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Zanshin tech?

La calura farà sicuramente la sua parte. Andiamo in escandescenza per un niente. Non solo il caldo ci opprime. Anche e soprattutto certi apprezzamenti fuori luogo. Il nigeriano ucciso giorni fa diventa un fatto di cronaca nera. Di tribunale. Non cambia il comportamento del singolo: colpito con la sua stessa stampella, poi immobilizzato schiacciandogli la testa a terra. Fino alla morte. Così è stato ammazzato un ambulante di 39 anni, Alika Ogorchukwu. Sotto gli occhi di tanti presenti. Fisicamente. Assenti nelle loro azioni civiche. Morali. Umane. Come mai?

Per strada a Civitanova Marche, la tragedia. Non in un bosco isolato. Non in un deserto disabitato! Ad ucciderlo è stato un uomo di 32 anni: secondo «Cronache maceratesi» si tratta di Filippo Claudio Giuseppe Ferlazzo, nato in Austria e residente a Salerno. Fermato per omicidio volontario e rapina. Avrebbe sottratto al nigeriano un cellulare.

 «Ha importunato la mia ragazza», ha detto agli agenti che lo hanno arrestato.

Basta! Non si possono leggere e sentire più simili bassezze! Non si possono tollerare più uomini che vivono nei film di Rambo e Superman, ma non sono in realtà e nel quotidiano né l’uno, né l’altro, ma solamente uomini pieni di insicurezze e complessi multipli. Casi patologici e pericolosi per sé e per altri!

Basta donne che si sentono valorizzate, se un uomo «le difende» da presunti apprezzamenti appararentemente non graditi. Basta!

Una settimana prima di questo ennesimo barbaro gesto da film scadente con un pubblico da condannare per omissione di soccorso, una mia collega mi proponeva un corso di Zanshin tech.

Zanshin è una parola giapponese che indica lo stato di vigilanza controllata e serena che il maestro di arti marziali deve avere prima, durante e dopo un aggressione. Trattasi di uno stato in cui si è coscienti di tutto ciò che ci circonda – pericoli e aggressori inclusi.

Spesso sono secondi fatali durante i quali sarebbe importante non  cedere a paura, ira, rabbia, o ad altri sentimenti negativi.

 Nel mondo virtuale le relazioni sono reali così come le aggressioni di presenza. Dal vivo.

Attraverso l’analisi di casi reali e la loro dissezione nelle singole tecniche di attacco utilizzate dall’aggressore, nello Zenshish tech si impara a riconoscere i meccanismi interni del cyberbullismo, dell’adescamento e di molte altre aggressioni che viaggiano sul web come le truffe o il cyberstalking.

Anche il cosiddetto cyberbullismo si potrebbe evitare, se si riscoprisse il vero senso del dialogo, dell’attento ascolto, della vera valenza della parola amicizia e il supporto umano per etica e responsabilità civica!

Judo, Karate, altre arti marziali e anche lo Zenshish tech non tolgono al singolo la responsabilità di comportarsi da umani e intervenire in casi estremi per salvare una vita. Sia essa aggredita nel virtuale. Sia aggressioni davanti ai nostri occhi.

Di Graziella Putrino

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