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Linda Fallea Buscemi si racconta

Da Palermo a Zurigo… La forza di integrarsi senza mai snaturarsi!

Certe volte dare un’occhiata alla vita degli altri può essere un po’ come guardare un quadro, leggere un libro o vedere le scene di un film …ciascuno, alla fine, si fa una propria idea; è così che vi do il più cordiale benvenuto a quella che possiamo definire come una sbirciatina alla mia storia di vita. Vi risparmierei il mio nome per esteso, ma una vera presentazione è proprio dal nome che comincia: negli anni, c’è chi mi ha conosciuta come Mercedes, il mio primo nome, quello scelto e usato dal mio amato papà (solo da lui) e chi come Linda, il secondo nome, voluto dalla mamma e quindi usato da tutti, poi anche da me, perché … si sa, i bambini possono essere assai crudeli e i miei primi amichetti, animati dallo spirito goliardico del gruppo, appena sentivano Mercedes si lanciavano in battutine che richiamavano la famosa auto tedesca con la stella. Ci rimanevo male, ma non lo dicevo.

Nell’adolescenza, poi, ho iniziato a sorridere e portare avanti il secondo nome, Linda, più semplice e che non mi costringeva a stare sempre sulla difensiva. Intanto, a non farmi passare inosservata si è aggiunta l’altezza, notevole, i capelli non facilmente domabili, poi tinti di colore rame e una personalità negli anni inevitabilmente sempre più forte; il tutto, oggi, fa sì che l’energia della mia presenza abbia solitamente un certo impatto e lo so che si deve faticare parecchio prima di scorgere la bimba magrolina, timida e oltremodo sensibile che fui e che ancora alberga viva dentro me.

Due nomi, due cognomi, dunque, ma anche due passaporti; sono, infatti, sia italiana che svizzera e mi piace festeggiare due compleanni: il primo è il 16 settembre di quando … qualche anno fa, sono nata a Palermo e il secondo il 24 aprile del ’99, giorno in cui mi sono trasferita a Zurigo, dove mi sono stabilita. A Palermo ho vissuto gran parte della mia vita, compresi gli anni all’università: ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia che mi ha molto amata, regalandomi amore e sorrisi che ancora porto in scorta e distribuisco a mia volta, nonostante i colpi, che la vita inevitabilmente, poi, mi ha riservato.

Nella mia famiglia d’origine -tutta da sempre a Palermo- sono io quella “emigrata”, l’unica che se ne è andata via… per amore (e ce ne vuole veramente tanto per lasciare tutto e tutti, trasferendosi all’estero e continuare a scegliere di restarci), ma so di non essere né la prima né l’ultima ad aver messo il cuore in cima alle sue priorità! A Palermo, dunque, sono nata, cresciuta e sempre lì, ai tempi dell’università, ho conosciuto quello che oggi è mio marito (lui, però, zurighese lo è davvero, geneticamente). Una famiglia, la mia, di quelle che trasmette valori -primo fra tutti il rispetto- considerati d’altri tempi, forse, e che, venendo in Svizzera, ho portato insieme al mio amore, alle mie valigie, alla mia laurea in Giurisprudenza e ai sogni di quella giovane età.

A Zurigo, oggi, vivo con mio marito e i nostri due figli, ai quali stiamo trasmettendo quello che riteniamo il meglio delle due culture d’origine (che poi … cosa sia “meglio” chi può veramente dirlo?). Improntato sul totale rispetto della cultura italiana e di quella svizzera, è ciò che racconto nel mio libro (“Il peggio (non) è passato. Aneddoti di una mamma italiana in Svizzera” di Islandbooks), scritto quando i miei figli erano bambini e che tratta del passaggio di status da donna a madre.

La mia esigenza, a quel tempo, era quella di affrontare il tema della maternità insieme a quello dell’integrazione in terra straniera: ognuna di queste esperienze -si badi bene- è già abbastanza complessa da vivere una alla volta, figuriamoci insieme. Io, però, ho voluto trattare questi argomenti come mi si confà, cioè con il sorriso, attraverso riflessioni talora nostalgiche e frequenti battute – esilaranti, a detta di molti -soprattutto nel parallelo tra le due culture-, cosa che rende questo libro particolare e fuori dalle righe … proprio come Amelia, la protagonista, che è il mio alter ego (la donnina in copertina con i capelli come delle molle, che sorride cercando di mantenere la calma tra i due bambini abbarbicati alle sue gambe, sono io e l’ho disegnata personalmente).

Dai feedback dei lettori traggo grande gioia: arrivare alla gente, farla riflettere e strappare un sorriso mi ripaga di tutto l’impegno profuso, delle lunghe notti al computer… Per me, è motivo d’orgoglio essere stata sostenuta dall’Istituto italiano di cultura di Zurigo (era il 2017) per la prima presentazione del mio libro, perché ritenuto di “interesse per la comunità italiana”.

