Christian Poggioni recita sul palco accompagnato dal fisarmonicista Danilo Boggini

Capire le guerre per costruire una pace duratura

La Dante Alighieri di Locarno ha celebrato il Centenario del Patto di Locarno con conferenze e uno spettacolo storico-musicale su guerra e pace, coinvolgendo pubblico e artisti in un’emozionante riflessione sulla memoria e l’umanità.

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Benvengano le diverse Dante Alighieri in Svizzera!

Una di esse è quella di Locarno. Fondata nel 1941, l’associazione offre corsi di lingua italiana, conferenze, eventi culturali e attività sociali per promuovere la conoscenza e l’apprezzamento della cultura italiana,fuori dall’Italia. La Dante Alighieri di Locarno è un punto di riferimento importante per la comunità italiana nel locarnese e per chiunque sia interessato alla lingua e alla cultura italiana.

Christian Poggioni e Danilo Boggini sul palco

Nel 2025, l’anno in cui proprio Locarno ha celebrato il Centenario dal Patto di Locarno, la Dante Alighieri ha aderito con entusiasmo alla proposta della città e ha contribuito, realizzando un ciclo di incontri sul tema della pace.

Ha concluso il copioso ciclo di conferenze e testimonianze, come quelle di Massimo Cacciari e Carlo Ossola «Da Erasmo a Kant: un dialogo per la pace», o del chirurgo di guerra e di medicina umanitaria come Flavio del Ponte, con uno sguardo storico sull’estensione e le conseguenze di quell’epoca che ha preceduto il Patto di Locarno, soprattutto per l’Italia e il suo popolo.

«Si è inteso mostrare, dopo l’entusiasmo generale di entrare in guerra, quali orrori e quali conseguenze essa provoca e non solo in battaglia, secondo il principio che più si desidera la pace quando più si conosce la guerra», è la riflessione del presidente della locale Dante Alighieri, professor Carlo Monti.

In effetti, una meticolosa ed ampia documentazione mostrata al pubblico al Palazzo dei Congressi di Muralto, ha permesso di farci rivivere – non con poco dolore e a immensa afflizione – quel vissuto.

Con la presenza di un attore sperimentato come Christian Poggioni, il quale ha declamato in modo accattivante i fatti storici, accompagnato dal fisarmonicista, i testi, come le lettere dei soldati, o quelli di Marinetti e di Ungaretti, sono stati messi molto in risalto e valorizzati.

Durante la rappresentazione storica, era impossibile non cogliere il lampante parallelismo con la nostra realtà geopolitica odierna. Alcuni spettatori hanno reagito con lacrime di commozione; altri, forse consci della drammaticità insita in ogni guerra, hanno mostrato sguardi carichi di rabbia e rassegnazione di fronte a eventi che sfuggono al nostro controllo. Ci si interroga allora: la pace è solo una parola semplice o una realtà complessa? In che modo ciascuno di noi può contribuire? E perché alcuni politici si accaniscono così nella loro strategia geopolitica?

Con il reading musicale Parole e musica per la pace e per la guerra si è concluso il programma 2025 della Dante Alighieri di Locarno. Non si sono però esaurite le riflessioni sulla guerra e sulla pace, né la sete di cultura e la voglia di scoprire nuove curiosità sulla lingua italiana.

Vi invitiamo ad iscrivervi a questa preziosa associazione. Ricordiamo le tariffe:

– Giovani fino a 25 anni: 10 chf

– Adulti: 40 chf

– Coniugi e conviventi: 70 chf

L’iscrizione si effettua online sul sito: Società Dante Alighieri Locarno Le comunicazioni e gli inviti avvengono solo tramite posta elettronica. Le cordinate per il versamento della quota sociale: IBAN: CH 73 0900 0000 6500 9341 4 – Società Dante Alighieri di Locarno, via Luigi Lavizzari 2, 6600 Locarno.

Christian Poggioni, come chicca finale, ha voluto regalarci il Suo tempo e ha risposto con molta disponibilità alle domande della nostra redazione:

Come nasce la collaborazione tra la Dante Alighieri di Locaro e Lei?

Il presidente dell’associazione è venuto a vedere un mio spettacolo ispirato alla grande guerra al Teatro San Teodoro di Cantù. Il mio lavoro gli è piaciuto e così ha pensato di coinvolgere me nello spettacolo che voleva realizzare lui, dedicato a questo tragico evento.

Si vuole presentare?

Mi sono diplomato come attore alla scuola del Piccolo Teatro di Milano, dove ho avuto la fortuna di avere grandissimi maestri tra i quali lo stesso Giorgio Strehler – uno dei massimi registi del novecento.

Da oltre vent’anni lavoro in teatro come attore, regista e anche produttore. Parallelamente all’attività didattica, da molti anni sono formatore teatrale presso l’Università Cattolica di Milano e conduco laboratori in altre istituzioni, tra cui l’Università Statale di Trento. Ho inoltre tenuto corsi di public speaking e team building per organizzazioni e aziende, tra cui Gucci.

Che cosa rappresenta per Lei come regista e attore fare teatro storico?

La mia formazione è stata molto classica al Piccolo Teatro di Milano, dove per classico non si intende solo ciò che è antico, ma tutto ciò che ha un valore profondo e duraturo per l’essere umano. Naturalmente in quest’ottica affrontare tematiche storiche e raccontare i grandi eventi dell’umanità è una sfida che mi stimola profondamente, soprattutto nel cercare di rendere questo racconto stimolante per il pubblico, quanto lo è per me.

La combinazione con la fisarmocia e i canti dell’epoca sono un connubbio felice. Sarebbe stato diverso senza di essi?

Devo dire che la fisarmonica è stato lo strumento ideale, pochi altri strumenti avrebbero avuto un effetto più efficace nel creare la giusta atmosfera di quegli anni della Storia sul Patto di Locarno.

Come ha percepito Lei il pubblico in sala?

Estremamente attento e coinvolto, consapevole di stare partecipando ad un importante rito di memoria collettiva.

Ci saranno repliche?

Ci auguriamo. Magari presso altre società della Dante Alighieri in Svizzera.

La Dante Alighieri ha registrato questa rappresentazione? Sarebbe possibile proporre questo spettacolo storico come omaggio, oppure includerlo in un percorso scolastico nei corsi di lingua e cultura italiana?

Questo lo dovrebbe chiedere al Presidente della Dante Alighieri di Locarno, Professore Carlo Monti.

Lascio a Lei un commento, un’aggiunta, un appello finale per chi ci legge, ringraziandoLa per averci impreziosito culturalmente e storicamente e per la Sua gentile disponibilità.

Il mio lavoro è raccontare delle storie affinchè possiamo in esse rispecchiarci e grazie ad esse riconoscere la nostra umanità. Spero di esserci riuscito, almeno un poco, anche questa volta a Locarno.

Graziella Putrino

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