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Intervista a Francesco Lombardo, Presidente COMITES Lugano

Cosa l'ha spinta a candidarsi a presidente del Comites?

Mi sono candidato per cercare di dare il mio contributo ad una lista alla quale mi sentivo idealmente vicino, per cui ho accettato molto volentieri questa sfida. Sono sia svizzero che italiano. Quando i miei genitori sono emigrati, io ero piccolino, avevo pochi mesi. Sono qui da una vita, avevo timore di perdere la mia italianità, alla quale, chiaramente, sono molto legato. Ecco lo stimolo per esserci, per partecipare. Sono di origini calabresi per cui sono molto legato al sud e all'Italia in generale.

Voglio dare il mio contributo, visto e considerato che gli italiani in Svizzera hanno contribuito in modo considerevole allo sviluppo economico, sociale e culturale nel canton Ticino e non solo. Quindi, con entusiasmo, ho dato la mia disponibilità. Con mia grande sorpresa sono risultato primo nella votazione e sono stato votato anche come presidente.

Cosa ne pensa della scarsa partecipazione al voto da parte dei connazionali? Da cosa dipende secondo lei?

Dipende in primo luogo dalla modalità di voto. La procedura è stata molto laboriosa. Insomma, la presentazione di formulari, la pre-iscrizione, il riferimento alle norme, i documenti da presentare… Le seconde e le terze generazioni, che sono più vicine a queste procedure e normative, e quindi partecipano maggiormente, non hanno avuto particolari problemi, mentre per i più maturi questa votazione è sicuramente stata complicata in quanto, questa categoria di persone ha poca dimestichezza con i mezzi informatici. Inoltre, qui in canton Ticino, ci si è forse disaffezionati alla nostra burocrazia legata alle cose istituzionali e amministrative avendo l'esempio della semplicità e della chiarezza delle attività burocratiche svizzere. C'è un po' questa immagine non veritiera che tutte le Istituzioni italiane funzionino male. I nostri connazionali, quindi, si adeguano alle abitudini del Paese dove vivono cercando di trarne profitto per vivere in maniera funzionale. E poi, da non sottovalutare, c'è anche il fatto che non si conoscono le funzioni di nostre organizzazioni istituzionali, quali ad esempio i Comites, al servizio della comunità italiana sul territorio.

Quali sono i problemi attinenti alla comunità che ritiene essere i più urgenti da affrontare?

Negli ultimi anni le cose sono cambiate ed è più che altro importante, secondo me, tenere desto l'interesse e l'amore per il nostro Paese e quindi “fare memoria” anche per non dimenticare tutti gli italiani di prima generazione che hanno contribuito a spianare la strada a tutti coloro che sono arrivati dopo. Adesso è tutta un'altra emigrazione: ci sono i cosiddetti cervelli in fuga, gli imprenditori che vogliono mettersi sul mercato internazionale ricominciando dalla Svizzera...

In Ticino vi sono molte personalità che ricoprono cariche importanti nell'ordinamento svizzero. Penso a Raffaele De Rosa, Consigliere di Stato, di origini italiane e allo stesso Ignazio Cassis che è attualmente Presidente della Confederazione, pure di origini italiane.

La mobilità è un altro fattore importante, ivi compreso il frontalierato. In Ticino, giornalmente, vengono a svolgere il loro lavoro 75.000 italiani. C'è poi la necessità di sfatare certi luoghi comuni veicolando un'immagine più veritiera e propositiva di alcune realtà regionali presenti in Ticino. Gli italiani in canton Ticino, rispetto ad altre realtà, devono confrontarsi anche con lo sguardo di preoccupazione dei ticinesi, in quanto, gli autoctoni, vivono una sorta di crisi d'identità: da una parte si sentono culturalmente italiani, ma dal punto di vista amministrativo-politico appartengono alle decisioni prese oltre Gottardo. Qui parliamo italiano: dobbiamo lottare, in uno con i ticinesi, per ribadire l'importanza della lingua e la sua esistenza all'interno della Confederazione e delle sue Istituzioni. È importante promuovere insieme la cultura e la lingua italiana che è, comunque, lingua nazionale.

Vi sono le associazioni che hanno un ruolo importante sul territorio e che si manifestano regolarmente tramite eventi che caratterizzano la nostra cultura. A loro bisogna dare sostegno.

Pensa di poter collaborare fattivamente con le autorità consolari nella ricerca di soluzioni ai problemi che sollevano gli italiani nella sua circoscrizione?

È chiaro che c'è la massima disponibilità di poter trovare delle alleanze, delle sinergie. Il primo passo, essendosi il Console insediato da poco ed essendo lo stesso Comites nato da poco, è quello di cominciare a conoscersi per poi trovare delle dinamiche che possano essere virtuose nell'interesse prioritario e superiore delle comunità presenti sul territorio. Credo sia molto importante dialogare con le autorità consolari per ottenere servizi sempre migliori per i nostri connazionali.

