Ogni anno la stessa scena. Gli assicurati aprono la lettera delle casse malati con la stessa serenità con cui si aspetta una cartella fiscale o una multa. Si sa già che andrà peggio. Premi più alti, costi maggiori, nuove giustificazioni. E intanto la politica invita alla calma, alla responsabilità, ai sacrifici.
Poi arrivano i numeri sugli stipendi dei dirigenti delle casse malati. E lì il cittadino capisce una cosa molto semplice: nel sistema sanitario svizzero c’è chi soffre e chi prospera.
La dirigente più pagata è stata Philomena Colatrella di CSS: quasi un milione di franchi, per la precisione 998’600 franchi nel 2025, con un aumento del 17% rispetto all’anno precedente. Subito dietro Roman Sonderegger, numero uno di Helsana, con 996’000 franchi e un incremento addirittura del 20%. Terzo posto per Andreas Schönenberger di Sanitas: 982’500 franchi.
Praticamente il club del milione.
Mentre una famiglia in Svizzera deve calcolare se può permettersi una visita specialistica, ai vertici delle assicurazioni si distribuiscono stipendi da multinazionale. Ma guai a toccare i privilegi dei dirigenti. Guai a pretendere che chi gestisce un sistema obbligatorio abbia almeno il pudore della sobrietà.
Tutto questo dentro un sistema che non è un mercato libero, ma un obbligo imposto per legge.
Ed è qui che nasce lo scandalo vero.
Perché un’assicurazione obbligatoria non dovrebbe trasformarsi in una miniera d’oro per manager superpagati. Non dovrebbe assomigliare a una banca d’investimento. Non dovrebbe dare l’impressione che ogni aumento dei premi serva anche a ingrassare i vertici del sistema.
Ma ormai la sensazione di molti cittadini è proprio questa: più gli assicurati affondano, più qualcuno brinda.
Da anni sentiamo ripetere le stesse parole: “i costi sanitari aumentano”, “la popolazione invecchia”, “la medicina costa”. Tutto vero. Ma allora qualcuno spieghi perché, in nome dei sacrifici collettivi, gli stipendi ai piani alti continuano a correre come se il settore fosse in piena euforia finanziaria.
La verità è che le casse malati hanno perso il senso della misura.
E forse anche quello della vergogna.
E la politica? Discute. Commissioni, studi, tavoli, proposte. Nel frattempo i premi aumentano, gli stipendi dei dirigenti aumentano, e il cittadino paga. Sempre lui.
La cosa più inquietante, però, è un’altra: ci stiamo abituando.
Ci stiamo abituando all’idea che sia normale lavorare una vita e avere paura della cassa malati. Ci stiamo abituando all’idea che un sistema nato per garantire cure diventi un gigantesco apparato burocratico dove i dirigenti guadagnano cifre astronomiche mentre la classe media si impoverisce lentamente.
E allora forse è arrivato il momento di dirlo chiaramente:
questo non è più soltanto un problema sanitario. È un problema sociale. E sta diventando un problema democratico.
Maria Bernasconi
Approfondimenti e temi che fanno discutere nella nostra rubrica Attualità.

