Evaristo Beccalossi in azione con la maglia nerazzurra dell’Inter durante gli anni Ottanta a San Siro.

Addio a Evaristo Beccalossi, il poeta del pallone che fece innamorare l’Inter

Il calcio italiano perde uno dei suoi artisti più autentici. È morto a Brescia, all’età di 69 anni, Evaristo Beccalossi, storico fantasista dell’Inter e simbolo di un calcio romantico, fatto di estro, dribbling e fantasia. Avrebbe compiuto 70 anni il prossimo 12 maggio.

Da oltre un anno le sue condizioni di salute erano critiche dopo il grave malore che lo aveva colpito nel gennaio 2025. Il decesso è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì alla clinica Poliambulanza di Brescia, la sua città, dove era ricoverato.

Con Beccalossi se ne va non soltanto un grande calciatore, ma un modo di intendere il calcio che oggi sembra quasi appartenere a un’altra epoca. Era il numero 10 imprevedibile, capace di accendere una partita con una giocata impossibile, di inventare calcio dove altri vedevano soltanto schemi.

Il genio ribelle dell’Inter

Nato a Brescia il 12 maggio 1956, Evaristo Beccalossi iniziò la sua carriera proprio con la squadra della sua città prima di approdare all’Inter nel 1978. In nerazzurro visse gli anni più intensi e iconici della sua carriera, diventando rapidamente l’idolo dei tifosi.

Con la maglia dell’Inter disputò oltre 200 partite, contribuendo alla conquista dello scudetto del 1980 e della Coppa Italia del 1982. Il pubblico di San Siro lo amava per la sua imprevedibilità: Beccalossi non era un calciatore “disciplinato” nel senso moderno del termine, ma un artista del pallone.

Gianni Brera, maestro del giornalismo sportivo, lo soprannominò “Dribblossi”, un nome destinato a entrare nella storia del calcio italiano. Perché Evaristo era davvero questo: dribbling, fantasia, intuizione. Un giocatore che sembrava accarezzare il pallone.

Indimenticabile anche il legame con Alessandro Altobelli, con cui formò una delle coppie offensive più amate dell’Inter di quegli anni.

Un calcio romantico che non esiste più

Beccalossi apparteneva alla categoria dei fantasisti puri, quelli che giocavano per il piacere di creare bellezza. In un’intervista aveva detto:

“Ho sempre giocato per divertirmi, non per faticare.”

Una frase che racconta perfettamente il suo modo di vivere il calcio.

Non era soltanto un calciatore talentuoso: era un simbolo di libertà tecnica e creativa, in un’epoca in cui il calcio lasciava ancora spazio all’invenzione personale. Per molti tifosi interisti, Beccalossi resta il volto di un’Inter forse meno vincente di altre, ma profondamente amata.

Dopo l’esperienza nerazzurra vestì anche le maglie di Sampdoria, Monza, Barletta, Pordenone e Breno, senza però perdere quel tratto distintivo che lo aveva reso unico.

Il ricordo del mondo del calcio

La notizia della sua scomparsa ha immediatamente suscitato commozione nel mondo dello sport. L’Inter lo ha ricordato con parole cariche di affetto:

“Sempre uno di noi.”

Un tributo semplice ma potente, che testimonia quanto Beccalossi sia rimasto nel cuore della famiglia nerazzurra.

Tanti ex compagni, dirigenti e tifosi hanno voluto rendergli omaggio sui social, ricordando non solo il campione, ma anche l’uomo ironico, genuino e profondamente legato alle sue origini bresciane.

L’ultimo saluto a un artista del pallone

Con la morte di Evaristo Beccalossi scompare uno degli ultimi grandi fantasisti italiani capaci di trasformare il calcio in spettacolo.

Il suo ricordo resterà vivo nei racconti dei tifosi, nei filmati in bianco e nero dei suoi dribbling, nelle domeniche di San Siro in cui bastava una sua giocata per cambiare l’umore di uno stadio intero.

In un calcio sempre più veloce, tattico e programmato, Beccalossi rappresenta ancora oggi la nostalgia di un gioco capace di sorprendere.

E forse è proprio questo il motivo per cui il “Becca” continuerà a essere ricordato: non soltanto per i gol o le vittorie, ma per l’emozione che sapeva regalare.

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