temi e problemi. Scrivere di ciò che conoscevo.

In qualche modo nei media e presso i lettori sei identifivato con la tua siciliantità e la tua passione sociale. Ma cosa è per te , o esiste secondo te, una sicilianità nella letteratura?

Per me, più che una letteratura siciliana, esiste una letteratura italiana scritta in Sicilia, un racconto dell’Italia attraverso una lente, dove la Sicilia diventa una sorta di Italia al cubo. Cifra di questa sicilianità è l’attenzione al reale, presente in tutti gli scrittori, salvo qualche avanguardia. Già Verga, dopo aver peregrinato a lungo, quando si ferma in Sicilia anima i suoi romanzi dei personaggi tipici, dagli agricoltori ai pescatori. Lo stesso Pirandello, noto come Autore intellettuale e cerebrale, prende sempre a sfondo gli ambienti, i paesaggi e le attività dell’isola. Camilleri crea e utilizza addirittura una lingua, che è ovviamente un artificio letterario, mutuata in parte dal siciliano.

C’è molto giallo nella letteratura isolana..

Partirei anche qui da Sciascia, che utilizza la struttura del poliziesco ne “Il giorno della civetta”, giallo un po’ anomalo perchè il detective alla fine del romanzo fallisce di fronte ai rappresentanti dei poteri forti. Più avanti, con Camilleri, il detective riesce invece a fare giustizia, e in qualche modo questo cambiamento corrisponde al periodo in cui lo scontro fra poteri a volte è andato a favore degli onesti.

Come ti senti, scrittore arrivato, di successo? Cambieresti qualcosa nel fare editoriale italiano?

Io non ho mai scritto per avere successo. Parafrasando Pirandello, che sosteneva “La vita o la si vive o la si scrive”, io direi che “La vita la si vive scrivendo”. Sono figlio di un maestro e di un’insegnante di lettere. Mia mamma, invece delle favole, mi raccontava pagine di letteratura. Sono cresciuto a suon di Polifemo e Diomede, quelle sono state le mie fiabe, che poi ho ritrovato nelle antologie letterarie… Sono soddisfatto di aver pubblicato e di pubblicare, di aver avuto lettori, di aver visto addirittura la trasposizione TV di alcune mie opere.

Novità?

Per Rizzoli ho preparato un libro fotografico su Camilleri in occasione del centenario. Si intitola “Il cantastorie di Vigata“, e si avvale del contributo del Fondo Camilleri e di un ricco apparato fotografico. Poi con un giovane giornalista siciliano, Salvatore Picone, ho scritto “Viaggio in Sicilia con Andrea Camilleri”, una specie di guida che tocca varie località siciliane, da Porto Emedocle a Ragusa e Tindari e molte altre.

E quanto a romanzi o racconti?

Sto lavorando a un racconto su Màkari per un’antologia di Sellerio. Su un secondo progetto letterario non mi esprimo ancora perchè ci sono alcuni nodi non sciolti.

Condividi questo articolo su:

Articoli correlati

SEGUICI SUI NOSTRI SOCIAL