Anna da Castellino del Biferno

Emigrare può essere anche un’opportunità di crescita personale

Mi chiamo Anna e per 20 anni ho vissuto a Castellino del Biferno, un gioiellino della regione Molise. Sono nata in una famiglia molto modesta. Ho una sorella più giovane e un fratello maggiore, sposato. Ad un certo punto pensava di emigrare in Germania, ma, alla fine, ha deciso di rimanere in Italia.

Faceva, e fa tutt’ora, anche lui, fatica a sbarcare il lunario. Ha un’attività in proprio come elettricista e si lamenta sempre del fatto che il fisco “si mangia via tutto”. Mio padre lavorava per il comune e mia madre cercava di contribuire all’economia della famiglia facendo piccoli lavori di sartoria.

La fine del mese era sempre un dramma: i soldi non bastavano mai per far fronte a tutte le spese. Per questo, anche se mi sarebbe piaciuto molto studiare, ho sempre dovuto lavorare per aiutare la mia famiglia. Dopo aver finito la scuola superiore, ho trovato un lavoro come cameriera in un ristorante locale. Il salario era troppo basso (e le ore di lavoro tante!) per permettermi di essere di sostegno alla mia famiglia: riuscivo a malapena a far fronte ai miei impegni.

Un giorno, un amico di mio padre che vive in Svizzera, nei pressi di Lucerna, tornato in paese per le vacanze, mi propose di lavorare come badante per una famiglia svizzera che lui conosceva bene. Ci ho pensato a lungo. All’inizio ero molto titubante. Ero piena di emozioni contrastanti. Mi spaventava l’idea del cambiamento, della distanza dalla mia famiglia e dai miei amici ma, al contempo, ero eccitata all’idea di iniziare una nuova vita in un paese nuovo. Decisi di accettare l’offerta.

Cercai un volo low cost da Napoli per Zurigo e, con una valigia piena zeppa, partii per la nuova destinazione. Il viaggio fu lungo e faticoso. Autobus, treno, aereo e poi ancora treno e mezzi pubblici fino a Ebikon. Ho iniziato a lavorare come badante per una coppia anziana che aveva bisogno di essere accudita. La famiglia svizzera era gentile, accogliente e mi sono sentita subito a casa.

Il lavoro era duro, ma ero felice di poter aiutare le persone che mi hanno aperto le porte della loro casa. La signora, fortunatamente, parlava un po’ di italiano. Io ero determinata ad imparare il tedesco, ma non era facile. Un giorno, mi recai al supermercato a fare la spesa. Ero da sola e non capivo cosa mi diceva la cassiera. Mi sono sentita all’improvviso impotente e inadeguata. Avevo cominciato a prender

lezioni di tedesco, ma facevo molta fatica: la lingua è molto difficile. I suoni sono diversi da quelli dell’italiano e la grammatica è complessa. Facevo fatica a seguire le lezioni e a memorizzare le nuove parole e frasi. Mi sentivo frustrata e demoralizzata. Ho sempre avuto difficoltà con le lingue straniere. In Italia, avevo studiato l’inglese a scuola, ma non avevo mai raggiunto un livello di profitto sufficiente.

Ho deciso di chiedere aiuto a una giovane ragazza svizzera, che avevo conosciuto al mio arrivo, con la quale avevamo instaurato un bel rapporto di amicizia. Lei si è offerta di aiutarmi a studiare. È stata paziente e comprensiva e io ho iniziato a fare progressi. Ho continuato a studiare con costanza durante il mio tempo libero e dopo qualche tempo ho iniziato a sentirmi più a mio agio con la lingua. Finalmente, sono riuscita a comunicare con gli svizzeri e a comprendere la cultura locale.

