Annamaria Zecca

La mia fuga dall’Italia

Oggi vorrei condividere con voi una storia molto speciale sulla mia prima volta in Svizzera. Quando sono arrivata in Svizzera, devo ammetterlo, inizialmente non è stato facile ambientarmi. Innanzi tutto soffrivo il freddo! Io che venivo dal profondo sud, dove il sole è come un abbraccio caldo e accogliente, che avvolge il corpo e l’anima, l’ho molto patito. Ricordo che in pieno agosto andavo in giro con il cappotto. Un altro motivo di sofferenza è stato la non conoscenza della lingua: non conoscevo altre parole tranne il “ja “ e il “nein”.

Ma, trascorso pochissimo tempo, mi sono subito integrata vista la mia capacità di relazionarmi con gli altri e il mio amore per le persone. Ho cercato di imparare lo svizzero tedesco impegnandomi molto. Andavo nei negozi per comprare qualcosa e mi sforzavo di farmi capire. Poi leggevo cosa c’era scritto sulle confezioni e ripetevo le parole. Non è stato facile? lo svizzero tedesco è una lingua difficile, ma ero determinata a impararlo e ce l’ho fatta.

Devo anche dire che per mia sfortuna sono arrivata in Svizzera negli anni ’70, un’epoca in cui c’era molta tensione a causa di Schwarzenbach, un politico che era un sostenitore dell’esclusione degli stranieri. Dunque, ero arrivata in un momento molto critico, c’era il rischio che potessimo essere tutti rimpatriati. Devo ammettere che ho avvertito un po’ di razzismo da parte degli svizzeri.

Mi sentivo quasi imbarazzata ad essere in questo paese di gente bionda e occhi azzurri, dove tutti mi guardavano come fossi una perla rara perché avevo i capelli lunghi e neri e la pelle molto scura da sembrare una marocchina. Penso che gli svizzeri, in quel periodo, non avessero mai visto una persona di colore e, vista la mia carnagione mi considerevano, probabilmente, marocchina. In quel piccolo paesino sperduto della Svizzera, un villaggio di contadini che si trova a 20 km da Berna, mi conoscevano tutti ed io non conoscevo nessuno di loro.

Nonostante fossi ancora molto giovane e ancora minorenne, fuggita da una storia familiare molto triste, dopo soltanto una settimana ho iniziato a lavorare all’Hotel Sonne a Schwarzenburg. Una mia cugina mi è stata molto d’aiuto in questo mio tratto di strada. L’hotel mi aveva messo a disposizione una stanza privata con bagno, ma senza cucina. Così, per mesi e mesi sono stata costretta a mangiare panini e frutta. Il mio stipendio era di 400 franchi al mese, non potevo certo permettermi il lusso di andare a mangiare al ristorante. Ovviamente, dovevo lavorare di nascosto. Il proprietario dell’hotel, conoscendo il motivo della mia fuga dall’Italia, ha cercato di aiutarmi nel modo migliore. Era un uomo svizzero molto generoso e altruista, il che rende ancora più incredibile il fatto che abbia deciso di andare contro la legge per aiutarmi. Gli sarò riconoscente per tutta la vita. In breve, sì, ho vissuto un periodo di difficoltà all’inizio, ma non così difficile come l’inferno che avevo lasciato in Italia da adolescente.

La musica è stata ta la mia forza, la mia compagna di viaggio che mi ha aiutato a superare le difficoltà. Ma la Svizzera, per me, ha rappresentato la salvezza. Mi sentivo finalmente in paradiso. Questo Paese mi ha dato tanto e oggi posso solo esserne grata. Ho potuto costruire il mio futuro e quello della mia famiglia. Qui sono stata accolta a braccia aperte e la mia vita è stata ricca di soddisfazioni e gioie. Forse sarà anche un po’ merito mio poiché mi sono integrata molto bene. Apprezzando molto la pacatezza, la coerenza, la gentilezza e il senso civico delle persone del posto, non è stato affatto difficile.

La mia vita in Svizzera è stata un sogno. Fin dal mio arrivo ho trovato un paese accogliente e pieno di opportunità. Sono stata in grado di realizzare i miei sogni sia nella mia vita privata che nella mia professione. Per me la Svizzera è stato un Paese di grandi occasioni nonostante non conoscessi nessuno e non avessi alcun appoggio. Qui le opportunità sono date a tutti indipendentemente dalle conoscenze o dalle raccomandazioni. Sono molto orgogliosa di ciò che ho raggiunto nella mia vita, perché è frutto del mio lavoro e della mia determinazione. Pur non avendo una grande preparazione, le mie esperienze personali e gli incontri con altre persone mi hanno arricchito di conoscenze e saggezza. Ogni incontro mi ha dato moltissimo e mi ha permesso di crescere. Ho avuto la possibilità di imparare dai migliori, anche se non ero considerata “qualcuno”.

Sono stata invitata più volte dalla Presidente della Confederazione Elvetica e ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno accettato per la persona che sono, non per quello che avevo. Non importa da dove vieni o quanto hai, se sei una persona buona e gentile, troverai sempre persone che ti ameranno per quello che sei. In conclusione, vorrei ringraziare ancora una volta la Svizzera e il popolo svizzero per aver regalato a me e ai miei figli, e oggi, ai miei nipoti, una vita tanto meravigliosa. Tuttavia, come italiana, non potrò mai dimenticare la mia patria e le mie radici. L’Italia è un posto speciale per me e non smetterò mai di amarla per le sue bellezze, la sua storia e le sue tradizioni. Per me è stata una grande sofferenza andare via dalla mia terra, ma sono stata costretta.

Talvolta nella vita si devono fare delle scelte e bisogna avere il coraggio di lasciare la propria amata terra per iniziare altrove una nuova vita.

Di Annamaria Zecca

 

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