Fammi un indovinello – Una scoperta da condividere

Quattro racconti scritti in una  prosa densa, viva e che spezza il cuore

Ho appena scoperto una scrittrice fantastica, Tillie Lerner Olsen, morta nel 2007, che andrebbe scoperta anche dal pubblico italiano. Figlia di ebrei russi di militanza socialista, nacque negli Stati Uniti nel 1912, precisamente in Nebraska.

I genitori, che avevano partecipato alla rivoluzione del 1905, si erano rifugiati in questo Stato dopo essere fuggiti dalla Russia. A vent’anni Tillie, che apparteneva alla lega dei giovani comunisti, ha la prima figlia, che chiama Karla in onore di Karl Marx, da un uomo che l’abbandona poco dopo. È costretta a lavorare duro per mantenere la famiglia e così svolge i mestieri più diversi: cameriera, lavandaia, saldatrice… Partecipa al nascente movimento sindacale nella San Francisco degli anni trenta, e in una delle tante riunioni incontra colui che diventerà il suo nuovo marito, Jack Olsen, dal quale avrà altre tre figlie.

Il suo attivismo sindacale la porterà in carcere per ben due volte: nel 1932, a Kansas City, per aver distribuito volantini ai suoi colleghi di lavoro, con l’accusa di disturbo della quiete pubblica e rumori molesti; non avendo i soldi per pagare la cauzione, resterà in carcere per diverse settimane. Viene arrestata una seconda volta nel 1934, a San Francisco, in concomitanza con lo sciopero generale.

È solo negli anni cinquanta, con le figlie ormai cresciute e grazie a una borsa di studio dell’università di Stan-ford, che la Olsen potrà dedicarsi interamente alla scrittura. Nel corso della sua carriera letteraria scriverà racconti, saggi, romanzi, con un’attenzione costante ai temi del lavoro, alla condizione femminile, ai problemi politici e sociali.

L’editore Marietti ha appena pubblicato il libro di racconti “Fammi un indovinello”, tradotti da Giovanna Scocchera, che permetteranno di far conoscere la Olsen anche al pubblico italiano. Si tratta di quattro racconti, diversi fra loro eppure con tante similitudini. In “Sono qui che stiro” una madre lavoratrice riflette sulla figlia maggiore, ormai adulta, tra sensi di colpa e moti di speranza. In “Ehi marinaio, che nave?” il protagonista beve per combattere, o almeno dimenticare, la solitudine. In “O si’” la comunità nera è costretta a soffocare la frustrazione, per poi farla esplodere durante le cerimonie religiose. In “Fammi un indovinello” l’anziana protagonista, ormai annientata dalla malattia, resta comunque fedele ai principi della propria giovinezza.

Il libro è scritto con un numero minimo di parole, tutte necessarie, e tutti i racconti sono caratterizzati da un dolore gentile ma persistente. Vi è la consapevolezza che i talenti straordinari dei protagonisti sono mortificati dai pregiudizi e dalla necessità di soddisfare, prima di tutto, i bisogni primari. Tillie Olsen è stata una gigante della letteratura nordamericana del secondo novecento. È ora di scoprirla anche in Italia.

Di Maurizio Nappa Improta

Condividi questo articolo su:

Articoli correlati

SEGUICI SUI NOSTRI SOCIAL