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Un diritto da custodire votando

Ci stiamo avvicinando velocemente al voto anticipato per rinnovare il parlamento italiano indetto per il prossimo 25 settembre che, poi, per i residenti all’estero che voteranno per corrispondenza significa dover far pervenire all’Ufficio consolare di riferimento il plico, con le schede votate, entro le ore 16 del giovedì 22 settembre.

Per la prima volta, nella storia elettorale della Repubblica italiana, si è chiamati ad un voto nel periodo estivo a causa della negata fiducia nei confronti del governo di Mario Draghi da parte di alcune forze della sua maggioranza: il Movimento 5 stelle, Forza Italia e Lega. Un voto anticipato che ha comportato: problemi per la presentazione delle liste dei candidati da parte dei partiti sia per il periodo vacanziero che per il taglio dei parlamentari da eleggere (400 alla Camera e 200 al Senato, quindi non più 630 deputati e 315 senatori), nonché causato moltissimi mal di pancia ai tanti ex non ricandidati; difficoltà, poi, degli stessi candidati ad organizzare in quattro e quattrotto la loro campagna elettorale. Senza dimenticare il rischio per una ulteriore minore partecipazione al voto considerato che nel mese di settembre molti elettori si troveranno ancora in vacanza.

Ecco, rispetto a quest’ultimo timore, nella Circoscrizione Estero - dove la partecipazione al voto da parte degli italiani iscritti all’AIRE è sempre stata tradizionalmente molto più bassa che in Italia - meraviglia che in Svizzera, così come in altri Paesi, vi siano persone che in passato hanno sempre votato ed oggi manifestano l’intenzione di volersi astenere visto che gli eletti all’estero, una volta a Roma, si dimenticano di difendere gli interessi degli emigrati.

Questa disaffezione al voto da parte degli elettori residenti all’estero (al netto di coloro che con l’Italia non hanno nessun interesse se non quello del passaporto che li gratifica nei loro movimenti in giro per il mondo), oltre che meravigliare, lascia anche l’amaro in bocca a quanti hanno lottato per anni nell’ambito dell’associazionismo, nei Comites e nel CGIE (come il sottoscritto nel mio piccolo) per far ottenere agli emigrati il diritto ad avere dei propri diretti rappresentanti nel parlamento italiano. Obiettivo che si raggiunse nell’ormai lontano 2001!

Probabilmente in questa disaffezione giocano un ruolo determinante le troppe speranze riposte negli eletti all’estero per la soluzione dei problemi che da tempo assillano le comunità italiane emigrate: una migliore funzionalità della rete diplomatico-consolare italiana e dei suoi servizi; la promozione e difesa della lingua e cultura italiana anche con il sostegno ai media d’emigrazione; la ratifica di accordi bilaterali in materia di sicurezza sociale con alcuni Paesi che sono “in sonno” da anni, oppure l’aggiornamento di alcuni accordi ormai datati o, ancora, la stipula di nuovi accordi bilaterali con Paesi di recente emigrazione italiana; l’esenzione totale e generalizzata dell’IMU sull’abitazione in Italia per gli iscritti all’AIRE.

Speranze che, peraltro, non sono state tradite considerato che gran parte degli eletti all’estero come, per esempio, la senatrice Laura Garavini, si sono battuti nei rispettivi partiti, gruppi parlamentari e nei due rami del parlamento italiano a difesa degli interessi degli emigrati. Alcune volte con successo, altre con risultati parziali ed altre volte ancora invano, è vero, ma si deve tener conto che gli eletti all’estero, finora, erano solo diciotto in tutto a fronte di ben 945 parlamentari e che, ormai, dobbiamo farcene una ragione, per gli italiani in patria gli emigrati non fanno più parte dei loro pensieri.

Anzi, per gran parte di loro lo stesso diritto di voto agli italiani all’estero andrebbe tolto e chi se ne è andato dall’Italia è solo “un baciato dalla fortuna” da invidiare! Ergo, oggi per gli eletti all’estero è estremamente complicato trovare solidarietà e voti in parlamento quando si tratta di difendere gli interessi degli emigrati italiani. Ciò non toglie che, comunque, gli italiani all’estero hanno bisogno di essere rappresentati in Parlamento, quantomeno per farvi arrivare la voce di quest’altra Italia e rappresentarvi le sue richieste.

Anche in futuro quando il numero dei parlamentari eletti all’estero, nel nuovo parlamento, sarà ulteriormente ridotto a dodici non ci si dovrà aspettare chissà quale solidarietà da parte degli eletti in Italia a meno che…. non vi sia una maggiore attenzione per i bisogni degli italiani all’estero grazie ai nuovi e più recenti flussi migratori dei così detti “cervelli in fuga” ormai unici emigrati italiani oggetto di attenzione da parte dei media del Belpaese. Chi vivrà vedrà!

 

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