Confiteor – La storia di noi tutti

Piergiorgio Paterlini ci consegna un mondo, non soltanto un libro

Ci sono autori che hanno un  posto fisso nella biblioteca  di casa mia e, di conseguenza, sono spesso presenti nel  mio blog. Ciò accade non  tanto per quello che scrivono, ma è il  modo in cui scrivono, così vicino alla  mia sensibilità, che me li rende cari.  Uno di questi scrittori è sicuramente  Piergiorgio Paterlini, che qualche me se fa ha pubblicato il libro che vi presento oggi, Confiteor, edito da Piemme.

L’editore presenta il libro con le seguenti parole: “Piergiorgio Paterlini ci consegna un  mondo, non soltanto un libro. Raccontando di sé ? in una confessione sorprendente, spregiudicata, il bisbiglìo a  un amico durante una lunga notte ?  incrocia la sua storia personale con  quella di un Paese, tra amarcord e  ricerca delle radici, tra romanzo di  formazione e la scelta di vivere “dalla  parte del torto”, in un turbinìo di  episodi e riflessioni, fratture, ricomposizioni, struggimenti, sliding doors e  sogni impossibili agguantati con tenacia, accadimenti mai svelati, fino  all’approdo cui è arrivato come uomo,  come pensatore, come giornalista, come scrittore.

I grandi della letteratura  fanno così. Non un’autobiografia, ma  un modo tutto particolare di guardare  retrospettivamente a sé stesso che  coinvolge e rapisce, un “memoriale”  commovente e colto che tiene insieme forza romanzesca e narrazione ci vile, passioni, legami, amori, maestri.  E i “secoli” che hanno visto protagonista il suo sguardo di intellettuale  dolcemente libero”.

Piergiorgio Paterlini

L’autore racconta di sé, della sua fa miglia, delle sue esperienze, eppure in  ogni pagina che leggevo sembrava  che il libro stesse parlando a me, a  me soltanto, come se il resto del mondo non esistesse.

A prima  lettura (lo confesso, diverse pagine le  ho rilette più volte, per assorbirle  meglio) sembrerebbero non esserci  tante similitudini, almeno per quanto  riguarda il periodo dell’infanzia?  l’autore infatti scrive della fine degli  anni ’50 e dell’inizio degli anni ’60, io  sono nato all’inizio degli anni ’70,  l’autore è cresciuto in pianura, io al  mare, eppure le storie raccontate le  ho vissute anch’io, fatte le debite  proporzioni. Come l’autore, anch’io  da bambino ho rischiato di morire di  peritonite, e questo è solo il primo  dei punti in comune.

Quando io, da giovane universitario,  leggevo Cuore, Paterlini era quello  che lo scriveva, quando andavo a  teatro  a vedere gli spettacoli  dell’amatissima Lella Costa, Paterlini  era uno degli autori dei testi. Più  andavo avanti nella lettura, più mi  ritrovavo a riflettere su episodi della  nostra storia di cui ero stato, se non  proprio  protagonista, quantomeno  testimone. Oltre ai fatti, che nel testo sono la  maggioranza, fanno riflettere molto  anche le opinioni di Paterlini, alcune  “in direzione ostinata e contraria”. 

Molto originale, e riflettendoci molto  vera, quella sull’omosessualità. Paterlini descrive la sua ultima fatica  cosi: «Confiteor è il racconto dell’uomo che sono diventato, non flusso di  coscienza, ma fatti, storie. E l’attraversamento, in settant’anni di vita, di tre  secoli, dal mio “Ottocento” a oggi». Io penso invece che, partendo dalla  sua storia personale, grazie al sapiente uso della parola, l’autore trasformi  la storia di un uomo nella storia di noi  tutti, rendendo le pagine di Confiteor  letteratura pura.

Di Maurizio Nappa Improta

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