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Immigrazione italiana in Svizzera – Gli italiani e i miti svizzeri

Il 1° agosto scorso è stato celebrato il 731° anniversario della nascita della Svizzera, anche se da secoli era ricordata soprattutto con cerimonie religiose e dal 1993 come Festa nazionale a tutti gli effetti. Tutti sanno il perché di quella data, ma non tutti sanno, probabilmente, che la vera data di nascita della Svizzera è incerta e la stessa Confederazione ammette che sia una leggenda l’incontro del 1° agosto 1291 dei rappresentanti dei tre Cantoni fondatori («i Tre Confederati») sul prato del Rütli (o Grütli), al di sopra del Lago dei Quattro Cantoni per giurare di liberare il Paese dagli Asburgo.

Gli italiani e i miti svizzeri

Anche gli italiani immigrati in Svizzera in massa negli ultimi decenni dell’Ottocento e nella seconda metà del Novecento imparavano presto a conoscere il personaggio simbolo di Guglielmo Tell, il Patto del Grütli e la lotta dei primi Cantoni contro gli Asburgo e, penso, nessuno metteva in dubbio la storicità dei personaggi e dei fatti. In verità, per molto tempo, nemmeno agli svizzeri interessava granché sapere se Guglielmo Tell era esistito veramente e se gli atti eroici attribuiti a lui, ai suoi compagni e ai suoi successori fossero reali o leggendari. Anche a loro, come agli immigrati, interessava soprattutto che in Svizzera si vivesse in pace (neutralità), ci fosse lavoro per tutti e si potesse guardare al futuro proprio e dei figli con una certa tranquillità.

Eppure per decenni, soprattutto negli anni in cui grazie agli immigrati la Svizzera ha dovuto guardare maggiormente anche all’esterno, molti s’interrogavano perché la Svizzera non avesse una vera Festa nazionale e non trovavano convincente la risposta ufficiale che le feste qui le decidono soprattutto i Cantoni. E’ vero che dal 1891 il 1° agosto veniva celebrato sempre più festosamente (con fuochi, suoni di campane, esibizioni di corpi musicali, cerimonie religiose e canto corale del «salmo svizzero», divenuto poi l’inno nazionale), ma non come una vera festa «nazionale».

Doveva passare quasi un secolo prima che il 1° agosto venisse riconosciuto come «giorno non lavorativo», la prima volta nel 1991 per i festeggiamenti del Settecentesimo della Confederazione e dal 1993 come Festa nazionale a tutti gli effetti. Per introdurre il giorno festivo, ossia parificato alla domenica, si è dovuta modificare la Costituzione federale a seguito di una iniziativa popolare depositata nel 1990, che diceva: «il 1° agosto è Festa nazionale in tutta la Confederazione». La richiesta fu approvata il 26.09.1993. E’ interessante notare che la partecipazione fu piuttosto bassa: 39,88%. Su 1.781.407 di voti, i sì furono tuttavia l’83,8%, i no il 16,2%. Con l’entrata in vigore il 1° luglio 1994, da quell'anno anche la Svizzera ha la sua Festa nazionale riconosciuta come giorno festivo.

Festa nazionale e miti di fondazione

A questo punto ci si può chiedere: Perché una festa nazionale? Perché i miti di fondazione?

Alla prima domanda non basta rispondere: ce l’hanno tutti gli Stati. La Festa nazionale ha infatti ovunque soprattutto la funzione di rafforzare l’identità nazionale. La Svizzera, Paese multietnico e multiculturale, ne ha sempre avuto e ne ha ancora bisogno. Per quanto si senta al sicuro sul piano internazionale grazie alla sua dichiarata neutralità, la Confederazione ha bisogno di un massiccio consenso popolare per schierarsi, per esempio nel caso di una guerra, da una parte piuttosto che dall’altra o da nessuna parte. Anche l’adozione di misure straordinarie in problematiche particolarmente difficili come la pandemia ha bisogno del sostegno convinto dei Cantoni e del Popolo. Le feste nazionali servono a rafforzare la coesione nazionale.

Quanto ai miti di fondazione (Guglielmo Tell, Patto del Grütli, Morgarten, ecc.), tutti sanno ormai che si tratta di leggende, sia pure con elementi di verità, ma nessuno osa metterli in discussione perché risulterebbe difficile se non impossibile negarne l’utilità (anche nell’ambito dell’integrazione degli stranieri). Del resto, non può sfuggire che questi miti esistono in tutti i Paesi, Italia compresa, anche se, proprio in Italia, tutti fanno finta, specialmente in periodi particolarmente difficili come quelli attuali (pandemia, debito pubblico catastrofico, crisi sociale, crisi politica, ecc.) di non aver bisogno della coesione e della solidarietà nazionale, ma di poterli superare con alleanze, formule magiche, uomini/donne della provvidenza e addirittura col genio italico.

Di Giovanni Longu

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