Una retrospettiva sulla rinomata fiera artistica
Per questa edizione, chiusasi il 16 giugno sera a Basilea, e la prima capitanata dalla nuova direttrice della mostra Maike Cruse, Art Basel ha riunito ben 287 gallerie internazionali di spicco.
Il Global Lead Partner (partner principale a livello mondiale) dell’Art Basel è l’UBS. L’intento è stato, come si preannunciava alla conferenza stampa, di presentare opere d’arte di qualità eccelsa. Questo dalla pittura e scultura alla fotografia e anche per la prima volta in assoluto, di opere digitali.
I nomi degli artisti spaziano dai pionieri dell’inizio del XXmo secolo, ai contemporanei emergenti. Art Basel è rinomata e non offre solamente e puramente arte. Trattasi soprattutto di un punto di riferimento per la scoperta di nuovi talenti, incontri di ogni genere e trampolino di lancio, ahinoi, per il mondo economico sempre più esigente e opaco dell’arte.
A questa edizione si sono incontrate per la prima volta anche 22 gallerie provenienti da tutta Europa, Asia e le Americhe. Le gallerie italiane partecipanti erano ben 20 e meritano di essere menzionate: Alfonso Artiaco, Napoli, Cardi Gallery, Milano, Galleria Continua, San Gimignano, Galleria Raffaella Cortese, Albisola Superiore (Milano), Gagosian, Roma, A arte Invernizzi, Milano, Franco Noero, Torino, Galleria Lorcan O’Neill, Roma e Venezia, Peres Projects, Milano, Lia Rumma, Milano, Marmi e Roma, Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, Torino e Torre Pellice, ZERO…, Milano, Thomas Brambilla, Bergamo.
A noi, le giornate di preview Art 2024 (l’anteprima) e di apertura ad Art Basel e Liste sono sembrate meno affollate delle precedenti edizioni prima del covid. Ciò malgradro, secondo Raffaella Cortese, Art Basel, è ancora all’unisono considerata come la fiera artistica più importante al mondo.
Questo non solo come riferimento al mercato dell’arte, ma anche come una bilancia per pesare fenomeni in atto e scoprirne di potenziali per l’arte, il collezionismo e l’interazione tra gli artisti e i galleristi. In apertura di fiera, la gallerista milanese si è espressa così: «È sempre un’esperienza preziosa per comprendere del collezionismo e la sua direzione futura, anche se credo fermamente che debba essere l’arte a tracciare la strada.
Art Basel si conferma una fiera di altissimo livello qualitativo, con un collezionismo attento, capace di riconoscere gli stand curati e mostrare le tendenze dell’arte, in particolare, il profilare della pittura.
Abbiamo avuto un avvio entusiasmante, con vendite soddisfacenti e un flusso abbastanza costante di collezionisti con la gioia di acquisire.» In opposizione la riflessione dello storico gallerista Massimo Minini: «Mi sembra che siamo arrivati a un punto di svolta, di cui da tempo si sente la necessità. La svolta è determinata dal fatto che al mondo ci sono troppe fiere, troppi artisti e presunti tali, troppi musei, troppo di tutto! Per cui non sempre la qualità onora le proprie promesse e premesse»
Ecco come ha proseguito il suo commento su Art Basel 2024: «Cultura e politica non vanno d’accordo. È evidente da tempo. Basti per l’Italia pensare ai monumenti pubblici, alla legge del 2%, ai famigerati bandi e concorsi per artisti. Tutto questo impegno nazionale, regionale, provinciale, comunale, non ha dato frutti di valore, nonostante l’ingente somma messa a disposizione.
Il fatto è che la politica ha bisogno di quantità, mentre la cultura ha bisogno di qualità. In questo contesto, le fiere che sono la punta di diamante del mercato, non riescono ad invertire la tendenza e mi sembra di poter dire che l’incremento numerico di opere, fiere, artisti, eccetera, non potrà creare dei seri problemi.»
Ricordiamo il nome di Raffaella Cortese. Nel 2020 giunse al traguardo dei 25 anni della sua attività. Con il suo modo misurato e riflessivo, sorretto indubbiamente da solide letture e apertura mentale a tutto tondo, Raffaella Cortese ha saputo diventare una delle più reputate galleriste d’arte contemporanea non solo italiane seguendo una linea di pensiero: «Ho sempre pensato che il lavoro del gallerista sia molto simile a quello dell’editore, poichè le nostre sono sì imprese, ma sono imprese culturali.
Perciò sin dai miei esordi ho scelto come linea guida la frase in cui Giulio Einaudi affermava di aver “iniziato a seminare cultura con la stessa concretezza con cui i contadini seminano il grano”. Accanto all’aspetto economico, per me è fondamentale l’aspetto culturale, che ai miei occhi implica in primis il rapporto stretto con gli artisti». Che l’Art Basel non sia destinata alla cultura di massa, ci tiene a precisare chi la vive e ne racconta per professione.
Di Graziella Putrino

