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Meglio tardi che mai!

Un quarto degli adulti residenti in Svizzera non può partecipare alle decisioni politiche perché non possiede il passaporto rossocrociato. Circa 350'000 di queste persone sono stranieri nati in Svizzera e, di loro, approssimativamente 35’000 appartengono alla terza generazione. Si parla di stranieri di terza generazione in riferimento a quelle persone che, nate in Svizzera, si sentono membri a pieno titolo della società e sono integrate nella vita sociale e lavorativa elvetica. Sono cioè a tutti gli effetti gente del luogo, ma senza passaporto rossocrociato il che limita i loro diritti politici. A livello federale e in molti Cantoni e Comuni non hanno il diritto di voto, non possono essere eletti né tantomeno candidarsi per cariche politiche. Secondo l’Ufficio federale della migrazione (UFM), è un potenziale sprecato. Infatti lo stesso Walter Leimgruber, presidente dell’ UFM, è persuaso del fatto che la Svizzera funzionerebbe meglio se anche queste persone partecipassero all’attività pubblica e avessero voce in capitolo sul piano decisionale. In tal modo, oltre a vivere nel Paese, si adopererebbero per esso. Nel 2017 più del 60 per cento dei votanti e due terzi dei Cantoni hanno approvato un articolo costituzionale in virtù del quale gli stranieri appartenenti alla terza generazione possono avvalersi di una procedura agevolata per ottenere la cittadinanza svizzera. Questa possibilità è tuttavia vincolata a un limite d'età: gli interessati devono cioè presentare la domanda di naturalizzazione e la relativa documentazione prima di aver compiuto 25 anni. Fino al 15 febbraio 2023 sono tuttavia in vigore delle disposizioni transitorie, che consentono anche alle persone di più di 25 anni di passare per la procedura agevolata, sempre che al momento di presentare la domanda non abbiano ancora compiuto 40 anni. Leimgruber si augura che saranno in molti a cogliere questa opportunità nell'anno scarso in cui le disposizioni transitorie saranno ancora in vigore. A suo parere, infatti, non c'è ombra di dubbio sul fatto che: «La Svizzera ha bisogno di tutti». Peccato, si peccato che questa considerazione del presidente dell’UFM giunga con qualche decennio di ritardo. Infatti se nella Confederazione, in passato, vi fossero state meno iniziative contro l’inforestierimento e fosse stata invece già introdotta una legge che avesse facilitato la naturalizzazione degli stranieri ed un appello del genere fosse stato fatto già negli anni Ottanta del secolo scorso molte famiglie immigrate ­ soprattutto italiane ­ anche a causa di quel clima antistraniero che si respirava nella Confederazione, non sarebbero rimpatriate ed oggi in Svizzera non avremmo un quarto delle persone adulte senza di[1]ritti politici. Anzi, avremmo avuto sicuramente meno stranieri e moltissimi più eletti nelle Amministrazioni comunali, cantonali ed a livello Confederale con dei cognomi di chiare origine italiane e non solo il Consigliere Federale ed attuale presidente della Confederazione Ignazio Cassis e pochi altri. Ovviamente meglio tardi che mai per cui facciamo nostro l‘appello del presidente dell’UFM e invitiamo tutti gli italiani, che rientrano nei limiti di età indicati dalla legge transitoria summenzionata, a naturalizzarsi entro la scadenza del 15 febbraio 2023!.

 

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