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11 anni e poi… – Divorzio e affidamento dei figli

Cari lettori, vorrei oggi, e nel corso delle prossime settimane, toccare un argomento delicato e intriso di sofferenza per chi ne è stato vittima. Sto parlando di un caso di cui sono venuto a conoscenza tramite un collega avvocato. Il succo è la separazione forzata di una figlia dalla madre e lo scarso impegno e la mancanza di empatia dimostrata dal suo legale.

Siamo nel secolo scorso (anni 70-80 per intenderci). Ad una giovane mamma, in attesa di divorzio, viene sottratta, con la forza e dalla polizia, la figlia di 5 anni. Interventi questi che, se non giustificati da fatti oggettivamente estremamente gravi, non dovrebbero mai avvenire.

Nel secolo scorso, purtroppo, molti servizi sociali che, per salvaguardare il bene primario del bambino, intervenivano in casi di provato disagio famigliare, non prevedevano al loro interno personale specializzato e appositamente formato. Oggigiorno le cose, per fortuna, sono cambiate in meglio e dietro a questi servizi (autorità tutorie, servizi sociali, ecc..), vi sono persone per le quali la legge impone una formazione specifica. Ad esempio, per le recentissime Preture di Protezione nel Canton Ticino sono composte da tre giudici, uno di formazione giurista per le questioni legali, il secondo con specializzazione in ambito psicologico/pedagogico ed il terzo in ambito di lavoro sociale. Insomma, una professionalizzazione di questi giudici che sono chiamati a trattare problematiche il più delle volte delicate ed estremamente personali. Oggi, non c’è più spazio per il dilettantismo esercitato dal semplice funzionario privo della specifica formazione. A completare il quadro e quale ultima istanza cantonale, è stata costituita la Camera di protezione che fa parte del Tribunale di appello.

Contro la giovane mamma, separata dal marito e, come detto sopra, in attesa del divorzio, erano state formulate gravi accuse (non entro nel merito delle medesime). Accuse queste che, oltre ad essere pretestuose, erano pure prive del benché minimo fondamento e, soprattutto, non provate da riscontri oggettivi. Senza che venisse condotta la pur minima inchiesta e senza rispettare il sacrosanto diritto di essere sentiti, la bambina viene letteralmente strappata dalle braccia della madre da agenti di polizia per poi essere affidata (si fa per dire!), al padre. E l’avvocato della madre, si chiederanno molti di voi, cosa ha fatto? Beh, l’avvocato in questione non ha lottato come dovrebbe fare qualsiasi patrocinatore degno di questo nome. In ambito di divorzio, dove vi sono dei figli, un avvocato non può limitarsi a fare lo stretto indispensabile ma deve vivere la causa come se fosse la sua, non lasciare nulla al caso e, soprattutto, fare veramente di tutto per tutelare gli interessi della cliente e dei bambini. Nella fattispecie, poco o niente è stato fatto dal collega (sic..).

La leggerezza, o forse l'incompetenza, delle autorità preposte e del collega incaricato dalla mamma, le carenti disposizioni legali che privavano i diretti interessati delle più elementari garanzie, hanno permesso che i fatti che vi ho descritto accadessero.

Dopo 5 anni durante i quali la giovane mamma ha potuto, peraltro senza problema alcuno, accudire e crescere la propria figlia, le viene improvvisamente sottratta con la forza. È palese che qualcuno aveva raccontato un mucchio di menzogne sul conto della madre, ovviamente non provate da fatti oggettivi. Menzogne queste che, trattate dagli incompetenti dell’epoca, hanno fatto sì che la madre venisse giudicata, vista la sua giovane età, persona inaffidabile. Potrei da quida qui iniziare a scrivere un libro e smentire, parola dopo parola, quanto astutamente inventato e costruito a danno della giovane donna. Da quel momento in poi, per la mamma “suppostamente inaffidabile”, è iniziato un lungo calvario durato ben undici anni durante i quali, da sola, ha lottato contro tutti per poter rivedere la propria figlia. Undici anni di lotte continue ed estenuanti, basate su accuse fantasiose, non hanno comunque restituito allla mamma la sua bambina, quindi, la sua ragione di vita. E... vi è molto di più. Inoltre, le autorità preposte avevano deciso di affidare l’autorità parentale al solo padre (ai tempi funzionava così, oggi, invece, esiste l’autorità parentale congiunta), padre che esercita il suo diritto in un modo tutto suo, ossia affidando a sua volta la bambina ai nonni paterni.

Per oggi mi fermo qui, buona settimana a tutti i lettori de l’ECO.

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