Innovazione e passione nel cuore del Museo Nazionale
Abbiamo il piacere di presentarvi una figura di spicco nel panorama culturale svizzero: Denise Tonella, la direttrice del Museo nazionale svizzero.
Originaria del Ticino, regione che incarna una profonda connessione con l’Italia e il suo vasto patrimonio artistico e culturale, Denise Tonella ha portato una ventata di innovazione e passione nel cuore del museo nazionale.
La sua esperienza, unita alla sua visione moderna e inclusiva, sta trasformando il Museo nazionale, di cui fa parte anche il Landesmuseum di Zurigo, in un’istituzione ancora più accessibile e coinvolgente.
Per celebrare il suo percorso e le sue realizzazioni, abbiamo deciso di dedicare due pagine intere a questa intervista esclusiva, dove Denise ci parla della sua vita, delle sfide affrontate, e dei progetti futuri che ha in serbo per il Museo nazionale. Speriamo che questa intervista vi ispiri e vi inviti a riscoprire il patrimonio culturale della Svizzera.
Grazie per averci concesso questa intervista. Può raccontarci un po’ di lei e del suo background?
Sono nata in Leventina, una valle di montagna dell’alto Ticino che culmina nel Massiccio del San Gottardo. I miei genitori avevano molti animali, sono quindi cresciuta a stretto contatto con la natura. D’estate facevamo il fieno e trascorrevamo molte settimane ai monti. Negli anni del liceo ho scoperto la cultura e la mia passione anche per la storia. Durante il mio percorso di vita e lavorativo, ho sempre seguito la mia curiosità.
Quando ho iniziato il liceo, immaginavo di diventare infermiera, poi mi sono accorta che era invece la storia ad attrarmi. All’Università a Basilea, non sapevo cosa avrei fatto dopo, da storica. Ho lavorato inizialmente in campo cinematografico, in particolare documentaristico, poi ho avuto l’occasione di realizzare diversi filmati per delle mostre e pian piano, senza quasi accorgermene, mi sono trasformata in curatrice di mostre e ho ricevuto un impiego fisso al Museo nazionale svizzero.
Ho avuto l’occasione di concepire e realizzare diverse mostre dedicate a temi molto diversi come la Battaglia di Marignano del 1515, il Rinascimento, la storia dei diritti delle donne oppure la mostra permanente sulla storia svizzera dal Medioevo ad oggi. Sin dai tempi degli studi ho viaggiato molto, specialmente in Asia.
Il viaggiare in generale, che sia per il mondo o attraverso le epoche storiche, è per me qualcosa di estremamente arricchente e una grande possibilità per aprire gli orizzonti. Amo inoltre le lingue e sono sempre motivata ad impararne una nuova, perché si tratta di preziose chiavi verso mondi che altrimenti rimangono in buona parte inaccessibili.
Cosa l’ha portata ad assumere il ruolo di direttrice del Museo nazionale svizzero?
Ciò che mi ha spinto a candidarmi era il mio interesse per le questioni strategiche e la possibilità di poter contribuire a condurre verso il futuro un’istituzione importante al servizio della società.
Le domande che mi guidano dal primo giorno sono: come possiamo, con le nostre offerte, essere rilevanti per la società? Come possiamo, attraverso la storia, dare orientamento nel presente? Come vogliamo dialogare con il pubblico? E come possiamo attivare il patrimonio culturale che conserviamo, in modo da renderlo vivo e accessibile per il pubblico di oggi? È una grande responsabilità, ma anche un grande privilegio, quello di poter contribuire alla partecipazione culturale e alla coesione culturale.
Crescere in una regione dove si parla italiano, molto vicina all’Italia, una nazione con un patrimonio artistico e culturale immenso, come ha influenzato il suo percorso professionale?
Avendo studiato a Basilea e sempre lavorato in Svizzera tedesca, la vicinanza con l’Italia non ha influenzato direttamente il mio percorso professionale. La mia lingua madre è però e rimarrà sempre l’italiano, così come il mio background culturale sarà sempre italiano. Al liceo non abbiamo letto Friedrich Dürrenmatt o Max Frisch, ma Ariosto, Boccaccio, Moravia, Pirandello, tutti autori che i miei compagni e le mie compagne di studio non conoscevano.
E questo naturalmente ha influenzato il mio modo di vedere le cose, di percepire il mondo. Inoltre, il mio legame con il Ticino e con la cultura italiana mi permette forse oggi di dare particolare attenzione alla storia della Svizzera italiana e della migrazione italiana in Svizzera, tema che abbiamo abbordato l’anno scorso con il un nuovo formato intitolato “Esperienze della svizzera – Italianità”.
Quali sono alcune delle sfide principali che ha affrontato da quando è diventata direttrice?
