In Italia – e più in generale in Europa, nei Paesi dell’Occidente come pure in altri Paesi del globo – noi “Baby boomer” (nati nel periodo 1946-1964) o “preboomer”, se fortunatamente ancora in vita, possiamo dirci davvero fortunati per essere stati testimoni di così tanti e notevoli cambiamenti nella vita quotidiana come mai vi sono stati in passato nello stesso arco di una generazione. Infatti siamo nati e cresciuti in un mondo che quando lo raccontiamo ai nostri figli e, soprattutto, ai nostri nipoti questi ci guardano increduli rispondendoci con la classica frase “ma che dici!”.
NATI TROPPO PRESTO
E, d’altra parte, come essere credibili quando si racconta loro che:
– il giocattolo (al singolare), per i più fortunati, arrivava per il compleanno e per Natale e, spesso, il regalo era peraltro un oggetto utile e non un vero e proprio giocattolo;
– d’inverno, per i ragazzi che vivevamo in campagna, era uso andare a scuola portandosi a turno un pezzo di legna per poter riscaldare l’aula;
– per i figli di operai o contadini i genitori – fin quando erano bambini o ragazzi – si compravano i vestiti o i cappotti “a crescenza”, ovvero di una taglia o due più grandi in modo che si potessero indossare per vari anni a venire: prima accorciandoli per poi riallungandoli;
– un paio di scarpe nuove, per lo stesso motivo, venivano acquistate con un numero più grande e sotto la suola, per evitare che non si consumassero, venivano applicate delle alette di acciaio;
– spesso sia i vestiti che le scarpe dei figli (figlie) venivano poi riutilizzate dai fratelli (sorelle) più piccoli;
– nella maggior parte delle case ci si riscaldava solo grazie alla legna da bruciare in un camino oppure in una stufa a legna multi uso (per riscaldare la casa, per cucinare, per scaldare l’acqua in una sua vaschetta laterale, per ricavarne il carbone ardente da mettere in uno recipiente (vaso di coccio con un braccetto) che serviva per scaldare i piedi ed il letto nel periodo invernale;
– per lavarsi ci si metteva in piedi dentro una tinozza zingata riempita con l’acqua calda della stufa a legna utilizzando lo stesso sapone anche per lavarsi i capelli che poi venivano asciugati avvicinandosi al camino oppure alla stufa o al sole in estate;
– l’acqua corrente nelle abitazioni era una rarità per cui, all’esterno, vi era un pozzo artesiano utilizzato spesso da più famiglie per attingervi l’acqua per gli usi domestici e per riempire una vasca dove farvi il bucato;
– per i bisogni corporali vi era una latrina, anche in questo caso per lo più all’esterno dell’abitazione e, in mancanza della carta igienica all’epoca inesistente, per l’igiene ci si arrangiava come si poteva;
– per le comunicazioni c’era il tradizionale passa voce oppure la posta o i telegrammi;
– per gli spostamenti vi erano le camminate a piedi, la bicicletta oppure la corriera o il treno poiché un motociclo era un lusso per pochi e, men che meno, un’automobile;
– un lavoro salariato stabile era una chimera per molti che, infatti, erano costretti ad emigrare per garantirsi un reddito sicuro;
– il divertimento era limitato per i giovani al gioco del pallone, mentre per gli uomini alla frequentazione di un bar e, più in generale, per i più abbienti che la possedevano, all’ascolto di una radio oppure alla visione di un film nel cinematografo più vicino o, ancora, al ballo in qualche balera;
– per le vacanze estive, in genere, si approfittava per riposarsi tra le mura domestiche oppure ci si spostava da casa per delle scarpinate nelle montagne circostanti mentre per i più fortunati vi era un fiume o il mare per abbronzarsi e farsi una nuotata rinfrescante;
– per gli incontri amorosi (sic!), in gioventù, si approfittava andando a prendere l’acqua fresca ad una fontanella più o meno nascosta alla vista della gente (spesso denominate non a caso “fontanine dell’amore”), oppure il latte dal contadino vicino ma vi era anche la possibilità (più impegnativa!) di incontrarsi in pubblico in occasione della messa domenicale, al cinema o a una festa da ballo ma, in questi ultimi casi, le femmine erano sotto stretta sorveglianza di un familiare (madre, zia, sorella);
– la scolarità per la maggioranza delle ragazze e dei ragazzi si fermava alla quinta elementare o al diploma di terza media per poi iniziare un apprendistato presso un artigiano per imparare un mestiere, pochi erano quelli che arrivavano a prendersi un diploma di Maturità ed ancor meno chi si laureava, non fosse altro per gli alti costi che comportava la loro frequentazione;
– quando ci si sposava, spesso, il banchetto nuziale si teneva in casa di uno dei due sposi, con un viaggio di nozze limitato a qualche giorno in una località non molto lontana magari ospitati da qualche parente;
– la famiglia, in genere, era composta da tre generazioni – nonni, figli, nipoti – poiché gli anziani venivano accuditi da una figlia o da una nuora, altrimenti l’alternativa era collocarli in quella che, allora, veniva definita “la casa dei poveri vecchi” ovvero una soluzione poco dignitosa per l’intera famiglia.
Ma il mondo stava cambiando: i figli e i nipoti dei Baby boomer avrebbero vissuto esperienze molto diverse. Scoprilo nella seconda parte.

