Elettore mentre inserisce la scheda nell'urna durante una consultazione elettorale in Italia.

Amministrative 2026: due messaggi che la politica non può ignorare

Le recenti elezioni amministrative 2026 continuano a suscitare riflessioni e dibattiti sul futuro della politica nazionale. Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato, nel quale Giuseppe Ticchio propone alcune considerazioni sul rapporto tra elettori e istituzioni, sulla riforma della legge elettorale e sulle prospettive della maggioranza e dell’opposizione in vista delle prossime sfide politiche.

Di seguito il testo:

Riflessioni sul voto Amministrativo del 24/25 maggio 2025

A una settimana dal voto amministrativo del 24 e 25 maggio 2026, ritengo che dalle urne siano emerse due certezze che meritano una riflessione approfondita.

Alla maggioranza dico: ascoltate gli elettori

La prima certezza riguarda il rapporto tra cittadini e legge elettorale.

In questi ultimi mesi gli elettori sono stati chiamati a esprimersi in diverse occasioni. Prima con il referendum del 22 e 23 marzo, poi con le elezioni amministrative del 24 e 25 maggio. A mio avviso il messaggio che arriva dalle urne è chiaro: i cittadini non vogliono imposizioni che scendono dall’alto e desiderano continuare a essere protagonisti delle scelte che riguardano il futuro del Paese.

La partecipazione al voto è stata significativa e dimostra che quando gli elettori sentono di poter incidere realmente, rispondono presente. È un segnale che la politica dovrebbe leggere con attenzione.

Per questo mi permetto di rivolgere un invito alla maggioranza parlamentare che sta lavorando alla riforma della legge elettorale: costruite un sistema che lasci la sovranità nelle mani degli elettori. In caso contrario, non stupitevi se l’astensionismo continuerà a crescere.

Personalmente vedrei con favore alcuni principi fondamentali:

  • un sistema proporzionale che garantisca governabilità attraverso un premio di maggioranza;
  • l’eliminazione delle liste bloccate;
  • soglie di accesso chiare per partiti e coalizioni;
  • la revisione dell’attuale sistema dei cambi di gruppo parlamentare;
  • un limite ai mandati parlamentari.

Sono convinto che un parlamentare debba rispondere innanzitutto ai cittadini che lo hanno eletto e non esclusivamente ai vertici del proprio partito. La politica deve tornare a essere servizio e responsabilità.

Per questo sento il dovere di ricordare, ancora una volta, che fare politica significa servire il popolo, non servirsi del popolo.

All’opposizione dico: unitevi

La seconda certezza riguarda invece l’attuale opposizione.

Credo che il risultato delle amministrative abbia inviato un messaggio molto preciso a chi ambisce a tornare al governo del Paese. Gli elettori del cosiddetto campo largo chiedono unità, compattezza e capacità di superare rivalità che troppo spesso appaiono incomprensibili agli occhi dei cittadini.

Le esperienze recenti di Venezia e Salerno dovrebbero essere lette come un campanello d’allarme.

Mi rivolgo in particolare a Elly Schlein e a Giuseppe Conte: se l’obiettivo è costruire un’alternativa credibile all’attuale maggioranza, è necessario mettere da parte contrapposizioni e tatticismi.

A mio parere entrambi dovrebbero concentrarsi pienamente sul ruolo che ricoprono nei rispettivi partiti, mentre la guida di un’eventuale coalizione potrebbe essere affidata a una figura autorevole e condivisa, capace di rappresentare tutte le sensibilità del campo progressista.

Solo così sarà possibile coinvolgere anche le forze minori e costruire un progetto politico realmente competitivo.

Un’occasione da non sprecare

Le amministrative del 2026 hanno lasciato indicazioni importanti sia per chi governa sia per chi si trova all’opposizione.

La maggioranza dovrebbe comprendere che gli elettori chiedono maggiore partecipazione e rappresentanza.

L’opposizione dovrebbe invece capire che la divisione rischia di trasformarsi ancora una volta in una sconfitta.

Il campanello è suonato. Ignorarlo sarebbe un errore. Ascoltarlo potrebbe invece rappresentare l’inizio di una stagione politica diversa, più vicina ai cittadini e più attenta alle loro aspettative.

A buoni intenditori, poche parole.

Giuseppe Ticchio – Società Civile


Scopri altri approfondimenti e commenti nella rubrica Attualità de L’ECO.

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