Negli ultimi due anni la pandemia ha rallentato significativamente tutte le attività legate ai Comites ed alle associazioni. In prospettiva, quali sono i progetti che il Comites di Lugano vorrebbe attuare a breve per il rilancio delle attività?

Si stanno muovendo diverse cose. Chiaramente, essendoci diverse sensibilità tra i Consiglieri, abbiamo deciso di istituire delle commissioni interne. Abbiamo una commissione cultura, una commissione sociale, una commissione associazioni e una commissione imprese e Made in Italy, fortemente voluta dalla vicepresidente, signora Stefania Padoan, lei stessa imprenditrice conosciuta anche fuori dalla Svizzera.

Per "l'emergenza Ucraina" abbiamo organizzato due momenti di spettacolo teatrale rivolto alle famiglie e ai bambini. Gli eventi si sono svolti il 3 e il 13 di aprile ed hanno avuto, fortunatamente, molto successo. Parte del ricavato sarà devoluto alla Fondazione Don Orione che opera sul confine tra Ucraina e Romania, coordinata da Don Valeriano. Per il prossimo autunno vorremmo organizzare un convegno sull'italianità. Inoltre, vi è in programma, una mostra relativa alle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri.

Visto che si è parlato a lungo del fatto che i Comites fossero poco conosciuti, quali potrebbero essere le vie per promuoverli?

Abbiamo alcuni progetti in cantiere. Uno è un progetto ambizioso: un furgone itinerante per percorrere il nostro territorio, allargandoci magari a tutta la Svizzera. Fare interviste ad una decina di personaggi della prima generazione che abbiano storie importanti da raccontare. Incontrare le varie comunità per conoscere meglio i nostri connazionali e per coinvolgerli maggiormente informandoli anche sulla nostra esistenza e sulle nostre funzioni. Vorremmo organizzare e concretizzare il nostro progetto coinvolgendo una figura professionale di rilievo nell'ambito culturale.

Oltre ai progetti di cui ho detto prima, bisogna "marcare presenza" il più possibile in occasione di eventi e commemorazioni che riguardano i connazionali.

C'è poi la questione delle associazioni che vanno supportate e sostenute seguendo quelli che sono i loro bisogni ed essere chiaramente a disposizione per dare una mano. Non da ultimo, è importante stare a fianco delle imprese presenti sul territorio per promuovere le loro attività. In questa ottica sono previste una serie di iniziative per premiare alcuni imprenditori che si sono particolarmente distinti nei vari settori per meriti particolari.

Chi sono:

Sono nato a Mesoraca, in provincia di Crotone e sono arrivato in Svizzera quando avevo meno di un anno. Vivo ad Arbedo con la mia compagna e mia figlia di 24 anni. Pur essendo ancora piccolo, ho vissuto le tensioni politiche e sociali degli anni '70, ad esempio la questione dello statuto di stagionale. Infatti, dopo pochi mesi di permanenza in Svizzera, sono dovuto ritornare in Italia a causa dello statuto stagionale di mio padre: ecco perché è importante fare tesoro della memoria storica. Mi sono laureato a Losanna in scienze sociali e dell'educazione e a Milano ho conseguito un Master in mediazione sistemico-familiare ed un altro Master come docente di sostegno pedagogico al Dipartimento formazione e apprendimento di Locarno. Ho poi conseguito un Master avanzato presso l'Istituto dei diritti del bambino con sede a Sion e Ginevra. In seguito ho lavorato con il DECS (Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport) e per il DSS (Dipartimento della sanità e della socialità). Nel 2008 l'incontro con una figura importante, che è stata il mio mentore, Jean Zermatten (presidente del Comitato ONU per i diritti del bambino). È attraverso questo istituto che ho potuto collaborare sul piano internazionale. Nel 2011 ho creato l'associazione “Franca”

(www.associazionefranca.ch)

in memoria di mia sorella, deceduta nel 2007, per la promozione dei diritti dei bambini. Sono stato per due legislature Consigliere comunale a Bellinzona.

Per tornare al tema dell’emigrazione, abbiamo, come associazione “Franca”, sempre avuto un occhio di speciale riguardo sui bambini e sulle comunità migranti. Abbiamo un progetto in corso che è quello dei minorenni non accompagnati. Il Mondo è da anni in emergenza sicurezza, ma non soltanto ora con la guerra in corso in Ucraina. Pensiamo alla Siria, all’Afghanistan ed ai tanti altri conflitti. Non dimentichiamo quindi anche questi migranti. La migrazione, in generale, è un fenomeno che mi accompagna da sempre.

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