Acqui Terme è una città che possiede storia, paesaggio, cultura e una vocazione turistica naturale. Oggi più che mai, però, il suo futuro dipende dalla capacità di trasformare questo patrimonio in una visione coerente e condivisa. Ne parliamo con Franca Roso, per riflettere su come Acqui possa ripensare il proprio modello di sviluppo turistico.
Intervista a Franca Roso
Lei è molto nota ad Acqui non solo per la Sua professione ma anche per l’impegno politico da sempre profuso a favore della cittadina. Come vede e vive Acqui Terme oggi, fra luci e ombre? Esiste ancora un futuro per i giovani?

Acqui Terme è una città bellissima, con un’identità forte, un patrimonio storico-culturale importante e inserita in un territorio, il Monferrato, di straordinaria bellezza. Come molti piccoli centri italiani, sta però vivendo una fase di crisi: la sua dimensione ridotta, poco più di 20.000 abitanti, porta molti giovani a orientarsi verso le grandi città che offrono maggiori opportunità di studio e lavoro. A questo si aggiunge una difficoltà economica accentuata anche dalla cattiva gestione delle concessioni termali, che ha avuto ricadute sull’economia locale.
Fra gli altri incarichi di donna impegnatissima, Lei è anche presidente dell’Associazione Nazionale dei Comuni Termali. Come pensa di spendersi questo importante ruolo per Acqui Terme, che da anni ormai di termale ha ben poco, purtroppo?
Come Presidente dell’Associazione Nazionale dei Comuni Termali, devo essere molto chiara: l’Associazione può fare ben poco se l’amministrazione comunale non coinvolge. Nel caso di Acqui Terme, se il sindaco Danilo Rapetti non attiva un confronto e non chiama l’Associazione a collaborare, il mio ruolo resta inevitabilmente limitato. Io non amministro la città: amministra qualcun altro. Il mio impegno e l’amore per Acqui non sono mai mancati, ma senza volontà politica e collaborazione istituzionale, anche un ruolo nazionale può incidere poco.
Mi sono innamorata di Acqui la prima volta che ci sono capitata. I portici, il Castello, le vie acciottolate, la splendida gastronomia, la ricchissima viticoltura. Da acquese consapevole, come consiglia di vivere la Sua cittadina? Il turismo, sia nazionale che estero è ancora molto, per fortuna. Come si può ancora incrementare?
Acqui Terme va vissuta con lentezza: come dice lei, passeggiando sotto i portici, tra il Castello, le vie acciottolate, la cucina locale e le colline vitate del Monferrato, che restano un grande punto di forza. Il turismo, fortunatamente, esiste ancora, ma va detto con onestà che oggi l’offerta ricettiva è limitata, perché molte strutture sono chiuse o non operative. Questo rende difficile rispondere a una domanda turistica più strutturata ed esigente. Occorre distinguere: da un lato un turismo “easy”, di passaggio o di breve durata, che Acqui riesce ancora ad accogliere; dall’altro un turismo termale, culturale e internazionale, che richiede servizi, strutture e una programmazione che oggi mancano. Per incrementare davvero il turismo serve rilanciare l’ospitalità, integrare terme, enogastronomia e territorio e costruire un’offerta coerente con le richieste del mercato attuale.
Non mancano ad Acqui ricchezze monumentali, storiche e gastronomiche, che costituiscono l’insieme della sua offerta culturale. E anche iniziative, le mostre di Palazzo Robellini, le attività letterarie dell’Enoteca, i balletti e la musica al teatro romano… Avrebbe altre idee per fare di Acqui un “Comune culturale” a tutto tondo? Da ventennale Direttore degli Istituti Italiani di Cultura della Farnesina, mi pare sia sempre mancata un’iniziativa caratterizzante, capace di legarsi stabilmente alla città…
Per far crescere davvero la città servono eventi di livello, riconoscibili e continuativi, in grado di posizionare Acqui su un circuito culturale e turistico più ampio, nazionale e internazionale. Sì, è vero che ad Acqui Terme non mancano iniziative, come lei giustamente ricordava. Tuttavia, molte di queste hanno un impatto limitato e si rivolgono soprattutto a un pubblico locale o proveniente dei comuni vicini.
Ciò che oggi manca ad Acqui Terme è una scelta chiara sulla qualità: meno eventi, ma di livello, stabili nel tempo e capaci di attrarre visitatori da fuori, che si fermino in città e generino ricadute economiche reali. Solo così Acqui può diventare un vero Comune culturale e non limitarsi a una somma di iniziative episodiche di poco conto
Luisa Pavesio


