Oriundi e doppi cittadini nello sport italiano, atleti azzurri di diverse origini

Da oriundi a doppi cittadini, ovvero da bianchi anche a neri

Doppi cittadini nello sport italiano sono una realtà che accompagna da molto tempo le nostre nazionali. Da sempre seguo le vicende sportive italiane ed elvetiche tifando per entrambe le nazionali visto che, pur essendo italiano, ormai ho raddoppiato in Svizzera gli anni vissuti precedentemente in Italia prima di emigrare in questo Paese.

Quando gli “stranieri” vestivano già l’azzurro

Pertanto nella mia vita di calciatori e di atleti, in genere, che hanno vestito la maglia delle due nazionali ne ho visti di tutti i colori.

Da giovane, ancora in Italia, sono stato tifoso della nazionale azzurra di calcio in cui, allora, giocavano alcuni bravissimi “oriundi” (cioè persone nate e già residenti in un Paese estero in cui erano emigrati dall´Italia i loro genitori o ascendenti) come, per esempio, Angelo Sormani (Argentina), Antonio Angelillo (Argentina), Eddy Firmani (Sud Africa), Josè Altafini (Brasile), Miguel Montuori (Argentina), Omar Sivori (Argentina) e Roberto Di Matteo (Svizzera).

Oppure in anni più recenti altri oriundi – ma ormai definiti “doppi cittadini” – come: Emerson Palmieri (Brasile), Jorginho (Brasile, pseudonimo di Jorge Luiz Frello Filho), Mateo Retegui (Argentina), Mauro Camoranesi (Argentina), Thiago Motta (Brasile) tanto per citarne alcuni.

Dagli oriundi ai nuovi italiani

Morale: agli sportivi italiani poco importava che fossero oriundi o doppi cittadini. Ciò che contava era che giocassero bene e contribuissero alle vittorie della nazionale, anche se qualcuno di loro aveva una carnagione leggermente abbronzata persino in inverno.

Poi… poi, sia nel calcio che nell´atletica attuale, cominciano ad esserci – sempre più spesso – giovani donne e uomini proprio di pelle nera, figli di immigrati subsahariani oppure di coppie miste, nati o comunque cresciuti in Italia.

Ed allora ecco uscire allo scoperto i soliti difensori della razza ariana o caucasica che storcono il naso e mettono in dubbio la italianità di questi atleti: alcuni con pudore, altri senza alcun ritegno (diciamo stile Vannacci).

Un medagliere che racconta un’Italia diversa

Mentre altri ancora trattengono la loro indole razzista di fronte ad un ricchissimo medagliere dell´Italia ai recenti campionati europei di nuoto e di atletica di Parigi e Londra al quale hanno contribuito ben 20 atleti italiani di colore o con radici straniere: Alexandrina Mihai, marciatrice (origini moldave), Andy Diaz, salto triplo (origini cubane), Dariya Derkach, salto triplo (origini ucraine), Fausto Desalu, velocista (origine nigeriane), Larissa Iapichino, salto in lungo (padre italiano e madre britannica di colore), Mohamed Soudassi, velocista (origini marocchine), Nadia Battocletti, fuoriclasse del fondo (padre italiano e madre marocchina), Sara Curtis, nuotatrice (padre italiano e madre nigeriana), Sofija Jarem?uk, maratoneta (origini ucraine), Zane Weir, lanciatore nel peso (origini sudafricane).

Il tema dei doppi cittadini nello sport riguarda naturalmente anche la Svizzera.

Ma tutti questi personaggi di indole razzista (con pudore o senza ritegno), li abbiamo ovviamente pure in Svizzera – ci mancherebbe – come quelli (non tanti per fortuna) che hanno smesso di tifare per la nazionale di calcio elvetica, non riconoscendola più come tale, da quando vi giocano i vari: Ricardo Rodriguez nato a Zurigo, con padre spagnolo e madre cilena; Breel Embolo nato a Yaoundé in Camerun e naturalizzato svizzero; Denis Zakaria di origini congolesi e sudsudanesi; Haris Seferovi? nato in Svizzera da genitori fuggiti dalla Bosnia; Granit Xhaka nato a Basilea da genitori di etnia albanese originari del Kosovo; Manuel Akanji di origini nigeriane (padre nigeriano e madre svizzera); Ruben Vargas nato in Svizzera con origini della Repubblica Dominicana (da parte di padre); Xherdan Shaqiri nato a Gjilan, in Kosovo, di etnia albanese.

Un’opinione diffusa anche nel resto d’Europa

Un´opinione quella di questi elvetici, peraltro, abbastanza diffusa in Europa visto che, in occasione del recente campionato del mondo disputatosi in nord America, vi è stato addirittura l´ex Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoi che, in un editoriale su un quotidiano spagnolo, ha scritto che la squadra nazionale di calcio della Francia gioca “senza francesi” essendo composta, spesso, di soli calciatori di origine africana!

La globalizzazione cambia anche le nazionali

Evidentemente, non è facile per tutti gli ariani e caucasici farsi una ragione del fatto che la globalizzazione abbia portato anche a questi cambiamenti nel colore dell’epidermide di popolazioni tradizionalmente bianche.

C´è solo da sperare che la generazione “Z”, e dell´era digitale, non inculchi semi di razzismo nella testa dei propri figli, ma se il buon giorno si vede dal mattino ne ho personalmente qualche dubbio!

Dino Nardi


Altri articoli e riflessioni li puoi leggere nella rubrica di Dino Nardi de L’ECO.

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