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11 anni e poi… (seconda parte) – Divorzio e figli in affidamento

Cari lettori,

continuo il resoconto di quanto capitato alla giovane mamma alla quale è stata tolta la figlia di 5 anni sulla base di accuse prive del benché minimo fondamento.

Trovatasi da un giorno all’altro senza la sua ragione di vita, la giovane donna inizia un vero percorso del combattente.

Vi ricorderete che la bambina, affidata al padre da una sentenza di divorzio, è stata poi parcheggiata da quest’ultimo presso i di lui genitori, rispettivamernti nonni della piccina. Nessun controllo preventivo sulle capacità di accudire e crescere una bambina, svolto, come dovrebbe essere fatto in questi casi, nell’ambito famigliare dei nonni è stato fatto! No niente di tutto questo.

Ma vi è di più: ottenuto un “ampio” (si fa per dire) diritto di visita dalla sentenza, la giovane mamma tenta innumerevoli volte di rivedere la propria figlia. Accampando scuse su scuse i nonni impediscono, in sfregio a quanto deciso dal giudice, il seppur minimo contatto. Nemmeno telefonicamente l’agoniato contatto è possibile. “Guarda, ora è al bagno e non può rispondere” è la frase più gettonata dagli anziani affidatari alla mamma.

E l’avvocato? Beh, nulla, non si muove nè si scompone. Un atteggiamento inammissibile da parte di un uomo di legge. Ancora di più se si considera che in ballo vi è una relazione tra mamma e figlia! Nella mia carriera mi è capitato di dover intervenire in ambito di diritti di visita. Orbene, in questi casi non molli di un millimetro e, se del caso, scomodi mezzo mondo per ottenere delle risposte. Anche a costo di riportare il tutto dinanzi ad un giudice. Se poi, come nel secolo scorso, ti ritrovi sul cammino anche dei funzionari poco formati che ave-vano il potere di decidere del bello e del brutto sulla base di semplici sup-posizioni, come avvocato devi aprire l’artiglieria e non dare loro nessuna tregua.

La mamma, lei, non si scoraggia e con quella forza che solo chi vuole recuperare quello che ha di più caro al mondo possiede, riesce, dopo 11 anni di lotte continue ed estenuanti, a rivedere la figlia che oramai aveva compiuto 16 anni e che, per forza di cose, non era più la bambina di 11 anni prima.

Mi rivolgo a questo punto all’anima delle molte lettrici de L'ECO, anche loro mamme, con delle semplici considerazioni:

11 anni e poi …? 11 primavere, 11 estati, 11 autunni e 11 inverni senza vedere, crescere e poter accudire vostra figlia, 11 anni, forse i più belli, dove della tua creatura ti è mancato tutto, le gioie, i pianti, gli sconforti, 11 anni che ti hanno privato del suo primo giorno di scuola e magari anche del suo primo innamoramento e di tutte quelle confidenze che solo una mamma ed una figlia si fanno.

Undici anni dopo i quali chi ti ritrovi di fronte, quasi non lo riconosci, perché non ha la tua stessa mentalità e le tue sensibilità che gli ultimi 11 anni non ti hanno permesso di trasmetterle. 11 anni che, grazie anche alla barriera costruita dagli anziani affidatari, hanno fatto si che la piccina non conoscesse nessuno all’infuori di due vecchi e del loro malsano entourage familiare. 11 anni durante i quali le autorità, i servizi preposti ed un avvocato, hanno combinato un disastro. Dove sono i riscontri sulle infamanti accuse rivolte alla mamma 11 anni prima? Dove sono i rapporti e le inchieste che hanno fatto luce su queste accuse. Dove sono? Orbene, niente, come se nulla fosse successo. Invece no, qualche cosa è successo, permettetemelo: UN'IGNOMINIA INDEGNA DI UN PAESE COME LA SVIZZERA.

Oggi, la mamma e la figlia si sentono sporadicamente al telefono, quasi come due estranee. Di ricordi in comune, che il più delle volte riescono a cementare delle unioni, non ve ne sono. Tutto questo lo considero molto triste e, anche se non vissuto in prima persona, mi sale dentro una tale rabbia al pensiero che tutto ciò era evitabile. Mi rimane la consolazione, anche perché ci voglio credere, che quanto cambiato negli ultimi anni, che si contraddistingue per una marcata profes-sionalizzazione di alcuni servizi sociali, possa evitare che un giorno vi sia un altro avvocato che vi racconti una storia triste come questa.

Sempre e a prescindere, speranzoso, auguro una buona settimana a tutti i lettori de l’ECO

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