Una delle sfide per qualsiasi persona alla guida di un grande museo è senz’altro quella di trovare un equilibrio tra quello che si ritiene importante fare ed offrire al pubblico e le possibilità date dalle finanze e dalle risorse umane a disposizione. Inoltre, se si introducono nuovi temi, nuovi modi di lavorare o processi come la trasformazione digitale, è importante riuscire a guidare i collaboratori e le collaboratrici nei cambiamenti.
La ripresa dopo la pandemia è stata anch’essa una sfida, ma nel frattempo i musei hanno di nuovo molto pubblico e questo ci fa molto piacere. A livello museologico, una delle grandi sfide è stata, l’anno scorso, quella di introdurre una nuova tecnologia sonora interattiva per la mostra “La Svizzera, paese di lingue”, che ci ha ci ha permesso di creare un viaggio sensoriale attraverso le regioni linguistiche della Svizzera.
Per i musei, sono anni particolarmente dinamici. Nel 2022 è entrata in vigore la nuova definizione di museo del Consiglio internazionale dei musei (ICOM), che ha introdotto importanti tematiche come la diversità, la sostenibilità, l’inclusione o la partecipazione del pubblico all’offerta museale.
Si tratta di linee guida strategiche importanti, ma impegnative e che caratterizzano anche il nostro lavoro al Museo nazionale e che sono accompagnate da importanti progetti non solo legati alla nostra offerte in situ e online, ma anche alle nostre proprie strutture interne.
Quali sono le sue priorità per il futuro del Museo nazionale?
Fra le nostre priorità c’è la volontà di dare ancora maggiormente priorità ad un approccio orientato al pubblico. Vogliamo conoscere meglio i suoi bisogni e lanciare dei progetti che permettano di coinvolgerlo maggiormente. L’anno scorso, in occasione del 125° anniversario del Landesmuseum a Zurigo, abbiamo realizzato il progetto “1898-2023-2148”. Quattro classi di liceo, tra cui anche una classe ticinese, hanno scelto degli oggetti, che potrebbero essere esposti tra 125 anni per dare un’idea di ciò che avviene nel nostro presente.
Che cosa dovrebbero conoscere le generazioni future del mondo di oggi? È una domanda che, al museo, ci poniamo costantemente. Gli oggetti scelti dalle classi offrono un ritratto illuminante delle identità e delle molteplicità della Svizzera e sono stati integrati nella collezione del nostro museo. Per quanto riguarda le mostre, una priorità ha senz’altro la scelta continua di tematiche che possano portare il pubblico a riflettere non solo su ciò che è stata la Svizzera in passato, ma anche su ciò che la caratterizza oggi.
L’ideale è quello di riuscire a dare orientamento e dei mezzi per meglio comprendere il presente e creare un ponte anche verso il futuro. Fra i temi scelti a partire dal 2025 troviamo la storia della musica techno, la storia della psicoanalisi in Svizzera, oppure l’impatto della musica popolare ed esposizioni che parlano del nostro modo di porci verso la natura o che ripercorrono importanti temi di epoche più lontane, come l’influsso dei monaci irlandesi a San Gallo più di un millennio fa. Non mancheranno anche riflessioni sulla storia delle banche o della guerra.
Come descriverebbe l’importanza del Museo nazionale nella promozione della cultura svizzera?
Siamo un’istituzione della memoria, conserviamo più di 870’000 oggetti nei nostri depositi che raccontano più di 6000 anni di storia e di vicissitudini sul territorio che forma oggi la Svizzera. Il nostro compito non è solo quello di conservare questo patrimonio, ma di renderlo vivo e accessibile a tutte le persone interessate.
In questo senso abbiamo una grande responsabilità, ma anche un grande potenziale che ci permette di promuovere la cultura svizzera. Poiché ogni oggetto conservato ci racconta sempre nuove storie, basta continuare a porre nuove domande al passato. In questo senso, il nostro racconto non terminerà mai, ma potrà rinnovarsi sempre, ogni generazione.
C’è una mostra recente o futura di cui è particolarmente orgogliosa? Sto aspettando con impazienza l’inaugurazione della nostra grande mostra autunnale che aprirà il 13 settembre 2024 e che sarà dedicata agli intrecci coloniali della Svizzera.
È un tema molto discusso all’interno della società e sui cui sono state pubblicate diverse importanti ricerche negli ultimi anni. Ci stiamo lavorando da ormai quasi tre anni. Un tema impegnativo, che tocca anche delle ferite all’interno della nostra società e che ci permette di porre molte nuove domande al passato e a numerosi oggetti della nostra collezione.
Ha un ultimo messaggio per i nostri lettori?
Viviamo in un mondo segnato da crisi multiple. Il nostro ruolo in quanto istituzione culturale e della memoria è più importante che mai. Continueremo a impegnarci anche in futuro per incoraggiare il nostro pubblico a riflettere e per dargli degli stimoli che gli permettano di confrontarsi con la diversità della cultura e della storia svizzera.
Sono convinta che, volgendo lo sguardo al passato, possiamo promuovere la comprensione del presente e ampliare la visione della nostra vita.
A cura della Redazione

