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Claudio Marsili – Il bambino che imparò il tedesco in pochi mesi

Claudio nasce nel 1957 a Floriano di Campli, in provincia di Teramo, ultimo figlio di una famiglia di origini contadine. I fratelli maggiori sono Bernardo, nato nel 1947 dalla prima moglie del padre, morta prematuramente, e Concetta, nata nel 1949. Nel 1959 il padre emigra in Svizzera per lavorare come stagionale, inizialmente nel cantone di Berna e poi a Solothurn. Dopo qualche mese la famiglia prova a seguirlo, ma deve tornare in Italia dopo poche settimane, perché lo statuto dello stagionale non consente ai familiari del lavoratore di restare. Tornati in Abruzzo, la mamma riprende il lavoro a giornata nei campi. Il padre torna a casa per poche settimane l’anno, quando gli scade il contratto di lavoro.

È solo nel 1964 che il papà di Claudio ottiene il permesso di soggiorno annuale, e la famiglia può finalmente ricongiungersi. Claudio ha appena 7 anni quando si trasferiscono, ma ricorda come se fosse ora quel viaggio, avvenuto in un freddo gennaio: il treno superaffollato, le valigie dapper-tutto, la visita medica al posto di frontiera. I bambini erano esentati, e così Claudio passò veloce, accompagnato da un cugino che avevaeffet-tuato i controlli sanitari alcune settimane prima. Il resto della famiglia li raggiunse a Solothurn ore dopo con un altro treno. Nella cittadina svizzera erano presenti tanti migranti provenienti da Campli, tra i quali diversi zii e cugini di Claudio.

Per i giovani Marsili l’impatto col nuovo Paese si rivelò alquanto duro: i fratelli maggiori andarono subito a lavorare, e Claudio, che aveva già frequentato la prima elementare in Italia, fu inserito nella prima elementare svizzera. La scuola era in tedesco, e il bambino non conosceva questa lingua. Tornato a casa, restava solo per lungo tempo, perché il resto della famiglia era andato a lavorare. La prima pagella attestò risultati insufficienti, cosa abbastanza logica per un bambino straniero, ma l’istinto di sopravvivenza, e la ferrea volontà di Claudio, fecero sì che il bambino imparasse il tedesco in pochissimo tempo, e i risultati scolastici migliorarono di mese in mese, di anno in anno, tanto che, pochi anni dopo, Claudio fu ammesso al liceo, cosa rara per un figlio di emigranti. Erano pochissimi gli stranieri in quella scuola: oltre a Claudio vi erano solo due o tre un ragazzi di origini italiane.

Non furono anni facili, per Claudio, quelli dell’adolescenza. Era il periodo delle iniziative Schwarzenbach, quando si cercava di cacciare gli stranieri; la xenofobia, specialmente nei con-fronti degli italiani, la comunità più numerosa, la si respirava quotidianamente. Inoltre al liceo la maggior parte degli studenti era figlia di professionisti, e questo creò in Claudio, dapprincipio, un senso di inadeguatezza, che col tempo il giovane imparò a trasformare in orgoglio per la sua tenacia, e riconoscenza per i sacrifici dei genitori.

Naturalmente non tutti gli svizzeri erano xenofobi, anzi. I migliori amici di Claudio, conosciuti soprattutto a scuola, erano svizzeri. Ottimo era il rapporto con il professore di tedesco che, individuate le grandi potenzialità dell’alunno, lo incoraggiava regolarmente.

Conseguita la maturità nel 1976, Claudio si iscrive all’università di Neuchâtel, dove studia lingue e letterature italiana, francese e inglese. Vive in un ambiente internazionale, condivide l’appartamento con un ragazzo americano, Mike, frequenta la comunità portoghese. Alcune di queste amicizie, come quella con Mike, durano tuttora. Per cercare di non pesare troppo sui genitori, contemporaneamente agli studi Claudio lavora: in fabbrica, nei cantieri, negli alberghi… Nel frattempo il fratello, nel 1978, decide di tornare in Italia, per permettere ai due di frequentare le scuole italiane.

Nel 1981 Claudio lascia l’università e comincia a lavorare, prima come insegnante di italiano e francese nella scuola di Solothurn, e poi trova un lavoro fisso come interprete e traduttore presso la direzione delle ferrovie di Berna.

Anche sul versante privato le cose vanno molto bene: Claudio frequenta Riccarda, una ragazza di origini to-cane nata in Svizzera, che in breve tempo diventa sua moglie; nel 1982 nasce la loro prima figlia, Fabrizia. In quegli anni Claudio si iscrive al Partito Comunista Italiano, nella sezione di Solothurn, e comincia così il suo impegno per la comunità italiana. Lavora assieme ai progressisti svizzeri, come quelli appartenenti ai comitati “Essere solidali (Mitenand) ”con iniziative contro le discriminazioni, con battaglie per i diritti degli immigrati; tra le altre, una battaglia mai vinta, quel-la per l’abolizione dello statuto di stagionale (soppresso solo con l’entrata in vigore dell’accordo sulla libera circolazione tra Svizzera e Unione Europea). Ci si batte, con il partito e altre organizzazioni progressiste come le Colonie libere italiane, per i diritti in loco: non assimilazione ma integrazione.

Nella comunità italiana in Svizzera c’è molto fermento anche dal punto di vista culturale. Con i Circoli Culturali di Realtà Nuova Claudio è attivo anche in questo campo: aiuta a gestire una libreria italiana a Basilea, a organizzare i primi concerti in Svizzera di cantautori quali De Gregori e Venditti.

Nel 1984 Claudio vince un concorso per un posto di lavoro al consolato di Basilea, e così l’impegno per gli italiani si trasforma: oltre che passione politica, diventa un vero e proprio lavoro.

Tante le novità anche dal punto di vista privato, prime fra tutte la nascita di Sara nel 1985 e di Daniele nel 1988. La famiglia si trasferisce a Basilea, ed è proprio in questa città che i bambini frequentano la scuola. Nel 1982 il padre va in pensione, e così i genitori si trasferiscono in Abruzzo, raggiungendo Bernardo e la famiglia.

Il padre muore nel 1992, ma forse il dolore più grande della vita di Claudio è la morte improvvisa del fratello Bernardo, avvenuta nel 2006. Come conseguenza di questo grande dolore, la madre emigra di nuovo in Svizzera, per essere più vicina a Concetta, Claudio e alle loro famiglie. Anche gli ultimi anni hanno messo Claudio a dura prova, non solo con la morte della madre, avvenuta nel 2014, ma anche con seri problemi di salute di alcuni familiari.

Claudio ha sempre suddiviso la sua vita tra famiglia, lavoro e impegno politico e sociale. Ora, lasciato il lavoro, potrà dedicarsi a tempo pieno al suo ruolo di marito, padre e nonno.

 

Di Maurizio Nappa Improta

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