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Informarsi è un piacere!

Gerardo Petta, Presidente Comites Zurigo

Cosa l'ha spinta a candidarsi a presidente del Comites?

Sono attivo nel Comites di Zurigo da 7 anni, prima da consigliere di opposizione e ora da presidente.

Nel dicembre dello scorso anno, nell'occasione delle elezioni per il rinnovo dei Comites, mi sono candidato alla presidenza di questo Comitato, perché pensavo, e tuttora penso, che sia urgente imprimere nuovo impulso alle attività di interesse della collettività italiana qui residente.

Come è forse noto, risiedono qui 230 mila connazionali, si tratta perciò di una delle collettività più numerose al mondo, dopo Buenos Aire e Londra. Al tempo stesso, mi preme aggiungere che non è un compito facile dinamizzare i lavori del Comitato, perché la filosofia del Comites - mi duole dirlo - è di tipo burocratico- amministrativo, mentre gli ambiti di più immediato interesse pratico, fissati del resto dalla legge, tendono a comprimere, almeno fino ad ora, le iniziative di portata più innovativa. Ecco, ci sarebbe bisogno, secondo me, di più audacia immaginativa e quindi, di donne e di uomini più consapevolmente appassionati ai temi di interesse comune.

Cosa ne pensa della scarsa partecipazione al voto da parte dei connazionali? Da cosa dipende secondo lei?

Credo di non esagerare se dico che i Comites sono per lo più degli organismi autoreferenziali, e Zurigo, in questo senso, non fa eccezione. Se mi è consentita una osservazione, che riguarda, io credo, l'attività in generale dei Comites, direi che il dibattitto all'interno dei comitati è dominato, talora con toni persino aspri, dalle questioni anzitutto di bilancio (cosa può fare, per esempio il Comites con le scarse risorse a disposizione? Come organizzare le trasferte? Come visitare le associazioni?). Oltre a ciò, il Comites si pronuncia, come noto, sui finanziamenti della locale stampa italiana, e si pronuncia parimenti sulle scuole italiane così come sugli enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana. Si occupa, più in generale, dei temi di portata socioculturale di interesse della collettività. È utile ricordare che il Comites è sì un organo elettivo e rappresentativo della collettività , ma è anche un organismo ausiliario dell'ufficio consolare. A quanto mi consta, però, esso raramente interviene nelle questioni organizzative dei consolati, questioni che pure rivestono, secondo me, una importanza centrale, finora tropo trascurata. Infine, sotto il profilo politico, vale la pena osservare che i Comites, o almeno quello di Zurigo che io meglio conosco, sono anche una palestra di esercitazioni politiche, sia pure di rango provinciale, ove non sono mancati, e tuttora non mancano, gli aspiranti parlamentari e persino gli aspiranti primi ministri.

Si è poco presenti per altro sui media locali, c'è una certa difficoltà, di conseguenza, ad informare il vasto pubblico dei connazionali. Vi è, cioè, un problema comunicativo, che è anche una conseguenza della mancanza sul posto di professionisti italiani della comunicazione. Per altro, nell'ambito della nostra comunità, sembra mancare, nella mia impressione l'attitudine e, forse anche il gusto della critica ragionata, mentre sui fogli locali imperversa, all'occasione, la polemica di piccolo cabotaggio. Devo però precisare che io, per temperamento, mi distinguo probabilmente per un eccesso di polemica.

Quali sono i problemi attinenti alla comunità che ritiene essere i più urgenti da affrontare?

Il problema principale riguarda la drammatica situazione in cui versa il consolato generale di Zurigo e la costante sottoproduzione di servizi a favore dei cittadini. Sul tema, mi limito ad osservare che le Autorità ministeriali, ma anche talune forze politiche, vengono ripetendo che vi sarebbe carenza di risorse umane e finanziarie, ciò che spiegherebbe gli appelli all'indirizzo del governo per nuovi investimenti nei Consolati. Vi è, certo, in questo racconto, una dose di verità, ma si ha quasi l'impressione però che le competenti autorità seguano nella materia la famosa massima dei gesuiti, secondo cui non bisogna dire bugie, ma non bisogna dire neppure tutta la la verità. In proposito, offre spunti di riflessione proprio la vicenda consolare di Zurigo, ove si registrava negli anni passati un livello di servizi mediamente eccellente. Sul punto, mi tocca purtroppo ripetermi, ma a Zurigo vi fu un console valoroso, il quale nel 2015 rivoluzionò gli assetti organizzativi del Consolato generale, abolendo le code, le liste di attesa, gli arretrati di lavoro, le vessazioni informatiche, liberalizzando, come conseguenza di ciò, l'accesso agli uffici. Questa felice esperienza è stata cancellata il 1 marzo del 2020, con un semplice tratto di penna, col concorso sia dei sindacati che dei dirigenti ministeriali.

Pensa di poter collaborare fattivamente con le autorità consolari nella ricerca di soluzioni ai problemi che sollevano gli italiani nella sua circoscrizione?

A questa domanda credo di aver già risposto. Vorrei cogliere però l'occasione per rivolgere un appello ai tanti connazionali che qui lavorano nei più diversi campi dell'intelligenza, nelle professioni, nelle banche, al Politecnico di Zurigo, perché si decidano a dedicare una parte del loro tempo alle questioni di interesse della collettività italiana. Abbiamo bisogno infatti di energie più qualificate per valorizzare l'immagine e le prospettive di questa comunità.

Quali sono i progetti che il Comites di Zurigo vorrebbe attuare a breve per il rilancio delle attività?

La principale priorità riguarda il ripristino dei precedenti moduli lavorativi nel Consolato Generale di Zurigo e la conseguente liberalizzazione degli accessi agli uffici. Su questi punti, ci piacerebbe intavolare un confronto sia colle autorità consolari, sia anche coi sindacati. Finora, però i nostri approcci in proposito sono stati seccamente respinti.

In secondo luogo, pensiamo che sia importante potenziare i corsi di lingua e cultura italiana a beneficio dei ragazzi, ma anche degli adulti, di origine italiana.

Vorremmo anche stabilire un rapporto più stretto con l'Istituto italiano di cultura con riguardo, per esempio, alla programmazione di eventi culturali e all'invito qui di personalità della cultura e della società italiana (ma anche di personalità svizzere).

Inoltre, attendiamo con ansia la riapertura della Casa d'Italia di Zurigo, un edificio di notevole valore architettonico, oltre che di grande significato storico, che alcuni anni fa l'allora console generale salvò in extremis dalla vendita a sedicenti imprenditori zurighesi, già pronti a trasformarlo in un centro commerciale.

Sui temi per altro di interesse fiscale, previdenziale o pensionistico, molto sentiti ovviamente da una comunità in buona misura anziana, registriamo con piacere le iniziative dei parlamentari qui attivi, sia donne che uomini, a cui volentieri offriremo tutto il nostro sostegno.

CHI SONO

Sono nato a Montoro (AV) da dove, all’età di due anni, mi sono trasferito con la famiglia in Svizzera, a San Gallo, per poi rientrare in Italia all’età di quattordici anni.

Ho conseguito la laurea in lingue e letterature straniere moderne all’Università degli Studi di Salerno e l’abilitazione all’insegnamento.

Successivamente, sono ritornato in Svizzera, a Zurigo, dove ormai vivo da tanti anni, insieme a mia moglie e alle nostre tre figlie.

Oltre a insegnare nei corsi di lingua e cultura italiana, lavoro anche alla biblioteca del Seminario di Romanistica dell’Università di Zurigo.

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