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Immigrazione italiana in Svizzera – Gli italiani e le elezioni politiche

Si torna a votare. Un tempo gli emigrati vedevano di buon occhio le elezioni non perché fossero particolarmente interessati alla politica (non lo sono mai stati: v. articolo del 15.06.2022), ma perché potevano tornare in Italia per almeno una decina di giorni usufruendo dei congedi elettorali concessi da molti datori di lavoro e delle agevolazioni di viaggio previste per gli elettori residenti all’estero (gratuità sul territorio nazionale). E poiché lo Stato italiano, per lo più a guida democristiana, sperava in una loro partecipazione numerosa, chiedeva a quello svizzero di favorirla. La risposta era sempre positiva (spesso in chiave anticomunista), tant’è che le ferrovie federali svizzere (FFS) organizzavano volentieri i famosi treni elettorali e praticavano persino un po’ di sconto sul biglietto. Solo qualche datore di lavoro era un po’ restio a concedere i permessi, ma finiva quasi sempre anche lui per consentire le assenze.

Treni speciali «rossi»

In occasione delle tornate elettorali nazionali le FFS organizzavano numerosi treni speciali in partenza dalle principali città svizzere. Alle stazioni era una festa perché ci s’incontrava tra connazionali. La festa proseguiva durante il viaggio perché si rientrava. Molti di quei treni erano caratterizzati dallo sventolio di bandiere italiane ma specialmente rosse perché il Partito comunista italiano (PCI) raccomandava agli emigrati di «tornare per votare e votare per ritornare» ed era meglio organizzato della Democrazia cristiana (DC), fiduciosa che gli emigrati tornassero spontaneamente per dimostrare quanto si guadagnava e come si stava bene all’estero.

E’ una favola che decine di migliaia di italiani rientrassero in Italia per votare. In realtà, su quei treni c’era molta finzione perché i ragionamenti elettorali erano scelte ideologiche e non considerazioni sui programmi. Molti volevano solo approfittare delle agevolazioni di viaggio per visitare i propri cari e stare qualche giorno con loro. Tuttavia quei voti pesavano e questo lo sapevano soprattutto i due principali partiti, PCI e DC, che in Svizzera cercavano di creare attraverso le grandi associazioni dei serbatoi elettorali. Molti anziani ricorderanno sicuramente con quanto zelo nei periodi elettorali venivano dall’Italia deputati e senatori, sindaci e alti funzionari «indaffarati a tagliar nastri, inaugurare sedi, promettere onorificenze e pensioni, assegni consolari e bustarelle» (P.G. Paloschi).

La favola terminò quando fu introdotto il diritto di voto all’estero (2001), si diradarono le visite blasonate, diminuirono le agevolazioni di viaggio e diminuì pure l’interesse a contribuire col proprio voto alle sorti dell’Italia. L’astensionismo non ha smesso di aumentare e anche alle prossime elezioni si stima che saranno relativamente pochi i votanti tra i residenti all’estero.

Rappresentanza e astensionismo

Nonostante ci siano ancora emigrati che sembrano avere come massima aspirazione un seggio in Parlamento, tra gli italiani residenti stabilmente all’estero bisognerebbe aprire un serio dibattito sul senso della rappresentanza politico-partitica, sulle candidature e sull’astensionismo crescente tra gli italiani all’estero. Forse si scoprirebbe che in molti candidati l’aspirazione alla carica è in funzione del potere o del prestigio ch’essa conferisce più che del servizio che comporta, che alcune candidature sono vuote (di competenza e di sensibilità) e che l’astensionismo è dovuto in gran parte alla scarsa attenzione della politica italiana alle problematiche di coloro che hanno scelto di vivere all’estero e alla consapevolezza che la rappresentanza è debole, quasi inconsistente e funzionale ai partiti più che ai reali bisogni degli italiani all’estero.

Il diritto di poter votare per corrispondenza dal proprio domicilio all’estero può essere ancora considerato il risultato di una giusta rivendicazione, ma i suoi scarsi effetti dovrebbero far riflettere anche sui rapporti reali, e quindi non solo affettivi e culturali, tra gli italiani residenti stabilmente all’estero e l’Italia.

Del resto, almeno qui in Svizzera, è ovvio che i problemi degli italiani, ormai quasi tutti domiciliati, vadano risolti qui. E’ qui che si deve fare la politica che serve, qui va portata avanti la rivendicazione del diritto di voto almeno a livello amministrativo, qui va difesa l’italianità, qui si deve partecipare responsabilmente, qui vanno sostenute le candidature utili nei parlamenti comunali, cantonali e federale.

Di Giovanni Longu

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