La Circoscrizione Estero rischia di essere svuotata fino a diventare poco più di un nome. È questa l’impressione che emerge dalla nuova legge elettorale in discussione al Senato. E a questo punto è legittimo porsi una domanda molto più scomoda: si sta preparando il terreno per cancellare, prima o poi, la rappresentanza parlamentare specifica degli italiani all’estero?
Forse è una domanda dura. Ma dopo anni di progressivo ridimensionamento della rappresentanza degli italiani nel mondo, fingere che non esista sarebbe ancora peggio.
Prima il taglio dei parlamentari eletti all’estero. Ora la proposta di ridurre drasticamente le ripartizioni territoriali.
Alla Camera rimarrebbero due ripartizioni, mentre al Senato l’intera Circoscrizione Estero diventerebbe un unico collegio.
Un unico collegio per italiani che vivono in Europa, nelle Americhe, in Africa, Asia e Oceania.
Praticamente il mondo intero.
A questo punto viene spontaneo chiedersi: che cosa resta del principio stesso della rappresentanza territoriale?
Prima meno parlamentari, adesso meno territori
Gli italiani residenti all’estero eleggono oggi appena 8 deputati e 4 senatori.
Prima della riduzione del numero dei parlamentari erano 18: dodici deputati e sei senatori.
La rappresentanza è stata quindi già pesantemente ridimensionata.
Ora arriva un altro passaggio: non si eliminano formalmente i parlamentari della Circoscrizione Estero, ma si interviene sulla struttura attraverso la quale vengono eletti, ampliando enormemente il territorio che ciascuna rappresentanza dovrebbe esprimere.
È difficile non vedere una direzione.
Prima si riducono gli eletti. Poi si diluiscono i territori. E domani?
La Circoscrizione Estero resterà soltanto sulla carta?
Un senatore per un elettorato sparso sull’intero pianeta
Il punto più difficile da accettare riguarda il Senato.
Trasformare l’intera Circoscrizione Estero in un unico collegio significa mettere nello stesso bacino elettorale un cittadino italiano residente in Svizzera e uno che vive in Argentina, Canada, Australia, Sudafrica o Giappone.
Quale territorio dovrebbe rappresentare l’eletto?
Quali comunità dovrebbe conoscere?
Con quali associazioni, Comites, consolati e realtà locali dovrebbe mantenere un rapporto costante?
E soprattutto: come può un collegio grande quanto il mondo garantire una vera rappresentanza territoriale?
Non basta chiamarla “Circoscrizione Estero” perché continui automaticamente a esserlo nello spirito con cui era stata concepita.
E la Svizzera dovrebbe preoccuparsi
Per gli italiani residenti in Svizzera il problema non è astratto.
Alla Camera la Svizzera rimarrebbe nella ripartizione Europa. Ma al Senato il voto degli italiani di Zurigo, Basilea, Berna, Lugano, Ginevra o Losanna confluirebbe nello stesso enorme collegio degli italiani residenti nel resto del mondo.
La Svizzera ospita una delle comunità italiane all’estero più numerose, antiche e strutturate.
Ha una storia migratoria particolare, una rete associativa costruita in decenni, Comites, istituzioni consolari, scuole, realtà culturali e problemi specifici legati al rapporto tra Italia e Confederazione.
Tutto questo conta ancora nella rappresentanza politica oppure conta soltanto il numero complessivo dei voti?
Perché se il territorio non conta più, allora bisogna avere il coraggio di dirlo.
Il sospetto di uno smantellamento progressivo
La senatrice Francesca La Marca ha usato parole durissime contro il progetto, denunciando il rischio di distruggere la rappresentanza degli italiani residenti all’estero e annunciando emendamenti per mantenere le quattro ripartizioni esistenti.
Anche il senatore Francesco Giacobbe ha contestato il nuovo assetto, richiamando la necessità di salvaguardare la rappresentanza territoriale delle diverse comunità italiane nel mondo.
Ma il problema ormai va oltre le singole posizioni politiche.
La domanda riguarda l’esistenza stessa della Circoscrizione Estero.
Quando una rappresentanza viene prima numericamente ridotta e successivamente privata, almeno in parte, della sua articolazione territoriale, è legittimo domandarsi quale sarà il passaggio successivo.
Non possiamo sapere se esista già un progetto politico per arrivare alla sua abolizione. Affermarlo come certezza sarebbe scorretto.
Ma il sospetto che si stia preparando il terreno per rendere la Circoscrizione Estero sempre meno significativa è difficile da ignorare.
E sarebbe ingenuo aspettare l’eventuale ultimo atto prima di cominciare a discuterne.
Gli italiani all’estero non sono voti da mettere nello stesso contenitore
Dietro le cifre ci sono persone.
Ci sono milioni di cittadini italiani che vivono fuori dai confini nazionali, pagano tasse nei Paesi in cui risiedono, crescono figli e nipoti mantenendo un rapporto con l’Italia, utilizzano consolati, rinnovano documenti, partecipano alla vita associativa e culturale e continuano ad avere diritti politici riconosciuti dalla Costituzione.
Non sono un blocco indistinto chiamato “Estero”.
Un italiano in Svizzera non vive la stessa realtà di un italiano in Argentina. Un connazionale in Australia non affronta necessariamente gli stessi problemi di chi vive in Germania. E una comunità numericamente più piccola non dovrebbe diventare politicamente invisibile soltanto perché inserita in un collegio smisurato.
La rappresentanza serve precisamente a questo: portare le differenze dentro le istituzioni.
Se eliminiamo progressivamente quelle differenze dal sistema elettorale, che cosa stiamo ancora rappresentando?
La Circoscrizione Estero va riformata, non svuotata
Nessuno sostiene che il sistema attuale sia perfetto. Il voto per corrispondenza presenta criticità. La partecipazione deve essere rafforzata. La sicurezza del voto deve essere garantita. Il rapporto tra eletti e comunità deve diventare molto più stretto. Una riforma è quindi possibile. Probabilmente necessaria.
Ma riformare non significa smantellare.
E soprattutto non si può chiedere agli italiani all’estero di accettare ogni progressiva riduzione della propria rappresentanza come se fosse una semplice questione tecnica.
Perché politica è stata la scelta di istituire la Circoscrizione Estero.
Politica è stata la scelta di ridurne i parlamentari.
Politica è la scelta di ridisegnarne oggi le ripartizioni.
Ed è quindi politica anche la domanda che dobbiamo porre: si vuole ancora che gli italiani all’estero abbiano una propria rappresentanza parlamentare effettiva?
Se la risposta è sì, questa riforma deve essere profondamente corretta.
Se invece l’obiettivo finale è arrivare un giorno alla cancellazione della Circoscrizione Estero, sarebbe più trasparente dirlo apertamente.
Gli italiani all’estero hanno già visto ridurre la propria voce in Parlamento.
Non aspettiamo che diventi un sussurro prima di accorgerci che qualcuno ha spento il microfono.
La Redazione
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