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Immigrazione italiana 1991- 2000 – L’eredità degli immigrati italiani

Tradizionalmente uno dei pilastri della vita sociale degli immigrati era costituito dalla partecipazione, attiva o passiva, alle associazioni che accompagnavano l’inserimento dei nuovi arrivati nel mondo del lavoro e nella società svizzera. Esse hanno garantito per decenni una sorta di sopravvivenza esistenziale e una rete essenziale di protezione sociale. Esse erano i principali centri d’incontro, d’informazione, di mediazione e di formazione di un sentimento di appartenenza importante per sostenere le rivendicazioni di cui si facevano portavoce i rappresentanti italiani durante le trattative con gli svizzeri per raggiungere nuovi accordi o miglioramenti alle condizioni di vita e di lavoro degli immigrati.

Crisi dell’associazionismo tradizionale

Quando soprattutto negli anni Ottanta e Novanta si sono sviluppate le associazioni regionali, i partiti politici e i vari Comitati d’intesa, l’associazionismo ha subito una specie di metamorfosi colorandosi sempre più dei colori dei partiti politici a cui facevano riferimento, spesso per averne in cambio sostegni politici e finanziari, cariche quasi a vita nelle principali associazioni, incarichi di rappresentanza. In tal modo, però, l’associazionismo tradizionale avviava il suo inevitabile declino. Nel frattempo molte associazioni sono scomparse o esistono ancora solo in qualche elenco ingiallito depositato negli archivi. I colori politici non sono invece scomparsi e cercano ancora di connotare quel che resta dei media tradizionali, del vecchio associazionismo e persino del nuovo.

Di fronte alle diverse aspettative delle nuove generazioni l’associazionismo tradizionale non ha saputo reagire come forse avrebbe potuto, specialmente in alcuni settori, perché non riusciva a comprendere le differenze tra immigrati (prima generazione) e non immigrati (seconda generazione), tra antichi bisogni (superamento dell’isolamento, delle frustrazioni, della precarietà, realizzazione del sogno del ritorno, ecc.) e nuovi bisogni (maggiore informazione, formazione, integrazione, naturalizzazione, partecipazione politica, ecc.).

Il distacco tra la prima e la seconda generazione è stato forte e traumatico, ma irreversibile, anche se da parte dei figli c’è sempre stato rispetto e ammirazione per i sacrifici e gli sforzi dei loro genitori. Solo da qualche decennio si tenta di ricucire lo strappo, cercando di coinvolgere i giovani soprattutto nelle istituzioni di rappresentanza (per es. Comites) e in alcune nuove associazioni. Purtroppo spesso si tratta di giovani che non hanno vissuto né in famiglia né fuori esperienze di vera immigrazione. Non ha ancora trovato il suo spazio associativo consono la cultura dei nuovi immigrati e specialmente dei giovani binazionali.

Dal crollo dell’associazionismo tradizionale, tuttavia, si assiste a nuove forme di aggregazione per tentare di coinvolgere il pubblico italofono con o senza origini migratorie. Possono essere considerate un’altra eredità importante della prima generazione, anche se non prive di rischi. Mi riferisco in particolare alla stampa periodica in forma cartacea (per es. L’ECO, il Corriere dell’italianità, la Pagina) e/o online (per es. l’Avvenire dei lavoratori) e a una nuova associazione, l’Università delle tre età (o Unitre).

Potenzialità dei media scritti

La stampa periodica ha subito in questi ultimi decenni una trasformazione significativa, nel senso che cerca di allargare il pubblico dei lettori diversificando notevolmente i temi trattati, riducendo quelli tradizionali di carattere prettamente migratorio (assemblee sociali, pensioni, problemi della casa in Italia, tassazione, feste, ecc.) e privilegiando l’attualità (nazionale e internazionale, pur senza trascurare quella relativa alle principali organizzazioni italiane come Comites, Colonie libere), l’informazione storico-culturale (con presentazioni di opere di artisti, poeti, scrittori, discussioni pubbliche su temi di attualità e incidenza sociale, ecc.), la formazione continua (per es. con proposte di lettura e scrittura, informazioni tecnologiche, ecc.), rubriche d’arte, temi d’interesse generale (questioni climatiche, nuove attività imprenditoriali di italiani, ma anche cucina, moda, cinema, ecc.), secondo le nuove linee editoriali delle varie testate.

Nella categoria dei media, tuttavia, a parte l’Avvenire dei lavoratori che non corre alcun pericolo se continua la linea politica ormai «storica», gli altri periodici corrono a mio parere un grosso rischio, che dovrebbero cercare di evitare: l’eccessiva politicizzazione. Non essendo nati come organi di partito e sapendo che la maggior parte dei loro lettori sono indifferenti alle problematiche partitiche italiane, non dovrebbero prestarsi al gioco dei partiti in cerca di visibilità e adesioni attraverso personalità chiaramente schierate in posizione apicale. Sui contenuti «politici» dovrebbero limitarsi a fornire un’informazione essenziale, obiettiva e pluralistica, in modo da sollecitare la libera opinione, la ricerca individuale e la convinzione personale.

