Charleston Gospel Choir

Dove la voce diventa preghiera: un Solstizio di gospel e anima

Ci sono molti segni che noi esseri umani non riusciamo a spiegare con la sola logica. E ci sono sequenze di messaggi e di accadimenti che vanno accolte e abbracciate, per poi ringraziare l’universo, Dio, Madre Natura o qualunque altra forza, secondo le nostre personali sensibilità e credenze.

Il 21 dicembre scorso, l’associazione «Free Green Music» – fondata nel 1990 e diretta con profonda passione da Bibo Verda, organizzatrice della rassegna «Gospel & Spirituals» nella Svizzera italiana – ha portato in scena al Teatro di Locarno una chicca rara e superlativa: il Solstizio d’Inverno era nell’aria.

Dal fondo della platea si leva, con voce soave, la preghiera di San Francesco, mentre il pubblico fissa il palcoscenico, le aste con i microfoni e gli strumenti già pronti per l’occasione. La preghiera, le vibrazioni, il timbro della voce e l’apparizione di Iris Moné dal fondo della sala si diffondono tra gli spettatori come un raggio di luce del Solstizio.

Iris Moné irradia luce e calore e, seguendo l’etimologia di sol-sistere, si ferma tra il pubblico. Il suo carisma umano e artistico arriva al cuore di ogni presente: si intravedono mani che asciugano lacrime di commozione, sia per il piacere di rivederla sul palco, sia per la naturalezza e l’intensità della sua interpretazione canora.

Con profonda commozione, in apertura di serata, l’organizzatore dell’evento Bibo Verda aveva già salutato il numeroso pubblico presente. Pur nel rispetto della massima «the show must go on», rendere omaggio a un fotografo come Massimo Pedrazzini, la cui improvvisa scomparsa ha colpito profondamente artisti e organizzatori, è stato un gesto di sincera e profonda gratitudine: all’uomo, al professionista e, più in generale, a tutti coloro che lavorano con dedizione dietro le quinte, mettendo gli altri in luce.

Anche Iris Moné, una volta salita sul palco, ha voluto onorare e ricordare Massimo Pedrazzini con alcune strofe da lei composte e lette direttamente dal suo iPhone, perché appena nate. Gesti come questo, da parte di un’artista come Iris Moné, ci fanno sentire a casa, come in un salotto familiare, davanti a un camino acceso, con una coperta sulle ginocchia. Abbracciati. Umani.

Vale la pena ricordare, e non solo di sfuggita, che Iris Moné è una cantante e compositrice svizzero-italiana, apprezzata per la sua voce soul e per una presenza scenica intensa e coinvolgente. È stata finalista a «The Voice of Switzerland» nel 2013 e ha studiato canto in California, dove ha anche interpretato l’inno nazionale statunitense allo stadio di baseball di San Diego.

C’è poi una Iris Moné che commuove per la sua autenticità quando, presentando le nuove composizioni sul palco del Teatro di Locarno – un po’ la sua casa – ammette con disarmante sincerità di «non aver fatto bene i compiti» e di non sentirsi del tutto preparata. Ma in sala sembra calare un tacito divieto di parlare: il silenzio è assoluto mentre le onde della sua voce si diffondono in ogni angolo del teatro, risplendendo come il Solstizio d’inverno in corso.

Iris Moné si sofferma a lungo sul significato del Solstizio d’inverno, associando la luce e il sole all’energia affettiva che abita ciascuno di noi. E non poteva congedarsi senza rendere omaggio alla sua artista del cuore, Aretha Franklin: racconta alcuni aneddoti legati alla sua scoperta di Aretha e, ancora una volta, rivolge un pensiero affettuoso a Massimo Pedrazzini, prima di cedere il palco, con tutti gli onori, al Charleston Gospel Choir.

Formatosi nel 2002 a Charleston, nella Carolina del Sud, il coro unisce la tradizione del gospel afroamericano a un soul moderno e dinamico. Fondato da Tony Washington, il gruppo sprigiona un’energia travolgente: le voci potenti delle cantanti e dei cantanti, tutti afroamericani, fanno sì che il pubblico – fino a quel momento raccolto in una compostezza quasi religiosa durante l’esibizione di Iris Moné – si alzi in piedi, si muova seguendo i ritmi afroamericani e finisca quasi in trance insieme al Gospel Choir.

E poi arriva lui. Quasi in punta di piedi. Ma è impossibile non avvertire la sua potente presenza energetica. Lui: Tony Washington. Il sole. Il leader del gruppo, la voce solista del Charleston Gospel Choir.

Tony Washington è una leggenda vivente, maestro del falsetto, una tecnica vocale che consente di raggiungere note più acute rispetto alla normale estensione della voce. Con insistenza gentile, con la raffinata dolcezza di un vero gentleman, invita il pubblico a cantare, a usare la voce come una preghiera, per ringraziare il Creatore e chi ci è accanto. E il pubblico si affida completamente a lui, al suo stile unico che fonde gli inni sacri della tradizione europea con la vocalità afroamericana, radicata nelle origini africane del blues.

Si assiste così a un sano, gioioso delirio collettivo: il pubblico si alza dalle poltrone, si ritrova negli spazi liberi del teatro, canta insieme, lasciando che il ritmo delle voci e della musica penetri in ogni poro del corpo.

Con Tony Washington e con i dodici componenti del gruppo giunge al pubblico anche il significato più autentico del Solstizio d’inverno: il momento in cui la luce ricomincia a crescere. Il gospel resta la luce del Vangelo che illumina le nostre vite e ci unisce nella gioia e nella speranza.

Sulla scia di Tony Washington, chi scrive augura a chi legge e a tutti gli appassionati di soul e gospel un «Happy New Year», con l’auspicio che Free Green Music continui a offrire al pubblico nuove e preziose chicche, perché la musica è linguaggio universale e balsamo dell’anima.

Nel 2025 Free Green Music ha raggiunto la sua 35ª edizione: sei concerti in teatri e chiese della regione, capaci di celebrare il gospel e la sua straordinaria forza di unire e risvegliare le coscienze di generazioni diverse, attraverso il canto e le vibrazioni della musica che attraversano il corpo. Ad maiora!

Graziella Putrino

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