Ritratto di Annalisa Vittore, dottoressa in Giurisprudenza e direttrice dell’Enoteca Regionale di Acqui Terme, simbolo del legame tra vino e cultura nell’Acquese.

Annalisa Vittore, la signora del vino acquese: tra cultura e tradizione

Torinese e dottoressa in Giurisprudenza, Annalisa Vittore guida l’Enoteca Regionale di Acqui Terme, trasformandola in un luogo dove il vino diventa occasione di incontro e cultura. Tra cene con i produttori, masterclass e presentazioni artistiche, l’Enoteca si apre a winelovers e appassionati. A raccontarci la sua esperienza e i progetti futuri è stata Luisa Pavesio, che l’ha intervistata in esclusiva.


Di seguito, l’intervista integrale:

Lei, avvocato e torinese doc, è oggi a capo dell’Enoteca Regionale di Acqui Terme, una realtà molto importante in un ambito come quello piemontese, nella quale il vino rappresenta una voce di fatturato primaria. Come ha affrontato una gestione così diversa dalla Sua esperienza anteriore?

Mi permetto di fare una correzione, non sono avvocato ma semplicemente dottoressa in Giurisprudenza. In ogni caso, la gestione dell’Enoteca è stata un percorso che tutt’oggi mi ha permesso di imparare molto, non solo sul mondo del vino. La nostra è una realtà piccola, ma densa comunque di sfide. La vera forza è avere un CDA presente e collaboratori esperti che vedono al di là delle difficoltà.

Veduta dell’Enoteca Regionale di Acqui Terme, storica struttura dedicata alla promozione dei vini del territorio e alle iniziative culturali nell’Acquese.
Enoteca Regionale di Acqui Terme

 

Nella gestione dell’Enoteca Lei ha introdotto iniziative culturali – presentazioni di libri e quant’altro – anche inserendole all’interno di quelle tradizionali come cene e degustazioni? Ce ne vuole parlare, anche per quanto concerne i progetti futuri?

Una realtà come l’Enoteca Regionale di Acqui non può permettersi di vendere “solo” vino: non sarebbe sostenibile economicamente. Il periodo Covid ci ha spinto a buttare il cuore oltre l’ostacolo e a rendere l’Enoteca un luogo di incontro, dove produttori, winelovers, ma anche persone alla ricerca di attività e iniziative culturali possano sentirsi a casa.

Da qui l’idea di allargare un po’ gli orizzonti e di organizzare non solo più le classiche cene con il produttore (format che comunque funziona sempre bene) ma anche presentazioni letterarie o mostre e le masterclass dove approfondiamo la conoscenza di vitigni o di vini: questa per esempio è diventata una delle attività che riscuote maggior successo tra il pubblico!

 

Veduta di Cuvage, la cantina storica di Acqui Terme guidata da Annalisa Vittore e Stefano Ricagno, nota per i suoi spumanti premiati e per il legame tra vino e cultura.

 

In qualche modo la struttura dell’Enoteca, con la sua suggestiva architettura, suggerisce il rapporto fra vino e cultura. Come mi può rappresentare questo rapporto all’interno dell’economia della cultura piemontese?

Vino e cultura sono un binomio da sempre universalmente riconosciuto, magari in alcuni casi poco esplorato. Il Piemonte del vino vanta una tradizione unica al mondo, e accostarlo alla cultura – nelle sue molte forme – non può che essere un progetto vincente.

Parliamo di Acqui. Dopo la chiusura delle Terme, che ormai data dall’epoca del covid, la cittadina pare in forte crisi, e come ripiegata su se stessa. Quali sono i possibili suggerimenti per uscire dall’impasse?

Non ho competenza per fornire soluzioni, condivido la preoccupazione per un territorio che può dare molto e che inevitabilmente si ritrova a fare i conti con un’economia in crisi da molti punti di vista. Il settore vino non può, da solo, fare da traino, ma può sicuramente essere un valido capofila per provare a far riemergere la città dal buio in cui si trova. Serve però competenza, individuando persone ed enti che sappiano quello che fanno.

Bottiglia di spumante Cuvage prodotta ad Acqui Terme, simbolo dell’eccellenza vinicola dell’Acquese e premiata a livello nazionale e internazionale.Lei condivide con Suo marito Stefano Ricagno, uno dei principali viticoltori dell’acquese, un’altra splendida architettura, quella di Cuvage, denominata anche “cattedrale del vino per la sua conformazione e posizione”. Lì si produce il Vostro vino, vincitore di numerosi premi in Italia e nel mondo…

Cuvage è un bellissimo progetto, al quale ho l’onore di partecipare. Lavorativamente sono nata qui, e vedere che gli spumanti prodotti nelle cantine di Acqui vengono apprezzati e premiati è per noi motivo di grande orgoglio. Non siamo i soli nel territorio a portare avanti grandi risultati, e penso che sia giusto sottolinearlo.

Anche all’interno di Cuvage, Lei ha introdotto la tematica culturale attraverso le cosiddette bottiglie d’autore, esperimento che non ha purtroppo replicato…Può parlarmene? E pensa di avviare altre iniziative similari?

Il progetto Cuvage des artistes, come tutti i progetti che riguardano l’arte, non devono a mio avviso essere per forza replicati ogni anno. Negli ultimi anni ci siamo giustamente concentrati sull’ampliamento della gamma di spumanti Metodo Classico e sul potenziamento dell’ospitalità, vedremo se in futuro ci sarà spazio per un altro progetto artistico.

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