Ero soddisfatta dei miei progressi anche se ancora molto lontani dalla perfezione ed ero grata alla mia amica per il grande aiuto che mi stava dando. Avendo più dimesichezza con la lingua del posto, durante le mie giornate libere uscivo, frequentavo i giovani della mia età e mi sono iscritta ad un corso di fotografia: la mia passione. Non vi nascondo che la nostalgia della mia famiglia in Italia, di tanto in tanto, prendeva il sopravvento. Dovendo accudire due persone anziane non era possibile prendere le vacanze a mio “piacimento”. Dovevo sempre concordarle con i loro figli. Avevo due settimane di vacanza d’estate, una nel periodo pasquale e una nel periodo natalizio… e mi precipitavo a casa. La gioia di rivedere i miei cari, di abbracciarli, di passare il Natale e del tempo con loro era immensa, ma mi rendevo conto che tornare a vivere in Italia, per me, non sarebbe più stato possibile. Che futuro avrei potuto avere?

In italia si fa fatica a trovare lavoro pagato dignitosamente. Di sfruttatori, invece, ne trovi quanti ne vuoi. Per me, che tra l’altro non avevo una formazione specifica, era stato così. Dopo tre anni di lavoro come badante, durante una cena in casa di amici, ho incontrato Giovanni: un giovane uomo che, per motivi di lavoro, si trovava a Lucerna dove il suo datore di lavoro lo aveva trasferito per un periodo di sei mesi. Abbiamo iniziato a frequentarci. I nostri incontri, a causa dei miei impegni, si limitavano ad una sera alla settimana, ma ci sentivamo spesso al telefono.

Quando Giovanni è rientrato in Ticino incontrarci è stato molto difficile. Era lui a spostarsi perché il mio lavoro non mi permetteva di assentarmi spesso. Così, viste le difficoltà, Giovanni mi ha chiesto di trasferirmi in Ticino e di convivere. Ho lasciato la mia coppia di anziani con dispiacere. Ma l’amore, si sa… Arrivata in Ticino, purtroppo, non riuscivo a trovare un lavoro. Mi sono presentata in varie case per anziani, ma, non avendo una qualifica, nessuno poteva offrirmi un posto di lavoro. Mi sono detta che, data la mia giovane età, non potevo restarmente con le mani in mano.

Dovevo fare qualcosa. Discutendone con Giovanni, e ovviamente con il suo accordo e con il suo sostegno, ho deciso che avrei intrapreso un percorso formativo. Considerata la mia esperienza lavorativa mi sono orientata su una professione sociosanitaria. Mi sono iscritta ad un corso di tre anni per ottenere l’attestato di operatrice sociosanitaria ed ho ottenuto un contratto di tirocinio in un’azienda formatrice autorizzata dal Cantone. Non è stato facile riprendere gli studi. Oltretutto, per arrivare puntuale a scuola dovevo alzarmi alle sei di mattina, prendere il bus e poi il treno pe recarmi a Mendrisio.

A volte mi sono sentita “fuori luogo”. Molti dei miei compagni erano più giovani di me. Ma ho stretto i denti e ce l’ho fatta! Mi sono diplomata ed ho trovato lavoro in una casa per anziani dove tutt’ora svolgo il mio lavoro. Le colleghe e i colleghi di lavoro sono tutti molto carini e l’ambiente è davvero piacevole. Nel frattempo Giovanni e io ci siamo sposati e ora, con immesa felicità, siamo in attesa di un bambino. Certo, il bambino cambierà il nostro modo di vivere e le nostre abitudini. Dovremo organizzarci diversamente anche perché io desidero continuare a lavorare, magari riducendo un pochino la percentuale di lavoro per stare accanto al mio bimbo o bimba.

Quando i miei impegni me lo permettono, volo in Italia a trovare la mia famiglia e, a volte, vengono loro a trovarci a Lugano. E quando la nostalgia bussa forte parlo con loro su Skype o, più spesso, su FaceTime. Nel complesso, ho vissuto una vita felice e soddisfacente in Svizzera. Ho realizzato il mio sogno di una vita migliore. Ai miei figli insegnerò che emigrare può essere un percorso difficile, ma è anche un’opportunità di crescita personale. Gli insegnerò a non arrendersi mai, anche quando le cose possono sembrare difficili.

A cura della Redazione

   

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