Se riuscirà a superare questo rischio, la stampa italofona menzionata potrebbe svolgere, soprattutto nella Svizzera tedesca e francese, un ruolo importante nella valorizzazione della lingua e della cultura italiana, nel sostegno di iniziative volte a rafforzare l’italianità, nell’approfondimento della nuova cultura italo-svizzera dei cittadini con la doppia nazionalità e persino nel rappresentare autorevolmente ampio settori della società. In questa prospettiva, certamente ambiziosa ma non impossibile, andrebbero considerate tuttavia anche la possibilità di un’aggregazione di testate, la costituzione di un ampio gruppo di sostegno, la costituzione di una base finanziaria solida e il rafforzamento del gruppo redazionale.

L’Unitre Svizzera

La maggiore eredità che la prima generazione lascia alla seconda e alle successive è tuttavia l’Università delle tre età, avviata in Svizzera quasi vent’anni fa su un’idea sviluppatasi in Francia e in Italia negli anni Settanta del secolo scorso. Si tratta di un’istituzione sociale e culturale di grande valore. In altra occasione ho scritto che «l’Unitre della Svizzera è un’associazione di formazione che riprende il meglio dell’associazionismo tradizionale e lo sviluppa secondo modalità moderne ed efficaci». Lo confermo.

Ricordo anzitutto che il nome Unitre è un acronimo di «Università delle Tre Età». La prima parte (Uni) riprende il nome dato comunemente a quei luoghi del sapere universale dove s’incontrano docenti e studenti; la seconda parte (tre) indica le persone «delle tre età» a cui si rivolge, ossia tutte le persone di ogni età che desiderano ampliare i propri orizzonti culturali. Già dal nome dovrebbe emergere l’importanza di questa istituzione, in grado di rispondere alle esigenze di socialità e di formazione continua di molte persone, utilizzando le forme tradizionali della comunicazione del sapere (corsi, lezioni, conferenze, incontri), ma riducendo le distanze tra docenti e allievi e favorendo la partecipazione intergenerazionale.

Il termine università non deve spaventare, perché l’Unitre reinterpreta in una forma semplice (ma non semplicistica) e non irriverente una delle caratteristiche dell’Universitas originaria (sec. XII), che intendeva promuovere il sapere «universale», ossia ogni forma di conoscenza dell’uomo (microcosmo) e del mondo (macrocosmo). L’Unitre condivide dell’Universitas anche un’altra caratteristica fondamentale, l’apertura intergenerazionale, ossia la possibilità di accedervi senza titoli e senza restrizioni garantita a tutti e a tutte le età. Anche sui contenuti l’Unitre riprende una caratteristica delle antiche università, la serietà dell’insegnamento. E poiché, specialmente in periodi di crisi di partecipanti, si può correre il rischio di derogare a questa caratteristica abbassando il livello dei corsi, l’Unitre dovrebbe cercare di mantenere sempre alta la qualità dell’offerta e garantire che le aspettative degli allievi siano soddisfatte.

Foto-ricordo dell!Unitre di Soletta 2022

Per avere un’idea della varietà e del livello dei corsi dell’Unitre, oggi, basta dare uno sguardo a uno qualunque dei programmi di una sede dell’Unitre Svizzera per l’anno accademico 2022-2023. Quello della sede di Soletta prevede, per esempio, corsi di lingua (italiana, spagnola, tedesca, inglese), di storia (antica e moderna), di geografia, arte, letteratura, informatica, cucina; corsi sulla salute e il benessere fisico (shibashi, ginnastica), per la gestione del tempo libero (pomeriggi ricreativi, passeggiate, origami, ballo, karaoke, ecc.); conferenze sull’attualità storico-politica, di astronomia, medicina, psicologia, filosofia, teologia, ecc. In passato sono stati offerti anche corsi interessanti sulle regioni italiane, sui cantoni svizzeri, sulla storia dell’immigrazione italiana in Svizzera, sull’integrazione, sull’italianità.

Guardare al futuro

Nell’ambito dell’italofonia di origine migratoria esistono sicuramente anche altre forme di aggregazione, ma quelle lasciate in eredità dalla prima generazione di immigrati italiani non andrebbero trascurate perché hanno un potenziale di sviluppo enorme. Grande attenzione andrebbe inoltre destinata ai media, compresi radio, televisione e social, che hanno enormi possibilità di mettere in rete un gran numero di persone, specialmente curandone maggiormente sia la forma che i contenuti. Di altre forme associative oltre all’Unitre è auspicabile che se ne creino anche altre, in grado di coinvolgere maggiormente soprattutto i giovani e specialmente i binazionali, che «peseranno» sempre di più nella società e nella cultura italo-svizzera.

Di Giovanni Longu

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