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Goodbye, re del tennis!

Il basilese Roger Federer è indubbiamente un’icona mondiale. „Roger, ti voglio bene“, urlano da ogni angolo del globo tutti i fan del club tennistico-sociale che lo svizzero ha costruito attorno alla sua persona nell’ ultimo ventennio. Solo gli infortuni potevano fermare il regno di Roger Federer. E così è stato. Il 41enne campione svizzero ha spiegato in un’intervista alla BBC i motivi del suo ritiro annunciato qualche giorno fa.

Federer sperava di tornare a giocare a tempo pieno nel 2022, ma ha detto che non è andata come pensava. “Molto rapidamente ci siamo resi conto che non era così. Poi la domanda diventa: come si annuncia e quando si annuncia? Sono state settimane dalle forti emozioni per poter passare attraverso quelle parole e cercare di farlo bene, in modo da ringraziare tutte le persone che mi hanno aiutato in questo lungo periodo.“

Il campione svizzero aveva annunciato via social il suo addio al tennis, a 41 anni, scatenando una reazione emotiva, come il ritiro di Totti. Sono passati 5 anni da quando il nostro Francesco Totti salutò l’Olimpico e la Roma, in una giornata impossibile da dimenticare. Sono trascorsi già 5 anni da quel 28 maggio 2017 durante il quale, per una volta, un post-partita fece più ascolti di una partita.

E come per Totti, in modo quasi religioso, si sente un grido addolorato e anche un po’ spaurito che si leva da milioni di tastiere, per riversarsi fluviale nel mare di tutti, quello dei social. Assistiamo ad una  dimostrazione di come la figura mediatica e sportiva di Roger Federer rappresenti a tutt’oggi un fenomeno unico nella storia dello sport e della comunicazione che ha accompagnato la sua carriera.

Non si tifa né si è tifato per Federer. Gli si è voluto bene. Gli si vuole bene, come a un familiare. Quando ha vinto certo: ma anche e soprattutto quando ha perso. Come in Australia nel 2009 quando davanti al mondo pianse alla premiazione degli Open dopo aver perso contro Rafa e disse: “Questa cosa mi sta uccidendo”. Oppure a Wimbledon 2019 quando non sfruttò due matchpoint contro Nole commettendo gli errori più grossolani, e per questo più umani della sua carriera, rendendolo un pochino abbordabile e bisognoso di affetto da parte dei suoi fan.

E il perché tutto questo sia avvenuto ha una spiegazione con tante sfumature: Roger ha giocato un tennis bellissimo, grazie alla capacità di rendere efficace la bellezza e la dolcezza umana. E tutto ciò è andato in scena nell’era di massima mediatizzazione del tennis e dei loro campioni.

Per questi motivi e tanti altri, il ritiro di Roger ha avuto un impatto emotivo unico. A pensarci bene l’identificazione emotiva e stilistica fra il campione e il suo popolo ha avuto un solo precedente clamoroso: l’addio di Francesco Totti al calcio con la ben nota messa da quasi-requiem che si tenne all’Olimpico.

Non per niente Roger e Totti sono sempre stati amici, anche se c’è da scommettere che il matrimonio con Mirka, elogiata urbi et orbi nell’annuncio social del ritiro “Voglio ringraziare la mia straordinaria moglie Mirka, che ha vissuto ogni minuto con me”, non farà la fine di quello del Pupone (Totti) e Ilary, anche se Roger è anche testimonial Rolex…

Certo è che il ritiro del simbolo mondiale del tennis, di Roger Federer, non è la fine dello show: è l’interruzione di una speranza. Quella che la bellezza possa vincere il tempo o almeno limitarne i nefasti effetti.

Alla celebrazione per il suo ingresso nella Hall Of Fame di Newport Pete Sampras ebbe a dire: “In fondo sono stato solo un tennista”. Frase che Federer non potrà mai pronunciare. Perché è stato un tennista che ha elevato il suo sport a rango di simbolo sociale e di speranza.

Il corpo di Roger, purtroppo, ha vinto il match decisivo, rendendolo più umano di quanto il tennis e gli infiniti sponsor l’avevano osannato:

Di Graziella Putrino

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