La Console Eugenia Berti declama tre poesie inedite dal leggio scultoreo egidio di Marco Papa sulle rive del Reno a Basilea durante Art Basel 2026.

Il leggio “egidio” di Marco Papa accoglie la poesia della Console Eugenia Berti

Console Eugenia Berti protagonista di un intenso momento dedicato all’arte e alla poesia sulle rive del Reno, a Basilea, dove ha declamato tre poesie inedite dal leggio scultoreo egidio, opera dell’artista Marco Papa, nell’ambito degli eventi collaterali di Art Basel.

Sabato 20 giugno 2026, nella cornice di Art Basel, sulla riva del Reno in Schaffhauserrheinweg 5, a Basilea, di fronte alla sede del Consolato d’Italia, la scena era essenziale. Al centro, posato sulla riva, egidio: il leggio scultoreo in legno a strisce e tonalità diverse, opera di Marco Papa. Le venature chiare e scure del legno sembravano richiamare la corrente stessa del fiume.

Il leggio scultoreo egidio di Marco Papa sulle rive del Reno a Basilea, con il ponte sullo sfondo durante Art Basel 2026.

La Console Eugenia Berti ha aperto l’incontro con parole dirette e partecipate. Ha parlato della comunità italiana di Basilea come di un ponte tra due sponde, proprio nei giorni in cui Art Basel richiamava in città il mondo dell’arte contemporanea. Ha quindi ringraziato Marco Papa per aver portato egidio sulle rive del Reno, valorizzando un’opera nata in Sicilia e dimostrando, ancora una volta, come l’arte sappia superare gli stereotipi che troppo spesso accompagnano quella terra. Un leggio vivo davanti alla sede del Consolato, simbolo di incontro tra arte, istituzioni e comunità.

Poi si è avvicinata a egidio, ha appoggiato i fogli sul piano inclinato del leggio e ha declamato tre poesie inedite di sua composizione. Tre testi scritti per l’occasione, dedicati al Reno e alla sua riva. La sua voce ha accompagnato il pubblico in un momento di intensa partecipazione, mentre le venature del legno sembravano dialogare con il ritmo delle parole e con lo scorrere del fiume.

Alla fine, silenzio e solo il Reno. La Console ha appoggiato la mano sul legno di egidio. Nessun taglio del nastro, nessuna foto di rito. Solo un gesto semplice, insieme umano e istituzionale, davanti a un’opera che invita all’ascolto e al dialogo, sulla riva di un fiume che da sempre unisce persone, culture e storie.

A Basilea, sulle rive del Reno, il leggio egidio di Marco Papa ha accolto la voce della Console Eugenia Berti. E il fiume ha fatto il resto: ha accompagnato le parole, trasformandole in un momento di condivisione e riflessione, nel segno dell’arte, della poesia e della comunità italiana.

Nella cornice di Art Basel, la declamazione della Console Eugenia Berti dal leggio egidio di Marco Papa ha dato vita a un momento di incontro tra arte, poesia e istituzioni sulle rive del Reno.

Nota: egidio deriva dal latino Aegidius, “colui che porta lo scudo”, il protettore. Un nome che ben rappresenta un leggio pensato per sostenere e custodire la parola.

Graziella Putrino


Pubblichiamo integralmente i tre testi così come sono stati declamati durante l’inaugurazione.


La prima poesia è una riflessione intima sul legame tra il fiume e la memoria. Il Reno diventa presenza viva, capace di lasciare tracce anche quando sembra allontanarsi.

Amarperdona

Eri ferma all’entrata del labirinto.
Avrei voluto scuoterti per le spalle e trascinarti via.
Per te ho masticato l’amaro del perdono.

Il tuo abbraccio era come il nastro della Luna sul lago.
Al risveglio, credevo di aver sognato,
invece, mi ritrovo sul corpo l’argento delle tue onde.
L’odio m’incaglia all’indifferenza, l’amore all’ossessione,
sono altrove, anzi, non sono più.

Domani riceverai la mia urna e quando vorrai,
potrai vuotarla del nulla che contiene.

La prima poesia è una riflessione intima sul legame tra il fiume e la memoria. Il Reno diventa presenza viva, capace di lasciare tracce anche quando sembra allontanarsi.

Nella seconda poesia il tema cambia radicalmente. Le immagini evocano il viaggio, la guerra, le migrazioni e il peso della memoria collettiva.

Ultimi

Eravate niente, finché non siete arrivati alla parata finale.
Dopo aver percorso chilometri,
vi siete ritrovati ai piedi scarponi logori.
Da giovani avevate raccolto pietruzze
lungo il sentiero della vita, ora sono lapidi.
Così vicini all’orrore eppure storditi dallo smartphone,
avete atteso sullo schermo l’applicazione
di un dolore mai provato,
a svelare l’enigma di quegli scarponi
sformati da un cammino che vi è stato imposto.

Nella seconda poesia il tema cambia radicalmente. Le immagini evocano il viaggio, la guerra, le migrazioni e il peso della memoria collettiva

La terza composizione è essenziale, quasi una litania. La guerra viene raccontata come una presenza che continua ad accompagnare la storia dell’uomo anche nei periodi di apparente pace.

La guerra in tempo di pace

Sale scalza le scale del Paese
Ammira dall’alto lo spazio illuminato
Canta ingenua le rime della Vittoria
Aspetta ignara la Morte ormai palese
Si prepara agli inganni della Gloria
Si mostra alle nebbie della Memoria
Si sotterra nel fondo della caverna
Si dichiara nella notte della Storia
Di nostra umanità amica fraterna
La guerra

Le fotografie che illustrano questo articolo sono di Mimmo Muccio. Per scoprire altre immagini dell’evento è possibile visitare la galleria fotografica completa disponibile al link:

https://www.picdrop.com/foto-mimmo/RQui84cuxm

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