Certo non è facile passare da una città di mare e di sole, piena di amici e famiglia, ad una dove non conosci quasi nessuno, gli inverni sono freddi, grigi e -almeno dal mio punto di vista tutto siciliano- più o meno interminabili. C’erano settimane in cui mi sembrava di essere precipitata in un film in bianco e nero o in una di quelle serie tv tedesche dove tutto è straniero o peggio … tutto ti dice che la straniera sei tu! Poco a poco, però, mi sono accorta che il mio entusiasmo contagiava l’ambiente, colorandolo. Inoltre, anche imparare e perfezionare il tedesco da adulta non è cosa facile, soprattutto quando il più delle volte la gente, guardandomi, mi si rivolge in italiano o in Schwizerdütsch. Ricordo che, quando mi trasferii a Zurigo, ovunque c’erano affissi cartelloni pubblicitari di una scuola di lingue, con volti di ogni tipo, di ogni etnia ed età e nell’immagine, come formata da tanti piccoli pezzi di puzzle, mancava sempre la stessa parte fondamentale: mancava il pezzetto con la bocca e io … io ero come loro!

Per me, chi ha ideato questa campagna pubblicitaria è un genio; del resto, chi può sapere se sei simpatico, intelligente e altro se non hai la bocca per comunicare, fosse anche solo per sorridere? In ogni caso, sono trascorsi molti anni da allora; ho imparato il tedesco e un sacco di altre cose: oggi la mia attività è piuttosto variegata. La formazione giuridica mi ha lasciato inevitabilmente un’impronta rigida, precisa e perfezionista (utilissima nella vita professionale), bilanciata per fortuna dalla mia natura artistica e da una traboccante creatività. Così, arrivata a Zurigo, ho cominciato con l’insegnare diritto ed economia presso una scuola superiore italiana a San Gallo; in seguito, alla Dante Alighieri di Zurigo, ho insegnato italiano giuridico e commerciale per oltre dieci anni.

Sono formatrice di adulti e insegno italiano per stranieri. Scrivere è la mia più grande passione: mi è venuto sempre molto naturale farlo e nel tempo si è trasformato in un lavoro. Per anni, infatti, ho tenuto una mia rubrica, “leggera come una piuma” su un settimanale, qui in Svizzera e il rapporto con i lettori era davvero stimolante. Da molti anni, sono volontaria della San Vincenzo di Zurigo: la povertà relazionale di molte persone anziane, che spesso non parlano il tedesco, è un fatto risaputo e la mia sensazione, quando vado a far loro visita, è sempre quella di ricevere molto più di quello che io possa aver dato, in termini di tempo e di energia. Mi occupo, inoltre, di promuovere la cultura italiana in varie forme -presentazioni di libri e diversi eventi culturali-; certo, la pandemia ha causato un rallentamento di queste attività, che ormai, però, hanno ripreso il loro normale svolgimento.

Da un po’ di anni, mi dedico con vera passione alla scrittura di poesie: credo possano fungere da balsamo, soprattutto per quegli animi un po’ più sensibili che vi si possono riconoscere o che in esse trovano un seppur minimo conforto. Amo scrivere, dunque, ma anche viaggiare, dipingere ad olio e ho una passione per l’arte, la fotografia e il teatro; in particolare ho fatto parte di una compagnia teatrale di Zurigo, studiando per anni Playback Theater (il teatro dell’improvvisazione, per intenderci): una forma d’arte che, col suo potere catartico, mi ha letteralmente cambiato la vita; inoltre, negli ultimi anni, ho tenuto diversi laboratori teatrali per studenti. Altro elemento importante per me è la musica, compagna di ogni mia giornata (anche adesso, mentre scrivo sulle note dei Radiohead).

Al momento, tra le altre cose, sto curando un bel progetto; l’idea risale ad oltre dieci anni fa, quando in Ticino, ho conseguito il diploma di Consulente del bilancio delle competenze; ricordo di essere rimasta letteralmente incantata dalla potenza rigeneratrice della condivisione delle proprie esperienze. In quell’occasione studiavo, tra l’altro, come accompagnare le persone nel tracciare la propria “traiettoria di vita” con tutte le esperienze, per poi stilare la lista delle proprie competenze, utile ai fini di un riorientamento professionale, ma anche vero toccasana per la propria autostima. Mai avevo studiato e sostenuto esami con tanta passione! Alla luce di ciò, insieme a un’amica molto preparata e che condivide la mia stessa visione, tengo attualmente gli “Incontri di condivisione emozionale” per donne, durante i quali scambiare le proprie emozioni e attraverso tecniche di respirazione e rilassamento, trovare una rinnovata serenità. Abbiamo cominciato da poco e ... magari avessi avuto anche io una simile opportunità, appena trasferitami a Zurigo!

La mia età? Direi che è quella che mi si attribuisce guardando i miei occhi e il mio entusiasmo nel fare le cose. Una volta, un caro amico zurighese -direi più saggio che anziano- definì la mia passionalità come una bella risorsa -sicuramente, a suo parere, molto apprezzata nella Svizzera tedesca- e mi raccomandò di mantenerla come qualcosa di prezioso, che mai avrei dovuto nascondere o annichilire; gli sarò sempre grata per la sua osservazione, della quale negli anni ho deciso di fare tesoro.

Di certo come sono oggi lo devo, oltre che ai genitori e a due fratelloni straordinari, ai miei figli -dai quali imparo sempre qualcosa-, a mio marito -ci sosteniamo allacciandoci con rispetto, amore e pazienza-, ad alcuni amici speciali ma soprattutto … a me stessa e allo sforzo che ho dovuto fare per integrarmi senza snaturarmi, in un contesto davvero anni luce distante da quello che è il mio originario.

Di Linda Fallea Buscemi

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