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Crisi di governo – Cosa succederà?

“Dal mio discorso di insediamento in Parlamento ho sempre detto che questo esecutivo sarebbe andato avanti soltanto se ci fosse stata la chiara prospettiva di poter realizzare il programma di Governo su cui le forze politiche avevano votato la fiducia. Questa compattezza è stata fondamentale per affrontare le sfide di questi mesi. Queste condizioni oggi non ci sono più”, si legge nel comunicato diffuso a margine del CdM.

Dopo giorni di tensione, la crisi di governo giunge al suo picco con le dimissioni del premier Mario Draghi la sera del 14 luglio, respinte dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha rinviato l’esecutivo in Parlamento. Mercoledì probabile “resa dei conti” con le comunicazioni del Presidente del Consiglio prima al Senato e poi alla Camera (mentre leggete questo articolo, forse, ne avrete già notizia). In quell’occasione, capiremo se il Premier farà marcia indietro, in scia alle pressioni di quanti gli chiedono di restare (scenario al momento meno quotato) oppure tirerà dritto per la sua strada (ipotesi più probabile) ripassando così la palla al Quirinale.

La caduta del governo Draghi potrebbe avere un forte impatto sull'economia, molto più grave di quanto sta accadendo attualmente tra bollette in aumento, prezzi del carburante in rialzo e inflazione record. Il quotidiano economico finanziario Milano Finanza ha analizzato tutti i dossier che potrebbero bloccare miliardi di risorse del Bel Paese per stimare i danni che l'Italia potrebbe subire da questa crisi. Si valuta che, in totale, potrebbero essere 31 i miliardi a rischio, tra i 10 del prossimo decreto e i 21 del pagamento estivo PNRR. In caso di caduta definitiva del governo, i soldi potrebbero essere congelati in attesa dell'arrivo di un nuovo Presidente del Consiglio, chissà per quanti mesi. Infatti, se si dovesse andare al voto, l'intera macchina amministrativa crollerà e le risorse che potrebbero essere incassate a breve termine andrebbero verso un naufragio annunciato. I 31 miliardi, però, non sono altro che risorse che l’Italia avrebbe visto nel breve termine, mentre nei mesi successivi potrebbero andare in fumo gli oltre 200 miliardi previsti dal Next Generaton Eu.

A rendere poi tutto più complicato ci sarebbero anche le operazioni fondamentali da portare presto a termine come la privatizzazione di MPS e Alitalia, la scelta di nuovi organi sociali di Popolare di Bari così come la nascita della società per la Rete Unica Tim­Open Fiber. La caduta del governo italiano si ascrive in un panorama non proprio roseo per la politica internazionale. Con la guerra in Ucraina ormai giunta al giorno numero 140 di conflitto, è infatti in atto una crisi generale della leadership dello schieramento atlantico che sta vivendo un periodo molto complicato. Con Macron destabilizzato dai risultati delle elezioni legislative, Scholz alle prese con la crisi economica in Germania, Johnson sul piede d’addio in Gran Bretagna e Biden sempre più criticato negli States, la situazione non è delle migliori. Le problematiche interne, fin qui, non hanno permesso di mettere sul tavolo un chiaro disegno di pace e l’economia europea (e non solo) ne ha risentito parecchio. Dalla Russia è Vladimir Putin ad assistere compiaciuto alla situazione drammatica degli avversari, e con Draghi fuori dai giochi arriverebbe un altro assist perfetto a Mosca per il proprio piano di conquista in Ucraina. Allarme rosso a Bruxelles dopo le dimissioni del Presidente del Consiglio Draghi che di fatto ufficializzano la crisi nel nostro Paese, uno dei più monitorati, anche in ottica PNRR. Non è certo mistero che l’ex BCE è considerato una figura di assoluta garanzia, probabilmente l’unico in grado di garantire stabilità, credibilità e reputazione. Almeno questo sembrava fino alle 18.45 del 14 luglio quando, nel corso di un CdM lampo, il Premier ha annunciato la volontà di dimettersi.

Le dimissioni di Draghi, se confermate, sono una bruttissima notizia anche per Macron per il rapporto molto stretto tra il premier italiano e il presidente francese non solo per via della firma del Trattato del Quirinale, ma su tutti i dossier, dalla guerra in Ucraina, alla rivendicazione di un’altra politica economica per l’Europa, per combattere l’inflazione e pianificare le spese per la difesa e l’energia.

A cura della redazione

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