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Mattia Lento – Unendo le forze è possibile cambiare le cose

Mattia nasce a Monza nel 1984, da madre brianzola e padre calabrese. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza in Brianza, vita serena, sempre ricca di interazioni con amici e parenti, a contatto con molti animali, ovvero i cani e i gatti del canile del nonno di fronte a casa. I genitori sono impegnati nell’associazionismo di quartiere, la madre anche nel sindacato, e si interessano di politica, pur non aderendo formalmente ad alcun partito. Terminate le scuole medie, Mattia si iscrive al liceo scientifico, che termina con successo cinque anni dopo; si è però reso conto di essere più portato per le materie umanistiche, e così, arrivato il momento dell’università, studia storia del cinema e dello spettacolo  a Milano. Come tanti giovani dell’hinterland milanese, compie gli studi da pendolare, continuando a vivere in famiglia. Significativa per la sua formazione l’esperienza a Glasgow per il progetto Erasmus e le diverse attività politiche e di volontariato in ambito studentesco e locale. 

Negli anni della scuola e dell’università, per garantirsi la sua indipendenza, Mattia ha effettuato diversi lavori saltuari. Durante gli anni della laurea specialistica è riuscito anche a ritagliare del tempo per insegnare in diverse scuole secondarie. Dopo la laurea Mattia continua con lavori precari e saltuari, perché non riesce a trovare niente di stabile. La crisi del 2008/2009 rende difficile anche trovare lavori precari, ma per Mattia arriva una bella notizia: l’università di Zurigo accetta il suo progetto di dottorato, e così il giovane  si trasferisce in Svizzera. Anche a Zurigo sopravvive mantenendosi con lavoretti precari, fino a che, dopo circa sei mesi dall’arrivo, riceve la sua prima borsa di studio, che ammonta a 2700 CHF mensili. La vita gli sorride, e così anche la città: dopo un inizio difficile, segnato oltre che dalle difficoltà economiche anche dalla solitudine, vive una socialità bulimica, consapevole del fatto che tocca a lui fare il primo passo per conoscere nuova gente.

Si avvicina all’associazionismo locale, aderendo alle iniziative, e diventando membro attivo, della Fabbrica di Nichi, che poi diventerà la Fabbrica di Zurigo. Grazie all’associazionismo Mattia conosce gli italiani della prima generazione di migrazione, tra i quali Lisetta Rodoni della Libreria ita-liana, Angelo Tinari, Bruno Cannellotto, suo grande amico, il poeta Leonardo Zanier (sul quale ha recen-temente scritto un radiodramma per la RSI), e tanti altri. A Zurigo conosce colei che diventerà la sua compagna, Manuela Ruggeri, italiana di origine, cresciuta in Ticino.  La coppia ha due figlie: la prima, Seraina, nata mentre Mattia sta terminando il dottorato nel 2014, la seconda, Yara, nata nell’agosto del 2018.

Dopo il dottorato, durante il quale il giovane studioso ha pubblicato un libro sul cinema muto, arriva per Mattia il tempo del post-dottorato, che lo porta in diverse città europee, quali Londra, Oxford, Innsbruck, Losanna. In questo periodo pubblica diversi lavori dedicati al rapporto tra migrazione italiana e cinema, con particolare attenzione al cinema svizzero. Questi lavori gli hanno permesso di rendersi conto di quanto questa migrazione sia stata sì una storia di sofferenza, ma anche di emancipazione, e di quanto abbia cambiato non solo gli italiani, ma anche la Svizzera stessa.

Durante gli studi di post-dottorato, Mattia si rende conto che la ricerca non gli lascia abbastanza tempo per dedicarsi alla famiglia; in particolar modo non gli lascia il tempo di de-dicarsi con lo stesso impegno della compagna alla cura dei figli, così come lui e Manuela desiderano. Decide perciò di cercare un altro lavoro, che trova come giornalista presso il giornale AREA del sindacato UNIA. In questo nuovo ruolo, Mattia impara ogni giorno cose nuove; si tratta di un lavoro a tempo parziale, e perciò nel resto del tempo Mattia lavora come giornalista freelance. Si occupa di scrittura di finzione, di radiodrammi e documentaristica radio e TV. In questo periodo sta lavorando, assieme alla giornalista Maria Roselli, a un progetto di serie finanziato dalla RSI.

Le esperienze di associazionismo, la frequentazione dei luoghi della migrazione, il lavoro con UNIA, hanno dato a Mattia una visione più completa di Zurigo e della Svizzera. Pur continuando ad amare Zurigo, e pur continuando ad apprezzare il plurilinguismo della Svizzera, non ha potuto non rendersi conto delle tante contraddizioni di questo Paese. Zurigo è una città molto aperta, eppure nella pancia della Svizzera ci sono forti chiusure e un senso eccessivo di autosufficienza.

La ricchezza della Svizzera è notevole, ma mal distribuita. Mattia ha visto con i suoi occhi quanto sia difficile, per tante persone, arrivare a fine mese, ha incontrato gente che lotta per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno. Il giornalista italiano pensa che, unendo le forze, sarebbe possibile modificare la struttura attuale del Paese e porre le condizioni per un vero cambiamento, anche senza la possibilità di votare, attraverso la militanza sindacale, ad esempio, per lui è possibile incidere sui processi anche come migranti. Considerate queste premesse, Mattia si sente di dare il suo contributo anche nel futuro, portando in dote tutta la sua esperienza di uomo di associazione.

Di Maurizio Nappa

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