Il diritto di cittadinanza per gli italiani nel mondo: opinioni a confronto

Negli ultimi giorni si è acceso un acceso dibattito tra le forze politiche italiane in Svizzera e le comunità italiane all’estero, in seguito all’approvazione del decreto-legge n. 36 del 2025 che modifica le regole sulla cittadinanza italiana per ius sanguinis.

Da un lato, il Partito Democratico Svizzera esprime una netta opposizione, denunciando un provvedimento che penalizza gli italiani nel mondo e mette a rischio un legame storico e culturale fondamentale.

Dall’altro, Dino Nardi propone una riflessione critica sul concetto stesso di italianità e cittadinanza, sottolineando le complesse realtà di chi vive lontano dall’Italia da molte generazioni.

Di seguito, pubblichiamo integralmente i due comunicati per permettere a ciascuno di farsi un’opinione su questo tema di grande attualità e sensibilità:

Un attacco agli italiani all’estero

Il Pd Svizzera ha pubblicato il seguente comunicato: Il 21 maggio 2025 sarà ricordato come un giorno nero per le comunità italiane nel mondo.

Con 137 voti favorevoli, 83 contrari e 2 astenuti, la Camera ha approvato in via definitiva il decreto-legge n. 36 del 2025, che introduce modifiche radicali alla cittadinanza italiana per discendenza (iure sanguinis).

Il Partito Democratico ha espresso una ferma opposizione, denunciando un provvedimento ingiusto nei contenuti e viziato nel metodo: si è agito con decretazione d’urgenza su una materia di rilievo costituzionale, senza vera urgenza né confronto parlamentare.

Il decreto modifica la legge n. 91/1992, stabilendo che chi nasce all’estero con un’altra cittadinanza non trasmetterà più automaticamente la cittadinanza italiana, con effetti retroattivi e limitate eccezioni (come domande presentate entro il 27 marzo 2025).

Fabio Porta (PD): “Un colpo di accetta contro il legame storico con gli italiani nel mondo”.

Nicola Carè (PD): “Non è una modernizzazione, ma uno svuotamento dello ius sanguinis”.

Christian Di Sanzo (PD): “Punite i nostri giovani emigrati, trattandoli come traditori della Patria”.

Toni Ricciardi (PD): “Trattate gli italiani all’estero come una minaccia alla sicurezza nazionale. Ma l’italianità non si cancella con un decreto”.

Il PD ha duramente criticato l’assenza di una consultazione degli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero, come il CGIE, e ha ricordato l’importanza storica ed economica dell’emigrazione italiana, con 35 milioni di partenze e miliardi di rimesse che hanno contribuito allo sviluppo del Paese.

Questo decreto taglia diritti, crea disparità temporali assurde tra figli di emigrati e complica la vita degli italiani all’estero, già alle prese con consolati sovraccarichi e lentezze burocratiche.

Gli eletti all’estero della maggioranza di Governo? Non hanno mosso un dito.

È l’emigrazione la nostra vera identità collettiva

In Aula, durante la dichiarazione di voto contrario del Partito Democratico, il deputato Toni Ricciardi, eletto nella ripartizione Europa, ha pronunciato parole forti e appassionate:

“Che cosa significa italianità? Dove la troviamo? Nelle comunità all’estero, nella lingua, nelle tradizioni, nell’italiano parlato in Brasile o in Argentina? Se vogliamo davvero una definizione comune, è solo una: l’emigrazione è l’esperienza collettiva che ci unisce.” E ha lanciato un appello accorato:

“Come spiegherete ai bellunesi, veneti, bergamaschi, umbri, lucchesi, marchigiani, abruzzesi, siciliani, laziali, cilentani, salentini e calabresi che i loro figli e nipoti, doppi cittadini, rischiano di non essere più italiani? A chi ha insegnato mestieri in Europa, inventato il fish and chips, fatto conoscere la pizza, lavorato nelle fabbriche tedesche e pagato con la vita a Marcinelle… ora dite che non potranno più trasmettere l’identità italiana. Date la cittadinanza a Milei, ed ai figli e nipoti di Marcinelle?”

Noi stiamo con le italiane e gli italiani all’estero.

E continueremo a difenderne i diritti.

Pd Svizzera

La cittadinanza agli italodiscendenti. Cui prodit?

Scusate cari amici e compagni, ma di quali italiani all’estero si tratta? 

Quelli di quarta/quinta generazione i cui avi emigrarono a fine ‘800 o inizio ‘900? 
Quelli i cui piú vicini ascendenti già non parlavano piú la lingua italiana? 
Quelli che non solo non conoscono la lingua di Dante ma non sono neppure mai venuti in Italia? 
Quelli che nello sport quando la squadra del loro Paese incontra l’ Italia tifano per quella del loro Paese? 
Quelli che una volta ottenuto il passaporto italiano, ovvero dell’UE (il piú ambito al mondo), si trasferiscono poi in Spagna o Portogallo o in altri Paesi ma raramente in Italia? 
Ecco, é per queste persone che si sta difendendo il diritto alla cittadinanza italiana per jus sanguinis. Per onestà intellettuale si dovrebbe riconoscerlo, poi che le loro origini ne facciano i primi usufruitori e divulgatori del made in Italy nessuno lo disconosce, tantomeno il sottoscritto. Ma da qui a ritenerli cittadini italiani ce ne passa.
Quantomeno per il sottoscritto da sempre, peraltro, contrario alla doppia cittadinanza. Infatti, pur figlio di emigrati italiani in Svizzera e io stesso emigrato in questo Paese da 55 (cinquantacinque) anni, non ho mai ritenuto di prendere la cittadinanza elvetica anche se amo questo Paese e forse forse sono diventato piú svizzero di tanti elvetici! Tanto che, mentre per i miei amici svizzeri continuo ad essere “un italiano”, per i miei conterranei toscani sono ormai “lo svizzero”! Ergo, una vita da straniero. 
Dino Nardi
Condividi questo articolo su:

Articoli correlati

SEGUICI SUI NOSTRI SOCIAL